Xavier Dolan con "Mommy" in Italia: è la volta buona?

Xavier Dolan al Festival di Cannes
Ecrit par

Al quarto lungometraggio di successo (in Francia), Xavier Dolan arriva finalmente nei cinema italiani, forte del premio della giuria vinto a Cannes 2014 con "Mommy". E' il momento di raccontarvi chi è questo prodigio della settima arte.

E' finalmente la volta buona, perché il pubblico italiano si accorga di Xavier Dolan? Perché lui, sia chiaro, ci ama tantissimo. I riferimenti alla nostra musica prolificano fin dai suoi primi lavori, e nelle sue storie strappate alle case e alle strade c'è tanto del nostro caro vecchio realismo cinematrografico. Ma chi è Xavier Dolan, candidato ai Melty Future Awards?A 25 anni è già un regista affermato, con 4 lungometraggi alle spalle. Capace, con pochi mezzi, di creare una novità fortissima, e di rappresentare le giovani generazioni. E' uno dei pochi geni in circolazione. E' un artista cresciuto alla vecchia maniera: tanto collegio lontano dai genitori, la scuola abbandonata a 17 anni, una carriera di attore iniziata a 5 anni, dei conflitti interiori così forti e violenti da trovare un'espressione cinematografica spontanea e sorprendente. Sono passati 5 anni da "J'ai tué ma mère" (Ho ucciso mia madre), il film con cui si presentò per la prima volta a Cannes e con cui conquistò la Francia. Si sono succeduti altri film, tra cui "Les Amours Imaginaires" (deludente), "Tom à la ferme" (presentato a Venezia 2013) e il poetico "Lawrence Anyways" (forse il più riuscito, addirittura meglio di "Mommy"). Xavier Dolan non si è fermato un attimo. "Avrei voluto essere il regista più giovane della storia a vincere la Palma d'oro", ammette candidamente. Non c'è riuscito, il primato rimarrà dell'americano Steven Soderberg , vincitore nel 1989 con "Sesso, bugie e videotape".

Il discorso alla sua generazione

"Ma ora questa ambizione ai record mi sembra puerile – continua Dolan - D'altronde, posso ancora essere il primo a poter regalare una Palma d'Oro al cinema canadese". Xavier Dolan, corteggiato dagli Stati Uniti e impegnato da un anno e mezzo nella realizzazione del primo film americano, ha deciso di fermarsi. E di studiare storia dell'arte all'università: "Non vorrei fare studi part time, voglio farlo seriamente. Sento un bisogno fortissimo di formazione culturale". La sua forza, il suo coraggio, provengono da una gioventù fuori dal comune, catapultata nella creazione cinematografica in stile autodidatta. L'assenza di contatto con il mondo accademico degli adulti, presumiamo, è una delle molle che lo ha portato lontano: "Ho l'impressione che la nostra generazione ha coltivato troppo l'umiltà, ha visto le cose troppo in piccolo. Nel cinema del Québec i registi attendono per troppi anni i finanziamenti pubblici anziché arrangiarsi con i mezzi a disposizione. Io ho speso le mie prime paghe da attore per poter montare il mio primo film". Il discorso pronunciato alla consegna del premio a Cannes è toccante quanto quello di Elio Germano nel 2010: "Mi rivolgo alla mia generazione. Ognuno ha i suoi gusti e vi potranno criticare per quello che siete e per quello che fate. Ma aggrappiamoci ai nostri sogni. Insieme possiamo cambiare il mondo e il mondo ha bisogno di essere cambiato. Bisogna emozionare il pubblico, farlo ridere e piangere. La nostra ambizione non ha limiti, a parte quelli che costruiamo noi stessi. Penso che tutto sia possibile per chi sogna, osa, lavora e non molla mai". Lo aveva scritto sull'aereo per la Francia, una settimana prima dell'inizio del Festival. Era davvero convinto di vincere la Palma d'Oro. "Io arrongante? No, semplicemente sono sicuro di me stesso".

Xavier Dolan con "Mommy" in Italia: è la volta buona?

Piaccia o meno, Xavier Dolan è una pop star del cinema, trascina folle intorno a se ed è adulato. A ragione, diremmo, perché nessuno della sua generazione è riuscito a imporsi quanto lui. Se non si è ancora imposto in Italia, è per diverse ragioni. La prima, è che il pubblico italiano non apprezza il melodramma, e ai critici provoca l'orticaria qualsiasi riferimento alla tradizione francese. Tra i suoi registi di riferimento ci sono Godard, Haneke, Truffaut e i fratelli Dardenne, anche loro a Cannes con "Un giorno e una notte" La seconda, più importante, è che il cinema di Dolan è fatto soprattutto di dialoghi, in una lingua dialettale e infarcita di neologismi. L'odiosa abitudine di doppiare i film rende vano qualsiasi sforzo autoriale proveniente dall'estero. La lingua utilizzata si chiama "joual", è l'argot del Quebec, viene dalla strada, dai ragazzacci, e Dolan la arricchisce di parole nuove, improvvisate, che sussurra agli attori durante la recitazione.

Xavier Dolan con "Mommy" in Italia: è la volta buona?

"Mommy" (leggi la trama nei film della settimana), è il compendio della prima fase cinematografica di Xavier Dolan. Ci sono le sue due attrici fetiche, Anne Dorval (Diane, mamma in Mommy come in "J'ai tué ma mère") e Suzanne Clement (protagonista in "Lawrence Anyways"), e colui che, nella recitazione, ha sostituito il regista: l'adolescente Antoine-Olivier Pilon. Ci sono tutta la rabbia di Xavier Dolan, l'impatto emotivo e visivo, la sua filosofia di vita: "Non ho una visione del futuro. Vivo il presente perché sono ipocondriaco e ho paura di morire in ogni momento". Smettetela di dire che è cinema per palati fini, Xavier Dolan non è una star per caso. In Francia ha superato il milione di ingressi in meno di due settimane. Per vedere "Mommy" a Parigi, in una domenica di autunno, bisognava fare la fila un'ora prima della proiezione o accontentarsi di uno strapuntino. Italiani, è ora di dargli una chance.

Nicola Accardo - Twitter @nicola_accardo

Crediti: Michael Buckner, Wire, Mommy