Zootropolis: Quando la razza non conta, la recensione

Zootropolis Walt Disney
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La recensione di Zootropolis il nuovo, antropomorfo, cartone della Disney.

DopoInside Out, capolavoro Disney Pixar poetico tutto giocato sull’elogio della Tristezza attraverso un racconto di formazione ad hoc, sembrava impossibile che in così poco tempo potesse arrivare sul grande schermo un prodotto d’animazione altrettanto eccellente e invece la Walt Disney ha stupito, nuovamente, il suo vastissimo pubblico con Zootropolis. L’ultimo film della casa di produzione e più grande, potente e fantasiosa del mondo prende il titolo dalla città in cui è ambientato ovvero una modernissima metropoli nella quale vive ogni specie animale dalla più grande alla più piccina. Nell’immaginario mondo di Zootropolis gli esseri umani non sono mai esistiti e ogni razza ha imparato a convivere superando le differenze di indole e di razza.>>> Leggi anche: Zootropolis video backstage con Massimo Lopez

Zootropolis: Quando la razza non conta, la recensione
Un buddy movie tra noir e commedia

Protagonisti assoluti di Zootropolis sono Judy Hopps, una coniglietta di campagna con il sogno di diventare poliziotta, e Nick Wilde una volpe furbacchiona e poco rispettosa della legge che suo malgrado si ritroverà ad aiutare Judy a risolvere un complicato caso e a esaudire il suo più grande desiderio. I due comprimari di questa avventura daranno vita a un vero e proprio buddy movie dove commedia e ambientazioni noir si mescolano in un’avventura estremamente dinamica che oltre a intrattenere tocca temi importanti quali il bullismo nei confronti dei più deboli, la discriminazione razziale e l’integrazione, senza tralasciare citazioni a grandi film come Scarface o Il padrino che i più grandi, cinefili e non, apprezzeranno e sulle quali i più piccoli sorrideranno.

Zootropolis: Quando la razza non conta, la recensione
Zootropolis: è la città la vera protagonista

Al di là della trama affatto lineare, piena di twist interessanti e con spunti pedagogici notevoli e della vastità di personaggi tutti egregiamente “disegnati” tenendo sempre conto delle peculiarità della razza animale a cui appartengono, la vera protagonista di Zootropolis è effettivamente la città. Zootropolis è infatti una grossa metropoli divisa in quartieri che riprendono l’ambiente naturale di ciascuna specie: un’ecosistema perfetto che incoraggia all’integrazione e diventa ancor più realistico agli occhi dello spettatore grazie alle tante azioni e citazioni prese in prestito dalla vita quotidiana degli esseri umani. Zootropolis non è una città ma un vero e proprio “universo” utopico nelle caratteristiche e plausibilmente perfetto nella convivenza pacifica di soggetti diversi tra loro.

Zootropolis: Quando la razza non conta, la recensione
Un ritorno alle origini e uno sguardo al futuro

Con Zootropolis la Disney ha guardato al futuro dell’animazione nello studio certosino degli effetti speciali e delle specie animali che racconta ma al contempo è ritornata alle origini riproponendo, a 43 anni da Robin Hood, un cartone i cui protagonisti sono solo e unicamente “bestie” antropomorfe che rispecchiano i vizi e le virtù degli esseri umani. Una nuova perla che rinnova e modernizza il motto, retorico ma mai banale, di Walt Disney “Se puoi sognarlo, puoi farlo”.

Crediti: Walt Diney, Walt Disney