The Imitation Game e la sessualità: il caso Turing fra Freud e Jung

Turing con Christopher alle spalle
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Il miglior film del norvegese Morten Tyldum, The Imitation Game, racconta la storia, a tratti romanzata, di Alan Turing, il matematico e crittografo britannico considerato il padre dell'informatica. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, Turing si troverà costretto a fronteggiare ben altre minacce oltre a quella nazista: rivediamo le sue vicissitudini alla luce del pensiero degli psicanalisti Freud e Jung.

Otto candidature ai premi Oscar - riuscendo ad aggiudicarsene solo uno, per la sceneggiatura - e un Cumberbatch quasi impeccabile, a riprova di quanto il penultimo di Tyldum possa essere considerato uno dei migliori film degli ultimi anni. The Imitation Game, comparso nelle sale cinematografiche statunitensi il 28 novembre 2014, prende le basi da A Beautiful Mind e La teoria del tutto, ponendo l'attenzione sulla psicologia dei personaggi e in particolare su quella del protagonista, Alan Turing, rappresentato come un uomo geniale e fuori dal comune, costretto a combattere fra i disturbi psichici e comportamentali- sindrome di Asperger e lievi forme di autismo - e la macchina Enigma, usata dai Nazisti per cifrare e decifrare messaggi in codice. Una corsa contro il tempo, contro la quale deve lottare assieme al suo team - fra cui vi è anche una donna, fattore che suscitò scalpore nell'Inghilterra di allora - per decifrare i codici di Enigma e interrompere la guerra che ha lasciato dietro di sé milioni di morti.

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Il team 'Hut 8"

Tuttavia, non sarà la minaccia tedesca a spezzare la vita di Turing, bensì la discriminazione sessuale che dovette subire per via della propria omosessualità, mai nascosta durante i processi. Il film inizia proprio durante l'interrogatorio effettuato dal poliziotto che lo ha arrestato, da cui partirà una serie di flashback attraverso i quali rivivremo i ricordi del Turing dall'adolescenza fino alla conclusione della guerra, avvenuta appena sette anni prima del processo. La vittoria militare e la realizzazione di 'Christopher' - così chiamerà la macchina Turing, in ricordo del suo primo amore adolescenziale - si contrappongono alla dura sconfitta dell'uomo, sottoposto alla castrazione chimica per ridurre la libido e frenare gli impulsi omosessuali. Dopo due anni di terapia, Alan si suicida per via delle atroci sofferenze.

Il caso di Turing rimanda al pensiero dei padri della psicanalisi e della psicologia analitica, S. Freud e C. G. Jung, uno maestro dell'altro, con pensieri a tratti molto diversi, quasi contrapposti. Freud individua in un handicap, un arresto dello sviluppo psico-emotivo in età adolescenziale, l'insorgere dell'omosessualità: la bisessualità innata, su cui si basa il pensiero freudiano in merito, dovrebbe lenirsi durante la crescita; se ciò non avviene, vediamo la crescita delle pulsioni omosessuali a discapito delle eterosessuali. Freud la definisce una "perversione" vera e propria, alla quale non attribuisce una connotazione negativa, anzi, egli stesso afferma che "evidentemente non è un vantaggio, ma non c'è nulla in essa di cui si debba aver vergogna, non è un vizio, né uno svilimento, e non si potrebbe definirla una malattia. Noi la consideriamo come una variazione della funzione sessuale, provocata da un certo arresto dello sviluppo sessuale".

Di diverso pensiero è Jung, secondo il quale vi è un possibile percorso "alternativo" rispetto a quello degli eterosessuali: si presenta una identificazione sessuale inversa, per la quale l'uomo e la donna si identificano con le qualità psicologiche inconsce del sesso opposto, sviluppando l'omosessualità. Anche dal punto di vista junghiano, essa non rappresenta un fattore negativo, bensì addirittura positivo sotto l'aspetto sociale: "La facilitazione morale dell'omosessualità dovrebbe essere vivamente favorita come mezzo anticoncezionale... Credo che disconosciamo i meriti biologici che gli omosessuali acquistano con il loro desiderio di sedurre. In realtà, essi meritano un po' della santità dei monaci".

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Alan Turing durante l'interrogatorio

Da qui possiamo comprendere perché Turing non abbia mai avuto vergogna per il proprio orientamento sessuale, tanto da domandarsi, durante il processo, cosa potesse essere moralmente ed eticamente sbagliato per qualcosa in cui egli "non scorgeva niente di male". Certamente, nella scelta della castrazione chimica al posto del carcere, risiedeva il desiderio di continuare la ricerca scientifica, ricordando il sacrificio che fece Galilei nell'opera di Brecht, quella arresa al dolore per l'ottenimento di un fine più grande. Dirà, infatti, Turing, nella fase conclusiva del film:

"Non sono solo. Non lo sono mai stato. Chistopher è diventato così bravo. Se non continuo la terapia loro me lo portano via."

Crediti: Turing con Christopher alle spalle, Il team 'Hut 8", Alan Turing durante l'interrogatorio