Sziget 2015 – Le pillole del giorno dopo/3: La “formula Alt-J”

Gli Alt-J live al Sziget 2015
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Dopo che melty vi ha raccontato del Sziget 2015 attraverso gli strani abitanti dell’isola di Obuda e le sue mille attività, non resta che concentrarsi sulla musica. Conoscete già la cosiddetta “formula Alt-J”?

Dopo avervi raccontato degli strani abitanti dell’isola di Obuda e delle attività più disparate a cui è possibile partecipare tra un concerto e l’altro, il nuovo appuntamento de “Le pillole del giorno dopo” è tutto dedicato allo spettacolo di punta del terzo giorno di Sziget 2015. Per restare in tema di essenzialità, il live degli Alt-J lo si potrebbe riassumere tranquillamente con due dei motti più famosi dell’architetto Mies van der Rohe: “less is more” (meno è di più) e “God is in the details” (Dio è nei dettagli). Se la band inglese si sia davvero ispirata alle due frasi sopracitate non lo sapremo mai, ma il loro show farebbe senz’altro la felicità del designer tedesco. Schierati sul palco lungo la stessa linea, gli Alt-J si concedono il minor numero possibile di movimenti: se trovassero il modo di poter suonare restando perfettamente immobili, magari lo farebbero. A vederli così statici sul palco verrebbe voglia di proiettare sui maxi-schermi del Main Stage il video in cui Modugno apre improvvisamente le braccia per il ritornello di ‘Nel blu dipinto di blu’, eppure l’effetto che deriva da questa loro scelta riesce a catturare il pubblico nello stesso modo in cui c’era riuscita Florence Welch il giorno prima, schizzando da una parte all’altra del palco (qui il reportage di Florence+The Machine live al Sziget 2015).

>>>Gioca su L'indiece di melty con il racconto a bivi dedicato al Sziget 2015!

Lo spazio, la luce e il silenzio hanno un valore fondamentale per la band: i fasci luminosi sono pochi ma giusti, e ben supportati dai visual psichedelici sullo sfondo. I movimenti contenuti, si sposano poi alla perfezione con il caratteristico cantato degli Alt-J, che cerca in più di un occasione di dare una certa rilevanza anche all'assenza di suono. Uno dei masterpiece, ‘Matilda’, se lo giocano quasi subito, così come rinunciano volentieri al classico teatrino di uscire e rientrare dal palco, a fine concerto. Via tutti i barocchismi e i formalismi, è la qualità che viene a galla, lo spessore di un gruppo che vuole semplicemente mostrarsi per quello che vale, rinunciando ai più tipici atteggiamenti da rockstar.

È ‘Breezeblocks’ il brano più emozionante del concerto, giusto sul finale, e non è affatto un caso: lo show ha una parabola attentamente studiata; l’effetto climax in chiusura è ben riuscito, così che qui anche i quattro inglesi si lasciano andare a qualche movimento scomposto, mentre il pubblico è in visibilio già da un pezzo. Volendo fotografare lo spirito degli Alt-J – il cui nome fa riferimento alla combinazione di tasti utilizzata per ottenere la lettera greca delta – viene da chiudere il report dopo aver raccontato solo lo stretto indispensabile. Si potrebbe, addirittura, riassumere ironicamente tutto l’articolo in una formula breve e concisa, senza per questo dover perdere di vista il cuore del discorso. Eccola: “Δ = (<=>)”, dove delta sta naturalmente per Alt-J e i segni tra parentesi per “less is more”, così come riportato in più di un manifesto di design minimalista. Che sia nata o no la “formula Alt-J”, è importante tenere a mente una cosa: il concerto è senz’altro emozionante, l’equazione funziona a dovere.

Crediti: Coralie Bizien, meltyprod