Unbroken: La recensione del film di Angelina Jolie

"Unbroken" il film di Angelina Jolie
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Angelina Jolie con "Unbroken" ha tentato di raccontare l'epopea di Louis Zamperini, atleta olimpico sopravvissuto a un incidente aereo e ai campi di prigionia giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Il film esce oggi 29 gennaio.

Diciamocelo, un po’ ci consola: non è che una donna può essere sposata con Brad Pitt, avere una splendida famiglia, essere una brava attrice, una bellissima quarantenne e sapere pure girare un film. Dietro la macchina da presa crolla il mito di Angelina Jolie che con “Unbroken” ci consegna un’opera mediocre in termini di regia e narratività. I presupposti per un’opera cinematografica degna di questo nome c’erano: il film racconta della toccante quanto incredibile storia di Louis Zamperini, figlio di italiani emigrati in America all’inizio del ‘900, promessa del mezzofondo, sostenuto e ammirato dalla sua nazione e da Hitler stesso durante le Olimpiadi di Berlino 1936. Entrato nell’esercito sopravvive insieme ad altri due membri dell’equipaggio ad un incidente aereo e per 47 giorni vive su un canotto di salvataggio nel mezzo del Pacifico. Nonostante questa prima parte del film ricordi molto “Vita di Pi”, per l’ambientazione ma anche per la disperazione alternata alla speranza che evoca, è indubbiamente quella riuscita meglio. Nessun guizzo alla regia, ma la bravura degli attori (Jack O'Connell il protagonista) e gli intermezzi con i flashback fanno il loro lavoro a livello emotivo.

Louis e i compagni vengono poi catturati dalla Marina giapponese e sono spediti in un campo di prigionia. Le torture sopportate dal protagonista, le condizioni di vita estreme, le sofferenze che dovrebbero suscitare trasporto e sdegno risultano troppo calcati, Angelina si è lasciata prendere la mano, trasformando la storia in un calvario alla “The Passion” poco coinvolgente. Peggio della regia solo la colonna sonora, didascalica e didattica, praticamente un compito a casa, firmato Alexandre Desplat che a differenza di quanto fece per "Zero Dark Thirty" (altro film di guerra ma realizzato dalla signora regista Kathryn Bigelow) o "The Grand Budapest Hotel" si è limitato al minimo indispensabile, ingaggiando (inutilmente) i Coldplay.

Sulla carta sembrava insomma uno dei film della stagione, alla sceneggiatura hanno lavorato i fratelli Coen e nonostante gli attori siano semi-sconosciuti alle grandi produzioni, hanno svolto discretamente il loro lavoro. Eppure la Jolie ha perso l’occasione per raccontare il sottobosco della storia nel tentativo di comunicare forse la fede, forse la guerra, forse il personaggio di Zamperini o forse un po’ di tutto questo, non raccontando alla fine nulla di nuovo.

Crediti: youtube, web