Tavecchio, Lotito, Galliani: Il gattopardo del calcio italiano

Carlo Tavecchio
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Carlo Tavecchio è il nuovo presidente della Figc. Un 71enne trascinato dalla volata di Lotito e Galliani, presidenti di Lazio e Milan. Ecco il perché di una scelta sbagliata che rischia di affossare il calcio italiano.

Se il buongiorno di vede dal mattino, sarà una notte lunga e travagliata quella che aspetta Carlo Tavecchio alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il 71enne neo presidente, in carica negli ultimi 15 anni nella Lega Nazionale Dilettanti, è stato eletto solo al terzo scrutinio con la maggioranza semplice del 63,63%. Per il calcio italiano è una delle spaccature più importanti della sua storia. Diciamola tutta: Tavecchio, alla vigilia alle prese con la gaffe su Opti Poba, è stato eletto perché gli hanno costruito attorno una maggioranza in quasi tutte le componenti più importanti del calcio italico. Il neo presidente della Figc si è portato dietro tutta la sua ex Lega, la Lnd, la maggioranza della B e della Lega Pro. A puntellarlo infine è stato il blocco in serie A formato da club come la Lazio di Lotito, il Milan di Galliani, il Napoli di De Laurentiis e altri 10 club. Dall'altra parte a supportare l'altro candidato, il 43enne Demetrio Albertini, c'erano la Juventus di Agnelli, la Roma di Pallotta, il Torino di Cairo, la Fiorentina dei Della Valle e qualche club sparso per tutte le altre leghe, oltre all'associazione calciatori, gli allenatori e all'ultimo momento di tutti gli arbitri.

Ma fuori dalla Lega c'è stata una spaccatura. A volere Albertini c'era la Rcs e Sky, mentre a voler un presidente amico c'era Mediaset. La partita di Galliani su questo fronte è stata vinta alla grande. Il controllo sulla tv è il grande business su cui i presidenti non vogliono arretrare di un centimetro. Ma a prevalere secondo chi scrive non è stato questo o quel soggetto: a prevalere soprattutto è stato l'istinto gattopardesco di chi vuole cambiare presidente affinché nulla cambi. Quale cambiamento può portare un uomo la cui imbarazzante candidatura è stata puntellata da Lotito e Galliani? Tavecchio sarà la testa di legno messa lì per rispondere ad altri uomini e interessi. Nel fascismo si sostituivano i direttori scomodi con i giornalisti amici, che di fatto facevano da passacarte per l'ufficio della propaganda del Duce. Il paragone, seppur con tutti i distinguo storici, non è affatto lontano. La debolezza di Tavecchio e del come la sua candidatura sia stata portata avanti potrebbe rivelarsi la pietra tombale per il calcio italiano. Solo un presidente forte e giovane poteva portare avanti un disegno di lungo periodo. L'istinto di conservazione di una sistema di calcio novecentesco ha vinto su un modello innovativo che avrebbe svuotato di potere i club nell'immediato ma che, come successo in Germania, avrebbe arricchito i club col passare del tempo e avrebbe giovato al ricambio generazionale della nazionale. Si trattava di cedere potere per aumentarlo in futuro, grazie a una valorizzazione del nostro vero patrimonio: le giovanili.

Nel calcio attuale ci sono due correnti di pensiero: chi fa affari comprando e vendendo giocatori per la stagione in corso, chi fa affari puntando su giocatori affermati ma anche su giovani e settore giovanile per almeno il lustro successivo. Da questo punto di vista Juventus e Roma hanno dimostrato di essere molto avanti rispetto a tutti gli altri club. Tavecchio incarna il primo modello. Essere smentiti sarebbe bellissimo, ma siamo alquanto dubbiosi. Da oggi il presidente Tavecchio dovrà sbrigare le prime impellenze. Su tutte la nomina del commissario tecnico della nazionale, da scegliere nelle prossime ore. Lui vorrebbe affidare tutto ad Antonio Conte. Da quanto è trapelato se l'ex tecnico bianconero dovesse rifiutare l'offerta il neo presidente non ha un piano B. Speriamo solo che la più importante federazione sportiva italiana e tra le più importanti al mondo non viva alla giornata. In questo Paese troppe generazioni hanno pagato sulla propria pelle l'egoismo dei padri. Chiedere di ragionare sulle generazioni future per un 71enne come Tavecchio è l'auspicio più grande.

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