The Walk, la recensione dal Festival di Roma: Joseph Gordon-Levitt non basta

Gordon-Levitt in una scena del film
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L'anteprima italiana del film diretto da Robert Zemeckis ha mostrato un film riuscito a metà. "The Walk", con protagonista Joseph Gordon-Levitt, è una pellicola sospesa tra la commedia e l'heist movie.

(di Emanuele Zambon). Un brivido che farà accapponare la vostra pelle. Un respiro profondo e poi un passo, seguito a breve distanza da un altro, decisivo: Philippe Petit, in piedi su un cavo metallico, che regge un bastone per tenersi in equilibrio. Sotto di lui il baratro, oltre 400 metri di altezza scanditi dai 110 piani delle Twin Towers, le Torri Gemelle del World Trade Center, cuore pulsante dell'economia newyorchese. Diciamolo subito, difficilmente al cinema proverete una sensazione simile: vertigini, aumento della sudorazione, attacchi di panico. "The Walk", presentato in anteprima al Festival di Roma 2015 (assieme al drammatico "Freeheld"), regala momenti di autentica follia, che per una volta tanto non sono il frutto del genio visionario di Robert Zemeckis - regista del film - bensì appartengono alla storia, consegnati all'immortalità da un uomo col fegato XXL: il funambolo francese Philippe Petit, colui che nel 1974 pensò bene di far scorrere un filo tra i due grattacieli più alti del mondo (almeno all'epoca) e di camminarci sopra senza nessuna protezione. "The Walk" racconta appunto dei mesi che hanno preceduto la spettacolare e rischiosissima esibizione di Petit, arrestato oltre 500 volte in carriera a causa delle sue gesta da scavezzacollo. Joseph Gordon-Levitt (eccolo sul set di "Snowden") presta il volto al funambolo francese che il 6 agosto del 1974 costrinse mezza Manhattan a stare col naso all'insù e la bocca spalancata in un misto di stupore, ammirazione e terrore.

The Walk, la recensione dal Festival di Roma: Joseph Gordon-Levitt non basta

LA TENSIONE CORRE (SOLO) SUL FILO. La pellicola diretta da Robert Zemeckis costringe lo spettatore ad un cambio di prospettiva: obbligati, gioco forza dal magnetismo del funambolo Petit, a considerare vita ciò che normalmente siamo abituati a pensare come la fine di essa. Il personaggio di Joseph Gordon-Levitt ha bisogno del rischio per sentirsi vivo, deve mettere in pericolo la propria vita per non cedere all'oblio. Ed è così convincente che trascina tutti i personaggi nella sua folle impresa, vittime inermi al servizio dello spericolato francese, il quale tutte le rotelle a posto indubbiamente non ha. "The Walk" (leggi la recensione di "Truth", al Festival di Roma 2015) altro non è che il perseguimento e la realizzazione di un sogno decisamente no-limits, senza interrogarsi troppo sui motivi che spingono l'uomo a fare tutto ciò. Ma forse una spiegazione plausibile non c'è e il fascino di storie del genere - pensiamo anche alla fatale volo in solitaria di Amelia Earhart - risiede proprio nel'alto tasso di demenza dei protagonisti. Al di fuori delle suggestioni, però, "The Walk" delude, incapace di scegliere una strada, se quella della commedia oppure quella dell'heist movie. L'esibizione del funambolo Gordon-Levitt è congegnata come se fosse un colpo ad una banca, ma il film manca completamente del pathos e della verve che contraddistingue il genere, giocando brevemente sulla tensione antecedente la camminata sul filo. Anche i personaggi secondari vengono trattati in via del tutto superficiali, senza alcuna sfumatura degna di nota. Domani sono già belli che dimenticati. Una sorte completamente diversa, invece, per i 20 minuti in cui il protagonista esegue uno dei numeri più spettacolari che la storia ricordi. La camminata di Joseph Gordon-Levitt tra le Torri Gemelle è di quelle che toglie il fiato e genera conati di vomito negli spettatori più sensibili. Peccato che il filo non sia in grado di sorreggere il peso dell'intero film...

Emanuele Zambon (Twitter: ManuBon85)

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Crediti: web , Sony Pictures