Striscia spoilera Masterchef: Perché lo ha fatto?

Masterchef spoilerato da Striscia
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Striscia la notizia ha rivelato con due giorni d’anticipo il (presunto) vincitore di Masterchef. Chef seccati, pubblico in rivolta, telespettatori inviperiti, Sky e Magnolia furiose. Ma perché lo ha fatto?

Gli spoiler che fioccano sulle trasmissioni televisive (prima Mara Venier con Playa Desnuda, ora Striscia la notizia con Masterchef) (ri)svelano l’Italia dei chiacchieroni. Striscia la notizia conosce i segreti della frittura cruenta del telespettatore: vuole colpire e sa bene come farlo. Ma il microcosmo sacro dei fornelli “violentati” da Antonio Ricci non è altro che uno specchio di un Paese che twitta e non si muove. Tra i sacri recinti della modernità, si ha a che fare con oggetti intoccabili come, per la generazione dei voyeur seriali, può essere un finale. Gli spoileratori selvaggi sono puniti con la morte social(e): durante le ultime puntate di serie come Lost o Breaking Bad, i potenziali "spifferatori" ante tempo sono stati esiliati dai gruppi di discussione e minacciati quasi di morte. No, un finale non si svela. Ma Ricci ha voluto farlo. Perché? Perché ha voluto causare una detonazione premeditata. Perché è andato a colpire qualcuno che non lo avrebbe perdonato.

Striscia spoilera Masterchef: Perché lo ha fatto?

La generazione di Masterchef-addicted è la stessa delle serie TV americane, del web, dei video virali, di Instagram, dei tag in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Un target che ontologicamente non può perdonare il gesto di Striscia. Ed è proprio per questo che Striscia ha deciso di farlo. “Striscia l’ha fatto per fare audience” è il commento più medio tra le frasi medie sulla televisione. Striscia nuota nel mare degli ascolti stellari, non è una trasmissione sfigata chiusa in una nicchia da spaccare a colpi di rivelazioni shock, non è nel guscio degli show decadenti e poco guardati. E’ militante satira di destra, che al popolo italiano piace. No, Antonio Ricci non l’ha fatto per fare audience. Perché Striscia è come la domenica, come la torta di mele, una cosa la cui esistenza è tanto familiare quanto data per scontata. Striscia non ha bisogno di aumentare gli ascolti. Lo spoiler premeditato (annunciato in anticipo con sapiente cattiveria da un tweet) non è altro che l’ennesimo sorpasso delle colonne d’Ercole da parte di una televisione satolla che forse, arrivata al punto in cui non sa più di cosa parlare, si getta nel vortice del caos intertestuale e rimastica se stessa per rimanere nel circuito dei rimandi (ogni cosa rimanda ad altro, i nomi ad altri nomi, i programmi TV ad altri programmi TV, il web a tutto). Il modus operandi ricciano non è altro che far affiorare la guerra delle reti televisive da latente a manifesta; in sostanza, passare dalle armi da fuoco al nucleare.

Striscia spoilera Masterchef: Perché lo ha fatto?

Che cosa porta il sangue di Masterchef nelle tasche di Striscia? Clamore, soldi, fama? No, Ricci cerca il divertimento perverso. Striscia getta via la maschera, salta fuori dalla trincea e mostra la sua cattiveria sincera davanti a tutti, scivolando consapevolmente nel brodo degli insulti (e dei clic forsennati sul “video del servizio di Max Laudadio”). È stato un gioco, un esperimento? Una prova, uno scherzo, una beffa? O più che altro un’incursione della TV-patchwork ed autoreferenziale (fatta su altri segmenti di TV) nel sacro tempio della sfera pubblica 2.0: le cucine televisive. La reazione dispiaciuta di Carlo Cracco e quella seccata di Bruno Barbieri su Twitter non sono altro che un frammento della società emergente e renziana “going-to” , quella che si ferma alle intenzioni ma non riesce a passare alle azioni, quella dei tweet e dei commenti ma non dei dati di fatto. Quella a cui i finali sono più cari degli svolgimenti. Perché scoprire il finale di Masterchef fa tanto male? Perché i racconti sono l’ultima cosa “vera” che rimane e svelare il finale è contaminarla. Perché i cantastorie, dopo millenni, sono gli unici che tengono in vita i sogni dell’umanità. Perché l’uomo ha bisogno di raccontarsi e sentirsi raccontare per illudersi che la vita abbia un senso.

Crediti: archivio web, mediaset.it, Sky Uno