Steven Van Zandt: L’incontro con il chitarrista di Springsteen e star de “I Soprano”

La masterclass di Steven Van Zandt a colloquio con Marco Spagnoli al Roma Fiction Fest
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La masterclass al Roma Fiction Fest con il leggendario chitarrista di Bruce Springsteen e star de "I Soprano" Steven Van Zandt su melty.

(a cura di Thomas Cardinali) - Steven Van Zandt è una vera rock star dello spettacolo mondiale: l’ex leggendario chitarrista di Bruce Springsteen è anche un grande attore, come dimostra la sua partecipazione al fianco dell’immenso James Gandolfini per “I Soprano”. Van Zandt è stato nominato dal festival come il presidente della giuria del Roma Fiction Fest 2015 in concorso. Nella giornata dell’ 11 novembre al Cinema Adriano è stato presentato il primo episodio della terza stagione Lilyhammer. Un vero show quello dell’attore durante la masterclass diretta da Marco Spagnoli per parlare della serie Netflix : “È un progetto molto strano, non ci sarà più nulla del genere in vita mia. Un marito e una coppia mentre ero in Norvegia mi diede una sceneggiatura per me su un gangster, non volevo rifarlo dopo 10 anni ma alla fine i sono detto che era interessante”.

Una caratteristica nuova e fondamentale dello show è il bilinguismo: “Si, all’inizio ho deciso subito di scrivere la sceneggiatura e produrla. Ho deciso di non fare una farsa prendendo in giro il genere, ho deciso di avere un insieme di momenti drammatici e seri. Abbiamo deciso che il personaggio dovesse capire il norvegese ma non riuscire a parlarlo. È emersa inizialmente una differenza culturale di cui mi sono dovuto occupare”. Poi una battuta divertente sulle condizioni climatiche in cui si è trovato a dover girare: “Abbiamo passato 5-6 mesi l’anno in Norvegia per girare. Siamo andati nel pieno dell’inverno per avere tanta neve e ci voleva altrimenti giravo ad Atlanta. Loro la neve la conoscono e la capiscono, la lasciano accumulare”. I rapporti di Steven Van Zandt con il governo norvegese sono ottimi: “È stato molto divertente, ho parlato con le autorità e la polizia per capire come fanno ad avere così poca criminalità. Volevo capire quali fossero i reati, il mio personaggio ha portato un’ondata di criminalità. I norvegesi seguono le regole, sono una cultura modello e pensano allo stesso modo. Ho incontrato anche il primo ministro e ho cercato di portare incentivi cinematografici in Norvegia, girano tutto in Svezia e Islanda ed è assurdo”.

La masterclass di Steven Van Zandt a colloquio con Marco Spagnoli al Roma Fiction Fest
La masterclass di Steven Van Zandt a colloquio con Marco Spagnoli al Roma Fiction Fest

È impossibile incontrare Steven Van Zandt e non parlare dei Soprano: “È stata la più grande scuola televisiva quella con James Gandolfini ne “I Soprano”. All’inizio non lo sai che stai contribuendo ad un momento storico ed è il tempo che mette tutto in prospettiva. Alla fine abbiamo capito di fare qualcosa di nuovo: la HBO ha dato un nuovo mondo di abbonati adulti e ora abbiamo otto canali ed è stato fatto nel momento giusto. Ora l’industria cinematografica è rivolta ai giovani, mentre i film per adulti vengono fatti per vincere l’Oscar e basta”. L’artista ha indicato i tre motivi del successo intramontabile di questa serie: “HBO ha offerto un’alternativa con un genio come Davis Chase, avrebbe voluto usare tutto il suo sapere e non gli importava nulla. Ha dato l’idea di un protagonista grigio, ne buono ne cattivo ed imperfetto. Non è l’eroe a cui siamo abituati. Il terzo è stato la partecipazione di James Gandolfini come protagonista. Questi tre fattori hanno cambiato la storia della tv e ogni singolo programma è riconducibile all’esperienza de “I Soprano”. Ora è il momento di Netflix, un nuovo momento dell’era d’oro della televisione”.

Crediti: Thomas Cardinali, melty.it