The Grand Budapest Hotel: La recensione in anteprima dell'ultimo Wes Anderson

Ralph Fiennes in "The Grand Budapest Hotel"
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Ecco la recensione di “The Grand Budapest Hotel”, l'ultimo film di Wes Anderson con Ralph Finnies e Jude Law . Il film è stato presentato al Festival di Berlino 2014 e uscirà in Italia il 10 aprile. Leggi la nostra opinione su melty.it!

“Vorrei vivere in un film di Wes Anderson”, cantano I Cani (qui l'intervista) in una loro canzone, cogliendo il culto che la generazione hipster coltiva nei confronti di un regista ormai diventato “di tendenza”; ma andiamo con ordine: “The Grand Budapest Hotel”, nuovo film del regista statunitense, presentato al Festival di Berlino 2014, è in uscita nei cinema del nostro Paese il 10 aprile. Cosa aspettarsi dunque? Questa sua nuova fatica, è l'ennesimo tassello di una filmografia estremamente riconoscibile, espressione di quell'universo “andersoniano” dall'identità forte e compatta. Gli ingredienti, in “The Gran Budapest Hotel” sono i soliti: personaggi stralunati, citazioni letterarie, traumi e ossessioni ricorrenti, simmetrie compositive, l'eleganza della messa in scena e via discorrendo. Dunque tutto già visto? Forse, ma sono le piccole differenze a fare di “The Grand Budapest Hotel” un film da non perdere. Scopri perché su melty.it!

The Grand Budapest Hotel: La recensione in anteprima dell'ultimo Wes Anderson

Protagonista di “The Grand Budapest Hotel” (guarda la clip) è Monsieur Gustave, il concierge di un prestigioso albergo. Tra i suoi clienti c'è un'anziana signora, Madame D., dagli atteggiamenti disinibiti e con una dichiarata infatuazione per Gustave: quando questa muore, in circostanze misteriose, il concierge eredita un prezioso dipinto. Ovviamente la decisione scontenta il figlio della defunta, Dmitri, il quale cercherà con ogni mezzo di impossessarsi del quadro. Ad aiutarlo, ci sarà il giovane e fedelissimo Zero Moustafa, con cui stringerà una forte amicizia. Dopo i paesaggi sottomarini de “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” e quelli isolani di “Moonrise Kingdom”, in “The Grand Budapest Hotel” Wes Anderson cambia nuovamente contesto e riferimenti. Questa volta tocca alla “Mitteleuropa” degli anni trenta, immersa in un clima politico cruciale per la Storia del novecento europeo: sono Lubitsch e Wilder i modelli, che assieme alla loro commedia sofisticata vengono evocati di continuo. Guarda le foto di Edward Norton, Ralph Fiennes e Owen Wilson in “The Grand Budapest Hotel” su melty.it!

The Grand Budapest Hotel: La recensione in anteprima dell'ultimo Wes Anderson - photo
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Altro pregio di “The Grand Budapest Hotel” è l'efficacia del racconto: nei 100 minuti del film, non c'è tempo per annoiarsi, il ritmo è sostenuto e rivela insospettabili abilità narrative di Wes Anderson. Allo spettatore non è concesso un attimo di tregua e viene trascinato in una vicenda colma di colpi di scena, sequenze d'azione, inseguimenti e intrecci mistery. Per fortuna non mancano le digressioni narrative, i divertenti siparietti, fini a se stessi, ma che rappresentano il “soffio vitale” dello stile di Wes Anderson: dunque c'è anche il tempo per ridere, grazie a trovate surreali e tempi comici calcolati con grande precisione. Il cast si dimostra indispensabile per il buon esito: Ralph Fiennes, Jude Law,Léa Seydoux, già vista ne "La vita di Adele" e l'esordiente Tony Revolori, affiancano i collaboratori storici del regista (Bill Murray, Adrien Brody e Owen Wilson), dando nuova verve al suo cinema. Guarda il trailer di “The Grand Budapest Hotel” su melty.it!

The Grand Budapest Hotel: La recensione in anteprima dell'ultimo Wes Anderson

Se in apertura si preannunciavano cambiamenti, piccole differenze che rendono "The Grand Budapest Hotel" unico, quella più sostanziale riguarda la famiglia. L'istituzione paradigmatica del cinema di Wes Anderson e di tutto il cinema americano “indie” del nuovo millennio è - a sorpresa - la grande assente del film. A rievocarla è proprio la sua mancanza, o meglio la necessità di un “nucleo” insita nel cuore dei protagonisti, e che si esprime nel tentativo di rimpiazzarla con qualcos'altro. Per Zero, orfano, immigrato, figlio perduto, questo "altro" è Gustave, figura paterna da rispettare e imitare. Per Gustave invece la sua grande famiglia diventa l'Hotel, non più solo un edificio da gestire, quanto il sistema affettivo di riferimento, fatto di gerarchie, componenti e incomprensioni. E per Wes Anderson? Cosa è diventata la famiglia nel corso di quasi vent'anni di carriera? Sarebbe facile ipotizzare il set, come nucleo a cui affidare la propria vita, ma ci piace pensare anche Anderson come un concierge, incaricato del difficile compito di far funzionare il film. Il suo merito in "The Grand Budapest Hotel" è quello di esserci riuscito, incastrando alla perfezione ogni elemento e orchestrando la “baracca” con l'attenzione per il dettaglio, senza smarrire la visione d'insieme. A noi spettatori non resta che accomodarci nella "Hall" e sentirci come suoi clienti privilegiati, coccolati dal lusso e dall'esperienza del Nostro. Il prossimo anno, soggiorneremo volentieri "in un film di Wes Anderson", perché sappiamo già cosa ci aspetta e perché lui tenterà di sorprenderci, una volta di più. Guarda la clip di “The Grand Budapest Hotel” su melty.it!

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Crediti: Archivio web