Thegiornalisti: L’intervista a Tommaso Paradiso per L’Indiece di melty

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Thegiornalisti: l’intervista a Tommaso Paradiso, cantante della band, per L’ Indiece di melty.it, in occasione dell’uscita del nuovo album ‘Fuoricampo’!

(di Gabriele Naddeo) Le canzoni, così come gli album, si potrebbero classificare in due facili insiemi, molto approssimativi: le canzoni che ci piacciono e quelle che non ci piacciono. All’interno delle canzoni che ci piacciono si potrebbe, sempre in maniera molto sommaria, creare altri due insiemi: le canzoni che ci piacciono da subito e quelle che hanno bisogno di un ascolto attento prima di essere sinceramente apprezzate. ‘Fuoricampo’, ultimo disco pubblicato dai Thegiornalisti, secondo questa “rigorosa” classificazione appartiene senz’altro alla prima categoria: non ricordo bene quando ho ascoltato la prima volta il cd, ricordo solo che lo sto ascoltando quasi ogni giorno. Urgeva un’intervista. Dall’altro capo della cornetta c’è Tommaso Paradiso (cantante della band) che risponde gentile e schietto alle mie domande, anche quando si parla, per l’ennesima volta, di Lucio Dalla ed anni ’80.

L’idea di fare un’intervista ai Thegiornalisti sembra quasi un paradosso lessicale! Come nasce il nome della band? Prima di suonare nei Thegiornalisti venivamo tutti (Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella e Marco Primavera ndr) da esperienze pregresse legate principalmente alla musica inglese. Non guardavamo troppo ai significati dei testi, con la formazione del nuovo gruppo, invece, c’era la voglia di cambiare in questo senso. ‘Thegiornalisti’ perché volevamo iniziare a raccontare qualcosa di molto vicino alla gente, storie iperrealista, iperrealtà. L’aggiunta del ‘The’ nel nome ci era sembrata un’ ottima paraculata per non confondersi con la categoria ed essere più facilmente rintracciabili sul web!

Ascoltando il vostro ultimo album, ‘Fuoricampo’, mi è sembrato di riconoscere come nodo centrale del disco ‘Proteggi questo tuo ragazzo’, che pensi al riguardo? ‘Proteggi questo tuo ragazzo’ è sicuramente una delle canzoni principali dell’ultimo disco, ma soprattutto la più sentita e quella a cui siamo legati di più. Tutto il brano nasce da un’unica frase, quella del ritornello appunto, il resto della canzone poi è nato tutto intorno. E’ una richiesta sincera che, quando scrissi la canzone, rivolsi principalmente alla mia ragazza, ma che ha una portata molto più grande. C’è chi ci vede la figura di un padre o quella di un amico, chi la pronuncia pensando alla propria fede.

Io, comunque, ci ho visto la figura di uomo che cerca aiuto, in bilico tra le fragilità e le tentazioni. Un uomo diviso tra il sesso di ‘Promiscuità’ e la malinconia di ‘Fine dell’estate’…Che poi se ci pensi bene un po’ di malinconia c’è pure in ‘Promiscuità’: come quel sesso che finisce per essere qualcosa di romantico, ma che alla fine scompare nel nulla. “Questioni di sigarette fino alle sette/e poi nulla più”, per intenderci.

Un disco un po’ malinconico, insomma, ma anche un disco dove praticamente tutti i brani potevano potenzialmente essere scelti come singoli. Come avete fatto a scegliere? ‘Promiscuità’ è stato scelto per una ragione ben precisa: l’arrangiamento di questa canzone, e del disco in generale, è molto diverso dai primi due lavori pubblicati ( ‘Vecchio’ e ‘Vol. I’ ndr). Volevamo far capire da subito che era qualcosa di completamente nuovo rispetto ai nostri lavori passati, doveva avere un effetto dirompente. ‘Mare Balotelli’ e ’Fine dell’estate’ , così estivi ed orecchiabili, ci sembravano perfetti per essere lanciati proprio nei mesi più caldi. ‘Fine dell’estate’, comunque, è un altro pezzo centrale del disco, sapevamo da subito che sarebbe uscito come singolo.

A proposito di suoni: il disco suona interamente anni ’80, così come gli stessi anni vengono più volte evocati da diverse immagini presenti nel disco…Rispetto ai due dischi precedenti, più vicini alle sonorità dei Sessanta, questo è il nostro primo disco che guarda a un momento passato, però vissuto in prima persona. Riguardo ai suoni sicuramente sono vicini a quelli degli ’80, ma rivisitati in chiave moderna. Se metti vicino un pezzo nostro ed uno degli Stadio ci sono un mare di differenze.

Anche una certa passione per Dalla appare alquanto evidente…Per me Lucio Dalla è semplicemente il punto di riferimento più alto della musica italiana. Come quando Nanni Moretti cita Pasolini nei suoi film: è un passaggio obbligatorio.

Invece riguardo agli artisti della scena contemporanea? Influenze? I miei riferimenti sono principalmente quelli musicali del passato, che poi sono attualissimi e rimarranno attuali ancora per molto. Per quanto riguarda la musica presente la ascolto, ma senza esserne influenzato. Un gruppo che ho sempre adorato sono i Testaintasca, ai tempi suonavamo nella stessa sala prove.

Li abbiamo intervistati qualche mese fa proprio per L’indiece di melty! Altri artisti che al momento ti colpiscono? Guarda mi è piaciuto molto ‘Glamour’, il secondo album de I Cani, l’ultimo degli Amor Fou, incredibile ‘Wow’ dei Verdena, ha delle sonorità pazzesche… Poi anche ‘Ergo Sum’ di Paletti e Niccolò Carnesi mi sembra davvero molto in gamba!

Come darti torto? Un’ ultima domanda: nel Sanremo che vorrei i Thegiornalisti ci starebbero alla grande. Tu che pensi al riguardo? L’idea di Sanremo potrebbe essere possibilissima, ma allo stesso tempo va presa con le pinze. Una volta chiesi a Dario Brunori perché non era andato a Sanremo e lui mi rispose: “C’è un momento per Sanremo, altrimenti ti bruci”. Che poi è proprio così: è vero che Sanremo lo vedono milioni di persone, ma devi essere consapevole di quello che fai. Potresti non aver scelto un buon momento, potresti risultare poco televisivo, magari il tuo sound su quel palco potrebbe risultare uno schifo. Devi scegliere con cura la possibilità del Festival; se sbagli il momento ti bruci tutta la vita.

Crediti: web , Youtube