The Hateful Eight, 8 omaggi western di Tarantino a Sergio Leone

Samuel L. Jackson vs Clint Eastwood
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Arriva nelle sale "The Hateful Eight", il nuovo western di Quentin Tarantino. Abbiamo raccolto gli omaggi del regista a Sergio Leone e agli spaghetti western in generale.

(di Emanuele Zambon). Un primissimo piano ci mostra un Cristo crocifisso ricoperto dalla neve del Wyoming. Un lungo movimento di macchina seguente - un indolente carrello - si allontana dalla simbolica figura per inquadrare, sullo sfondo, l'arrivo di una diligenza. È la significativa sequenza d'apertura di "The Hateful Eight", il nuovo approccio al western di Quentin Tarantino (lo abbiamo incontrato a Roma, ecco cosa ci ha detto) dopo lo scoppiettante "Django Unchained". Stavolta il cineasta di Knoxville, Tennessee, usa il selvaggio West come mero pretesto per comporre un indovinello di 3 ore sulla falsariga dei gialli alla Agatha Christie, contaminando la pellicola con le atmosfere horror de "La cosa" di John Carpenter. Non può sfuggire però, nemmeno stavolta, l'omaggio di Tarantino agli spaghetti western degli anni '60 e '70 (ma anche i riferimenti a Truffaut e Godard). La citazione, sia essa accennata o spudorata, è una costante della filmografia del regista di "Pulp Fiction", una rima interna che ricorre spesso e volentieri a definire il linguaggio filmico del regista, a sancire in modo indelebile l'ammirazione smisurata (e giustificata, aggiungeremmo noi) per il cinema di Sergio Leone. Proprio il regista di "C'era una volta il West" è una delle 'vittime' preferite di Quentin Tarantino, capace di nutrirsi in modo cannibalesco anche del rosso di Dario Argento, del cinismo di Sergio Corbucci, delle veloci panoramiche da un personaggio all'altro di Godard, dell'utilizzo virtuoso di steadicam e piano sequenza che opera Martin Scorsese, dell'action orientale di John Woo ("Le Iene" è quasi un rifacimento di "A Better Tomorrow").

DOLLARI E COLT. Se nella flmografia di Quentin Tarantino il processo di destrutturazione dei generi e un certo gusto per l'anarchia narrativa - dall'ibrido "Kill Bill" al puzzle movie "Pulp Fiction" - sono fortemente debitori al cinema di Hong Kong, l'attenzione maniacale per i dettagli, l'altissimo livello di scrittura dei suoi film, l'apparente disinteresse per l'azione, la rinuncia all'eroe senza macchia e l'utilizzo straniante della colonna sonora denotano un'assimilazione totale del cinema di Sergio Leone e degli spaghetti western in generale, a partire dalle sequenze iniziali dei suoi film. Prendiamo ad esempio gli incipit di "Bastardi senza Gloria" e "The Hateful Eight" (leggi la recensione del film): tempi dilatati, cadenze solenni, l’utilizzo di campi lunghi e lunghissimi nelle scene in esterni e l'ossessione per i primissimi piani negli interni, i dialoghi serrati e prolissi nei quali la tensione cresce fino a raggiungere un climax insostenibile, preludio all'imminente e inevitabile bagno di sangue. Tutti elementi che rimandano inesorabilmente alla 'trilogia del dollaro', così come fanno le inquadrature degli stivali in "Django Unchained". C'è un'indubbia serialità (e genialità) nella volontà di Tarantino di riciclare e rielaborare dettagli, motivi, figure e luoghi già visti e ammirati nel cinema di Sergio Leone: quando il dottor King Schultz (Christoph Waltz) uccide lo schiavista Calvin Candie (Leonardo DiCaprio), lo fa estraendo una mini-pistola dalla manica, emulando perfettamente il gesto di Lee Van Cleef nel faccia a faccia con Klaus Kinski in "Per Qualche Dollaro in Più"; l'ex schiavo Django (Jamie Foxx) fa saltare in aria il regista di "Jackie Brown" sparando alla sacca piena di dinamite proprio come Henry Fonda nel finale dello scanzonato "Il mio nome è nessuno" (prodotto da Leone); la pipa del villain Hans Landa (ancora Waltz) in "Bastardi senza Gloria" richiama alla memoria quella di Lee Van Cleef in "Per Qualche Dollaro in Più".

TI 'CITO' A DUELLO. Gli esempi continuano: il più eclatante? La rilettura dello stallo alla messicana, declinato da Sergio Leone nell'indimenticabile triello finale de "Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo" (studiato nelle università fotogramma per fotogramma come esempio di montaggio): Tarantino ci regala la riproposizione del confronto fra Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef già nel suo film esordio "Le Iene". Il mexican standoff coinvolge i sicari ancora vivi e il loro boss nel magazzino. In "Bastardi senza Gloria" lo stallo alla messicana avviene nella taverna sotterranea e vi partecipano gli uomini di Aldo Raine (Brad Pitt), un ufficiale della Gestapo e un manipolo di soldati tedeschi in licenza. L'influenza più netta dello spaghetti western su "The Hateful Eight" (quando il trailer è già 'pulp') va ricercata, oltre che nell'affinità estetica con "Il Grande Silenzio" di Corbucci, nella scelta tarantiniana di affidare la colonna sonora al maestro Ennio Morricone, dopo aver saccheggiato alcuni celebri motivi del musicista nelle pellicole precedenti: è il caso (tanto per citarne uno) di "Bastardi senza Gloria", dove la sequenza degli scalpi operati dai cani sciolti del tenente Raine è scandita dalle note de "Il Mercenario", celebre western picaresco con Franco Nero e Jack Palance. Più in generale, il cinema di Tarantino si pone come ponte tra il passato e il presente, ibridando generi e contribuendo alla creazione di miti della cultura di massa, attraverso l'esplicito rimando ad un genere - il western - troppo spesso dato per spacciato: l'arrivo di Shane ne "Il cavaliere della valle solitaria" rivive in quello del colonnello Hans Landa alla fattoria La Padite, il taglio dell'orecchio in "Django" di Sergio Corbucci viene ripreso da Tarantino ne "Le Iene", la violenza amplificata del Giulio Questi di "Se sei vivo spara" permea le sequenze più crude di "Kill Bill" e"Django Unchained", il rapporto tra il 'boia' Kurt Russell e la ricercata Jennifer Jason Leigh in "The Hateful Eight" (ecco le 5 cose da sapere sul film) fa venire in mente i siparietti tra Eli Wallach e Mario Brega ne "Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo". Tarantino, e la sua ultima fatica "The Hateful Eight", hanno tra i molteplici pregi quelli di tramandare alle nuove generazioni frammenti di un cinema passato.

Crediti: youtube, web , melty.it