Sopravvissuto-The Martian: Matt Damon, l’Ulisse del Pianeta Rosso di Ridley Scott (Recensione)

The Martian Matt Damon
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Esce oggi al cinema The Martian, il nuovo sci-fi di Ridley Scott con Matt Damon. Leggi su melty la recensione.

La prima volta che Ridley Scott ha portato nello spazio gli spettatori era il 1979 e il microcosmo di umanità che la Nostromo ospitava era alle prese con l’ Alien del titolo, col “diverso”, con lo “sconosciuto” di cui liberarsi per sopravvivere. Di anni, da quello che è uno dei capolavori di fantascienza della settima arte, ne sono passati 36 e il cineasta statunitense decide di portare nuovamente il pubblico nello spazio ma stavolta “il nemico” è più preciso, si chiama Marte. L’equipaggio dell ’Ares 3 è sul Pianeta Rosso per portare a termine una missione della Nasa ma una tempesta di sabbia costringe tutti i membri della navicella a lasciare la base per tornare sulla terra, purtroppo però l'astronauta Mark Watney (Matt Damon) rimane separato dalla squadra e viene dato per morto. Rimasto solo e vivo, con poche risorse e senza avere modo di contattare la NASA, Watney dovrà farsi forte della sua conoscenza della botanica grazie alla quale riuscirà a creare una coltivazione di patate, pur sapendo che non vi è alcuna prospettiva realistica per una missione di salvataggio nel breve periodo. (leggi anche: The Martian denunciato per plagio)

Sopravvissuto-The Martian: Matt Damon, l’Ulisse del Pianeta Rosso di Ridley Scott (Recensione)
Salvate il soldato Watney

Ridley Scott da troppo tempo sembra aver dimenticato di essere stato colui che ha reso visibili impensabili futuri distopici come quello dell’indimenticabile Blade Runner e con The Martian fa quello che ora gli riesce meglio, ovvero mette alla mercè di una storia, in questo caso scritta da Andy Weir e sceneggiata da Drew Goddard, la sua regia ormai divenuta anonima e totalmente funzionale ai lungometraggi che firma col suo ancora altisonante nome. In The Martian, come in Exodus, la mano di Scott è impercettibile eppure il racconto di quest’uomo - interpretato da un grandioso Matt Damon - che ricorda nella solitudine Robinson Crusoe, nell’epopea Ulisse, nella capacità di costruire con pochi mezzi l’impossibile McGyver e nella sfortuna Candy Candy, è resa affascinate non tanto dal racconto che presenta troppi colpi di scena, né dalle teorie inopinabili e plausibilissime di Weir ma dall’ambientazione marziana. Il quarto pianeta, la cui resa deve pochissimo al 3D e ancor meno alla computer grafica ma davvero molto al deserto della Giordania, finalmente è presentato per quel che è: senza l’ausilio di esseri immaginari e inesistenti di cui la cinematografia sci-fi ha abusato, Marte diventa in The Martian l’antagonista con il quale dialogare, da conoscere. E se su Marte l’ironia di Witney e le sue invenzioni reggono lunghissimi monologhi a suon di disco music, sulla terra c’è chi si prodiga in quel della Nasa (partner del film) per salvare il “marziano” senza però spingere troppo l’acceleratore sull’onnipotenza dell’agenzia, anzi, sottolineandone i limiti evitando così un fastidioso, e facilissimo, patriottismo. (Leggi anche: The Martian, la top 5 dei film "spaziali").

Sopravvissuto-The Martian: Matt Damon, l’Ulisse del Pianeta Rosso di Ridley Scott (Recensione)
Occhi verso il cielo e piedi per terra

Al di là della delusione per l’assenza di un tocco d’autore da parte di Scott, The Martian ha il grande pregio di raccontare una storia sci-fi dove la parte scientifica, e quindi realistica, prende il sopravvento per una volta su quella fantastica. Se Nolan ha presuntuosamente cercato di raccontare lo spazio immaginando una quinta dimensione, spiegando tutto il suo volo pindarico con “l’amore”, Ridley Scott (grazie principalmente al minuzioso libro di Weir) si affida invece all’inopinabile legge del calcolo matematico. In questo modo si dimostra oggettivamente che nulla è impossibile se affrontato con minuziosa precisione e con una buona dose di umano coraggio. La pellicola ha un buon ritmo dato da un concatenarsi di problemi/colpi di scena a cui segue sempre una sofferta risoluzione e dall’attendibile sequela di causa/effetto della trama. The Martian è un lungometraggio certamente meno audace del suo visionario “fratello” Interstellar (leggi qui la recensione) e molto meno poetico (e retorico) del “cugino” Gravity. Nonostante The Martian dal punto di vista estetico e sperimentare sia di certo meno d’impatto dei due suoi fantascientifici ultimi predecessori, comunque li batte per semplicità nel raccontare, con oggettività e chiarezza, la rassicurante favola che davvero è possibile sopravvivere a tutto, anche su Marte.

Crediti: 20th Century Fox