The Hateful Eight: Il prossimo film di Tarantino chiuderà la 'trilogia del razzismo'?

Samuel L. Jackson è il Maggiore Marquis Warren
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"The Hateful Eight", dopo "Django Unchained", mette in luce un Quentin Tarantino politicamente impegnato. La tematica dell'odio razziale alla base di una trilogia western?

(di Emanuele Zambon). L'UNIVERSO IN UNA STANZA. Tenetevelo stretto un regista come Quentin Tarantino, capace di dosare con efficacia contemplazione e azione, polvere (da sparo) e sangue, pallottole e lame affilate. "The Hateful Eight" (leggi la recensione del film) si rifà a cult come "La cosa" di John Carpenter e "La casa" di Sam Raimi, pur mantenendo un imprinting western con venature da giallo. Una pellicola in grado di disgregare la logica del racconto assai meno che in altri titoli dell'autore (la struttura è di gran lunga meno 'esplosa' che in "Pulp Fiction"),polverizzando un genere come il western, imprigionandolo in una stanza e depauperandolo di alcuni clichè che nel corso degli anni sono serviti a definirne i contorni: c'è una diligenza in corsa come nell'"Ombre Rosse" di John Ford, ci sono i pistoleri e i soldati dell'esercito, abbondano i bounty killer come nella migliore tradizione dello spaghetti western (la figura del cacciatore di taglie era invece assente nelle produzioni hollywoodiane perché malvista). Eppure mancano gli inseguimenti a cavallo, l'assalto alle banche di El Paso o Santa Fe, il gioco d'azzardo e molto altro. Questo perché "The Hateful Eight" (scopri gli omaggi di Tarantino a Sergio Leone) è innanzitutto un western di dialoghi ossessivi, un'opera dall'evidente impianto teatrale scritta magistralmente dal regista di "Kill Bill" con l'intento evidente di proseguire sul sentiero tracciato nei precedenti "Bastardi senza Gloria" e "Django Unchained": non più (solo) autoreferenzialità, il nuovo Tarantino guarda alla Storia (quella con la s maiuscola) e all'attualità.

UOMO NERO, INFERNO BIANCO. Dopo aver giocato ai soldatini e inflitto una lezione ai nazisti attraverso il Cinema ("Bastardi Senza Gloria"), Quentin Tarantino (lo abbiamo incontrato a Roma, ecco cosa ci ha raccontato) ha spostato la propria attenzione su tematiche forti - lo erano ieri, lo sono ancor di più oggi - come l'odio razziale e la tolleranza fra persone appartenenti a diverse comunità, proponendo la figura di un ex schiavo (Django) divenuto bounty killer nel Sud degli Stati Uniti pre Guerra di Secessione. Ora in "The Hateful Eight" si rinnova la sgradevole fotografia di una società bigotta incapace di accogliere il 'diverso'. L'uso volutamente ridondante del termine 'nigger' sottolinea l'attualità della pellicola del regista di "Jackie Brown" e anticipa le tensioni sociali registrate negli Stati Uniti nell'ultimo anno e mezzo. Nonostante però un Tarantino sempre più impegnato, nonostante il suo saper al tempo stesso travalicare i confini della post modernità - tramite il ricorso ad artifici come small talking e narrazione per ellissi - pur riciclando schemi e strutture classiche (a cui va aggiunta la colonna sonora firmata da Ennio Morricone), l'Academy sembra ancora una volta non volerlo legittimare come regista autoriale. Le nomination mancate agli Oscar 2016 (su tutte regia e sceneggiatura) denotano che Tarantino è visto ancora con un certo sospetto a Hollywood. Mai come stavolta, però, si sta compiendo un errore madornale.

TRILOGIA I LOVE YOU. Al di là di ogni riconoscimento della critica, da Quentin Tarantino (collaborerà ancora con Ennio Morricone, qui i dettagli) ci si aspetta che realizzi al più presto, come Beethoven, la sua nona sinfonia. Il suo film n. 9 potrebbe palesarsi come un war movie (si parla di un gruppo di soldati di colore in fuga durante la Seconda Guerra Mondiale) oppure concludere la 'trilogia western del razzismo', raccontando da una prospettiva originale le distonie sociali nel selvaggio West. A giudicare dalla risposta del pubblico all'uscita nelle sale di "The Hateful Eight", è chiaro che il cinema del regista di "Pulp Fiction" ha un appeal di ferro. Sarà per via degli antieroi che lo popolano, del riciclaggio accorto di classici del passato, della maestria con cui viene scritto e che ci porta ad apprezzare (anche) discussioni esistenziali sui generis - dal significato della hit "Like a virgin" alla figura del boia - tra icone appiattite e senza morale, ridotte a mera superficie estetica.

Passato e presente western: Sergio Leone e Quentin Tarantino
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Crediti: web , melty.it, Archivio web