Walter Veltroni e il film su Berlinguer, l'occasione mancata

Enrico Berlinguer (1922-1944)
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Un'occasione mancata: per far conoscere Enrico Berlinguer ai più giovani e spiegare un pezzo di storia di questo paese. E' il giudizio sintetico che si può esprimere sul documentario “Quando c'era Berlinguer” di Walter Veltroni.

Sassari, Teatro Verdi. E' domenica sera e le signore rumoreggiano: non vedono l'ora di riconoscere nel film sul concittadino Enrico Berlinguer luoghi e angoli della propria città. Dal liceo Azuni, i cui allievi attuali ignorano l'identità dell'illustre studente che negli anni 30 collezionava 4 e 5, alle Carceri di San Sebastiano, dove Berlinguer trascorse 100 giorni in seguito alle proteste per il pane del 1944. "Quando c'era Berlinguer", documentario di Walter Veltroni nel trentennale della morte del grande segretario del PCI è una pellicola da guardare in salotto. Si parla sopra il film, si commenta ogni elemento di nostalgia, si va via dal cinema con la conferma di quanto intuito negli anni del liceo: dai funerali di Berlinguer (13 giugno 1984), la sinistra italiana non si è più rialzata, non è mai più riuscita a sognare, e nemmeno ad amare. Quel corteo, che vide la partecipazione di un milione e mezzo di persone, riesce ad emozionare tuttora anche le giovani generazioni. A cui Walter Veltroni avrebbe dovuto raccontare chi era Enrico Berlinguer.

Il trailer di "Quando c'era Berlinguer"

Invece sul grande schermo vanno in onda la retorica della nostalgia, una ricostruzione storica sommaria, con il Presidente Napolitano che nelle interviste finisce per avere più spazio di Bianca Berlinguer, figlia del leader e direttrice del TG3. La persona schiva e discreta, così misteriosa in vita, non viene, probabilmente per scelta dell'autore, svelata in nessun aspetto. La cronaca e il commento alle vicende politiche lasciano poco spazio alla personalità del protagonista, che non viene indagata, e soprattutto a quel rapporto viscerale che Berlinguer riuscì a instaurare coi suoi elettori. Senza volerlo, ma soltanto grazie a un'inedita onestà intellettuale. Il montaggio di Veltroni assomiglia a un puzzle disordinato, che ricostruisce il passato ma non il rapporto tra il passato e il presente. Il film è una collezione di di belle intuizioni, ma nessuna di queste viene sviluppata: come se fosse più urgente utilizzare tutto il materiale televisivo raccolto, senza provare a costruirne del nuovo. Il merito di Walter Veltroni, va ricercato nei tempi in cui, da direttore de “L'Unità”, distribuì la cassetta dei funerali di Berlinguer, a dieci anni di distanza. Rispetto a immagini così forti, il suo documentario non aggiunge nulla.

I funerali di Berlinguer
Crediti: Corriere Fiorentino


2 commenti
  • Che peccato. Pur non dubitando delle buone intenzioni di Veltroni mi sarebbe piaciuto vederlo realizzato da un documentarista "di professione", in Italia ne abbiamo di bravissimi.
  • approvo