Tre Allegri Ragazzi Morti per L’indiece di melty: Dal reggae allo swing, lo stile di chi sa snaturarsi

Tre Allegri Ragazzi Morti & Abbey Town Jazz Orchestra
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L’indiece di melty ha intervistato i Tre Allegri Ragazzi Morti in occasione di “Quando eravamo swing” - il nuovo album frutto della collaborazione con l’Abbey Town Jazz Orchestra - che ospita la versione jazzata dei brani più noti della band.

“Il nostro stile lo abbiamo già snaturato da tempo: viviamo la musica in modo non univoco, chi ci segue conosce il nostro gioco.” Abbiamo intervistato Enrico Molteni – storico bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti – in vista dell’interessante progetto nato dalla collaborazione dei TARM con l’Abbey Town Jazz Orchestra. “Quando eravamo swing”, in uscita il prossimo 26 maggio per La Tempesta Dischi, è frutto dell’incontro tra due realtà musicali completamente differenti: l’ennesima (piacevole) trasformazione di uno dei gruppi cardine della scena musicale indipendente italiana. Morirete dalla voglia di ascoltare ‘Il mondo prima’ o ‘Signorina Primavolta’ in salsa jazz, per non parlare del riarrangiamento di ‘Occhi bassi’, cantata per l’occasione da Maria Antonietta. Come fa un gruppo come i TARM a sentirsi a proprio agio tra stili musicali sempre diversi senza perdere la propria identità? L’indiece di melty presenta… i Tre Allegri Ragazzi Morti!

L’indiece di melty: Com’è avvenuto l’incontro tra i TARM e l’Abbey Town Jazz Orchestra? Sono stati loro ad avvicinarsi a noi. Uno degli obiettivi dell’orchestra è quello di rivisitare in chiave swing alcuni canzoni di genere completamente diverso. Ci hanno proposto quest’idea che ci è piaciuta molto, hanno fatto anche lo stesso con Frankie Hi NRG. È stato davvero bello sentire le nostre canzoni suonate da un’orchestra: quest’estate faremo anche un tour di 10 date in loro compagnia.

Dietro “Quando eravamo swing” c’è la volontà di educare i vostri fan a un tipo di musica diversa? No, non facciamo mai un album per educare le persone: certo magari chi ci ascolta scoprirà una nuova musica, ma il nostro intento non era quello. Soprattutto non usiamo mai il termine “fan”: rimanda a un rapporto unilaterale, mentre noi siamo per l’incontro con le persone. Dopo un concerto con chi si avvicina ci si conosce, si parla: è sempre un rapporto bilaterale, diretto con le persone. Ci piace pensare a persone che ci seguono e apprezzano la nostra musica, non certo a fan.

Tre Allegri Ragazzi Morti & Abbey Town Jazz Orchestra - "Quando eravamo Swing"
Tre Allegri Ragazzi Morti & Abbey Town Jazz Orchestra - "Quando eravamo Swing"

In collaborazione con la pagina di “Sei tutto l’indie di cui ho bisogno” abbiamo scelto una domanda da rivolgervi, nata dalla curiosità di chi vi segue. Lorenzo Granconato vi chiede: Dopo il punk, il dub, il blues e ora il jazz quale sarà la vostra prossima frontiera musicale? Non correte il rischio di snaturare troppo il vostro stile? I lavori che abbiamo fatto di recente ci permettono di sentire come nostre molte frange della musica, ma con il prossimo disco non ragioneremo certo sul genere, anche se in passato l’abbiamo fatto, come il caso del disco reggae. Per quanto riguarda il rischio di poter snaturare il nostro stile ti direi piuttosto che lo abbiamo già snaturato da tempo: viviamo la musica in modo non univoco, chi ci segue conosce il nostro gioco. D’altra parte posso dirti che cambiare genere ha reso più forte il punto di vista della scrittura. Direi quindi che non ci siamo snaturati da un punto di vista più autoriale: le cose che diciamo e le idee in circolo sono sempre molto compatte.

Il vostro ultimo lavoro in studio “Nel giardino dei fantasmi” ci è sembrato uno degli album con il sound più pulito tra quelli pubblicati negli ultimi anni. Come lavorano i TARM in vista di un disco? Una grande merito va sicuramente a Paolo Baldini, produttore del nostro ultimo periodo: c’è stato un buon intervento da parte sua per quel disco, ma in generale credo che la pulizia del suono riguardi in maniera indistinta gli ultimi lavori e non quello in particolare. Comunque le canzoni nascono da un giro di chitarra e voce di Davide, intorno al quale poi costruiamo l’intero pezzo. Ognuno mette in gioco le sue idee: è un processo molto naturale.

Tre Allegri Ragazzi Morti & Abbey Town Jazz Orchestra
Tre Allegri Ragazzi Morti & Abbey Town Jazz Orchestra

Avete aperto il tour negli stadi di Jovanotti nel 2013: uno dei rari episodi in cui le culture “mainsteam” e “indie” si sono toccate. Ci sono in Italia nuovi artisti in grado di colmare il vuoto che esiste tra questi due mondi? Tralasciando i gruppi della vecchia guardia (Subsonica, Afterhours ecc.) credo che oggigiorno ci siano diversi gruppi capaci di colmare questo vuoto. Ad esempio c’è Lo Stato Sociale che ha un fortissimo appeal. In generale credo che in questo momento ci siano tanti musicisti bravi in Italia, uno che mi viene in mente è Di Martino (qui l'intervista per L'indiece di melty). Sono sicuro che un giorno alcuni gruppi piccoli di oggi colmeranno il vuoto che lasceranno le grandi band.

Maria Antonietta parlando della vostra La Tempesta l’ha definita “un collettivo più che un’etichetta”. Voi che pensate al riguardo? Siamo sicuramente un’etichetta particolare: non abbiamo una sede, non abbiamo dipendenti, ma c’è una forte idea alla base, in contrasto con una struttura piccola. In generale siamo sempre stati dei matti: La Tempesta è stata fondata da musicisti, non da persone che volevano suonare e poi alla fine hanno rinunciato, il che ci porta ad essere molto dalla parte dell’artista. Tifiamo per l’arte più che per i soldi, anche se a volte diventa difficile far quadrare i conti.

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Crediti: tre allegri ragazzi morti