Tavecchio Presidente FIGC: Perché il calcio si spacca in due

Carlo Tavecchio, nuovo presidente della FIGC
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L'elezione di Carlo Tavecchio a nuovo presidente della FIGC ha appena aperto una pagina inedita per la storia del nostro calcio. Il pallone italiano è spaccato in due e nubi nere si aprono all'orizzone. Scopri perché su melty.it.

I Mondiali 2014 finiti con il fallimento italiano, le dimissioni di Prandelli, poi quelle del presidente federale Abete. Le occasioni per cambiare c'erano ed erano tante e parecchio ghiotte. Era il momento di ripartire da zero, abbattere i muri che hanno circondato la Federcalcio negli ultimi anni e riformare tutto partendo dalla base. Buttare giù i vecchi poteri e rimettere insieme quanto è stato distrutto in questi anni scriteriati. Serviva una bella lezione e i dirigenti avevano finalmente la possibilità di farsi valere. Come se non bastasse, se la situazione non era sembrata tanto chiara ci aveva pensato lo stesso Tavecchio a descriversi nel migliore dei modi con le dichiarazioni sulle banane e Paul Pogba. Eppure ci siamo ricascati, ancora una volta. Cambiare tutto per far si che non cambi assolutamente niente, questa la filosofia dell'elezione di Carlo Tavecchio. Ma gli scenari che si aprono ora sul nostro calcio appaiono quanto mai cupi e carichi di sventura.

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Per la prima volta in FIGC è mancata l'unità di intenti. Si è arrivati allo scontro anche verbale tra i due schieramenti e il fronte Tavecchio, pur se ampio nei numeri, ha avuto oppositori fieri, risoluti e da non sottovalutare. Non parliamo solo del presidente Agnelli e della Juventus, o della Roma, che già rappresentano una buona fetta del nostro calcio, ma di tutte le associazioni collaterali come quella arbitri e quella calciatori. Nessuno di loro voleva avere a capo l'ex presidente della Lega Pro tanto spalleggiato da Claudio Lotito. Il fronte della Serie A si è assottigliato con il passare delle ore, ma è comunque importante e potrebbe seriamente mettere in difficoltà il governo Tavecchio. Il motivo e molto semplice e non fa riferimento ai numeri, grazie ai quali la governabilità è sostanzialmente assicurata, ma ad un malcontento crescente da parte delle associazioni tecniche, di alcuni club importanti e della maggior parte della gente.

Si era chiesto un cambiamento e alla fine è arrivata una banale riconferma. Hanno vinto i poteri forti di Lotito, Galliani, De Laurentis e compagnia bella, ma ha perso il calcio italiano. Ancora per tanti anni si riproporranno le stesse problematiche e le solite manfrine. Questa volta, se vogliamo, sarà anche peggio, non per la figura di Tavecchio, di per sé impresentabile sin dal principio, ma per un'intero mondo del pallone che non lo ha mai voluto e che ha fortemente osteggiato questa candidatura. Parliamo di chi in campo ci va tutti i giorni, calciatori e arbitri, dell'opinione pubblica nella sua quasi totale interezza, del CONI, della FIFA e dell'UEFA. Un fronte ben più largo di quanto si possa immaginare e che distruggerà, definitivamente, la credibilità di un movimento che è lo specchio di un Paese intero: vecchio, decadente e in declino totale. É vero, il calcio è solo uno sport, ma dovrebbe essere bello e divertente e invece viene sempre più stritolato da chi lo ha avuto in pugno negli ultimi anni e ha deciso di tenerlo nelle sue mani ancora per tanto tempo. Più o meno finché non ne rimarrà più nulla.

Manuel Lai

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