The Cyborgs per L’indiece di melty: Veniamo dal futuro per non far morire il blues

The Cyborgs - "Extreme Boogie"
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I The Cyborgs dicono di venire dal futuro con un compito preciso: rinnovare un genere che rischia di essere dimenticato, il blues. Perché poi il duo si nasconde dietro due caschi da saldatore? L’indiece di melty presenta…The Cyborgs!

I The Cyborgs hanno pubblicato lo scorso 1 maggio il terzo album targato INRI Records: “Extreme Boogie”, ovvero la sfida di un gruppo che vuole salvare il mondo a suon di “electro boogie”, come il duo ama definire il proprio stile musicale. Dicono di venire dal futuro per recuperare le radici del blues classico e rinnovarle: l’identità di Cyborg 0 e Cyborg 1 è tutta nascosta dietro un casco da saldatore e il codice binario che usano per comunicare quando sono fuori dal palco, ma la loro missione è ben definita. Il blues non deve morire, qualcuno deve pur togliere quella patina di vecchio che lo caratterizza da ormai troppo tempo e quel qualcuno, adesso, sono i The Cyborg. L’indiece di melty ha intervistato Cyborg 1, per capire cosa si nasconde dietro uno dei gruppi più interessanti del momento. Le risposte sono poi state inviate via web e tradotte dal codice binario in lingua comprensibile.

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The Cyborgs - "Extreme Boogie"
The Cyborgs - "Extreme Boogie"

L'indiece di melty: Quando e perché è nata l’idea di Cyborg 0 e Cyborg 1? I The Cyborgs nascono dall’incontro di due grandi appassionati di blues: appunto Cyborg 0 e Cyborg 1. 0 e 1 come tutte le più grandi contrapposizioni, come il bianco e il nero, il bene e il male: siamo uno l’opposto dell’altro, ma ognuno ha bisogno dell’altro. I due numeri sono anche un evidente riferimento al codice binario. Crediamo che con l’invenzione del codice binario ha avuto ufficialmente inizio l’era tecnologica, che probabilmente porterà l’uomo verso l’autodistruzione. I The Cyborgs, in ogni caso, vengono dal futuro con una missione ben precisa: recuperare il blues, una musica che si è perduta e ha bisogno di rinnovarsi.

Qual è la vostra formula per salvare il blues? Più che salvare, direi recuperare. La formula esiste già ed è stata già utilizzata dal blues per rinnovarsi in passato: l’unico modo è cercare di portare avanti il genere, non farlo stagnare, togliere la patina di vecchio, come fece ad esempio Muddy Waters. Oggi musicisti come lui sono ritenuti dei classici, ma in realtà in passato sono stati degli innovatori. Ecco spiegato il nostro compito: noi The Cyborgs veniamo dal futuro per recuperare il passato e portarlo nel presente. La chiave di questa svolta è tutta nel passato: per rinnovare si deve prima sapersi guardare indietro.

Perché poi avete scelto di mascherarvi? Non temete il confronto con i Daft Punk? pesso non si valuta il fatto che non c’è stata una vera e propria scelta di mascherarsi. Noi interpretiamo quello che siamo attraverso uno strumento di lavoro: la nostra non è una maschera, ma un casco da saldatore. Questo innanzitutto per sottolineare un concetto importante: vogliamo far rivalutare il musicista come lavoratore a tutti gli effetti. Naturalmente il casco è utile anche per celare la nostra vera identità. Da 5 anni noi Cyborgs siamo privi di identità: vogliamo dare un’idea di indefinito, di inespressivo e asettico. Che poi voler nascondere la propria identità non ti fa sparire del tutto, ma genera un’altra identità. Per noi, in ogni caso, era importante nascondere la vera identità, in modo da preservare la nostra vita privata.

Cantante in inglese e avete suonato anche all’estero: cosa cambia rispetto all’Italia? Il progetto sta piacendo molto in generale. In Italia è più seguito perché è il nostro territorio di base; in Estero siamo agli inizi, ma ad esempio in Gran Bretagna siamo già stati diverse volte. Nel nostro Paese c’è buon cibo, un buon clima ecc. ecc., ma la musica non sembra così importante: mancano spazi, fondi, chi investe in questo settore. All’estero è esattamente il contrario.

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Crediti: the cyborgs