Sassari, Reggio Emilia, Milano e Venezia: Basket, pagellone semifinali!

Sassari ha fatto il colpaccio contro Milano
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Dinamo Sassari-Pallacanestro Reggiana sarà la finale scudetto a sorpresa. Ma quali sono stati i protagonisti, positivi e negativi, delle semifinali playoff di basket 2015? Scoprilo con il nostro pagellone!

Su Alessandro Gentile abbiamo già detto tutto, anche che le sue lacrime dopo gara 7 di semifinale tra Sassari e Milano sono come un detergente sul blasone del nostro basket, e i lettori ci perdoneranno se lo escludiamo da questo pagellone. Certo non è stato facile mandare qualcuno dietro la lavagna, dopo due semifinali finite alla bella e vinte da chi partiva con il pronostico a sfavore, ma a noi piace dare i voti e ci proviamo. Non ci sono piaciuti, ad esempio, l'atteggiamento di Daniel Hackett e la gestione di Charlie Recalcati, così come quella fallimentare di Luca Banchi. I protagonisti di queste splendide partite, in cui il cuore ha superato le statistiche, meritano soprattutto encomi, e ci auguriamo che il pubblico che seguirà le dirette tv della finale su Raisport continui a crescere. Buona lettura!

VOTO 10 E LODE a Max Menetti e Meo Sacchetti

Senza voler togliere alcun merito ai giocatori, in cima a questa graduatoria non possono che esserci i timonieri delle squadre che hanno rovesciato pronostici già scritti guadagnandosi una meritatissima finale. Due allenatori diversi, con filosofie diverse (a cominciare dalla predilezione per i giocatori italiani ed europei di Menetti) ma contraddistinti dall'umiltà e dalla capacità di ottenere il massimo, a volte persino l'impossibile dai loro organici. Il tecnico reggiano è riuscito a tenere aperta e vincere una serie pazza e pregiudicata dai numerosi e pesanti infortuni (Diener, Mussini, Cervi e Lavrinovic su tutti), mentre il gigante di Altamura ha rimesso in piedi una serie che sembrava essere sfuggita di mano compiendo il miracolo di gara 7 al supplementare. La legge dello sport vuole che solo uno possa portare nella propria città un trofeo impensato (lo sarebbe in special modo per la Grissin Bon), ma entrambi hanno già riscritto la storia del proprio club.

Sassari, Reggio Emilia, Milano e Venezia: Basket, pagellone semifinali!
VOTO 10 ad Andrea Cinciarini

Tra tutti i giocatori che hanno disputato le semifinali, nessuno (se non lo sconfitto Alessandro Gentile) ha lasciato un'impronta tangibile quanto quella del Cincia. È stato lui a tenere a galla la Grissin Bon in molti momenti di difficoltà, è stato lui a ispirare i compagni con i suoi assist (già superati i record di Gianmarco Pozzecco nei playoff) ed è stato lui, infine, a rendersi protagonista di alcune delle giocate decisive in gara 7. Contro la Reyer ha chiuso a 12,7 punti, 4,4 rimbalzi e 6,3 assist di media in oltre 33 minuti a partita, una “maratona” personale suggellata dal memorabile successo al Taliercio. Più di Drake Diener, persino più di Rimas Kaukenas, è Cinciarini il condottiero, determinato ma umile, di questa Reggiana. Un giocatore atipico, spesso considerato inadatto agli altissimi livelli durante la sua carriera, che ora vuole prendersi la rivincita fino in fondo. David Logan e soci sono avvertiti.

Sassari, Reggio Emilia, Milano e Venezia: Basket, pagellone semifinali!
VOTO 9 a Shane Lawal

Sanders è sparito, poi è ricomparso, poi è sparito di nuovo. Logan lo stesso. Dyson, ancora peggio. Sosa ha pensato bene di farsi cacciare e poi reintegrare. Shane Lawal invece è l'unico – insieme a Jeff Brooks il cui apporto si fa più discreto – tra le stelle di Sassari, ad aver dato il massimo per tutta la stagione, facendo sempre la differenza, mostrando il ghigno al pubblico di Sassari ogni volta che c'era da risvegliarlo. Il pivot nigeriano ha deciso gara 7 tirando giù 21 rimbalzi, di cui 10 offensivi, eguagliando il record per una semifinale playoff che restava intoccabile dal 1977. Il tutto condito da 5 schiacciate nella gara decisiva e cifre da capogiro nelle semifinali: 135 di valutazione (19,28 di media, seconda solo a quella di Samardo Samuels), 64 rimbalzi, 15 stoppate e 12,4 punti di media a partita. Peccato per quella provocazione al pubblico milanese che gli è costata la squalifica per le prime due partite della finale. Ne risentirà soprattutto lo spettacolo.

VOTO 8,5 Rimas Kaukenas

Che fosse un campione lo si sapeva già dai tempi di Siena (se non prima), che fosse nelle condizioni fisiche di un 25enne ce lo aveva già detto la stagione regolare; ma che potesse essere uno dei pochi reduci del decimato roster reggiano e trascinare la truppa di Max Menetti all'incredibile traguardo della finale, non era facile da prevedere. Con Mussini ancora troppo giovane e fisicamente fragile, e un Amedeo Della Valle ancora troppo discontinuo per poter essere un affidabile go-to-guy, nei playoff e anche in semifinale è stato in molti frangenti Kaukenas l'uomo di riferimento biancorosso. Spesso ha fatto la differenza con i suoi canestri, ma quando non ci è riuscito ci ha messo anche la difesa, l'esperienza o più semplicemente il sudore, come quello versato in gara 7 senza perdere nemmeno un pallone nei 34 minuti sul parquet, o quello versato in gara 6 per regalare ai suoi la bella con 22 punti. È lui, assieme al sopraccitato Cinciarini, il motivo per cui in finale non si potrà scommettere a cuor leggero contro la Reggiana.

VOTO 8 a Samardo Samuels

Il voto sarebbe stato superiore a quello conferito a Shane Lawal se Milano avesse vinto quel maledetto tempo supplementare. Invece Samuels dovrà guardare le finali da semplice spettatore, e non è da escludere che voglia cambiare area (e arrotondare lo stipendio) dopo l'ennesima delusione. Samardo si è confermato uno dei migliori pivot d'Europa, ma ha bisogno di un cambio all'altezza (come Gani Lawal nella stagione scorsa) per essere decisivo. Sulle sue spalle, e su quelle di Alessandro Gentile, si sono appese le sorti del gioco di Milano, e i due sono stati gli unici a superare i 100 punti realizzati nella serie: 142 Gentile, 122 Samuels. Non una buona statistica se si guarda al collettivo, proprio quello che Sassari è riuscito a creare con l'addio del top scorer Drake Diener. Samuels chiude 7 partite magnifiche con 67 rimbalzi (3 più di Lawal), 55,3% al tiro, 49 falli subiti (record della serie) e 17,4 punti di media. Anche la valutazione è la migliore delle semifinali: 156.

VOTO 7 a Edgar Sosa

Per capire le ragioni del successo di Sassari (anche sul piano del gioco), basta questo dato: il sesto uomo dei sardi Edgar Sosa ha fatto meglio del terzo marcatore milanese, Marshon Brooks. Poco prima dei playoff era stato sospeso dal team per motivi disciplinari, ora si sta rivelando il giocatore chiave per aprire lo scrigno del sogno. Chiude la serie con 78 punti e 0,52 di media punti al minuto, terza sola a quella dei giganti Samuels e Gentile. Potrebbe migliorare le percentuali (42,9% da 3 e 26,7% da 2), ma nessuno come lui è in grado di sbloccare l'attacco di Sassari nei momenti di black-out. Nel conto delle triple realizzate (8), hanno fatto meglio soltanto David Logan (per lui riserviamo il pagellone dopo la finale) e Joe Ragland (9). Quelle di Sosa arrivano sempre quando l'attacco si è inceppato. Altri dati: giocando 50 minuti in meno di Dyson, Sosa è secondo soltanto all'ex play di Brindisi per falli subiti (26 vs 42) e assist (18 vs 21).

Sassari, Reggio Emilia, Milano e Venezia: Basket, pagellone semifinali!
VOTO 5,5 a Charlie Recalcati

Ingeneroso dare un'insufficienza all'allenatore che ha portato una squadra reduce da anni di buchi nell'acqua al secondo posto in stagione regolare e a gara 7 di semifinale. Tuttavia, guardandola con una prospettiva meno ampia, appaiono giustificate le perplessità di molti circa alcune scelte dell'ex CT. La macchina veneziana aveva funzionato bene (pur se non perfettamente) per tutto l'anno, ma per i playoff si è voluto forse strafare (si veda l'inserimento di Pietro Aradori, imposto probabilmente dalla società più che dallo staff tecnico) e si è finito per rompere qualche equilibrio. Dopo l'eliminazione sfiorata contro Cantù è arrivata quella in semifinale contro Reggio Emilia, paradossalmente ancor più bruciante perché avvenuta con il traumatico epilogo di gara 7, tra le mura amiche, contro una squadra in emergenza e con l'allettante prospettiva di una finale da giocare con il vantaggio del campo. Proprio sul più bello le cose non hanno funzionato, le rotazioni sono diventate confusionarie e a tratti è sembrato di rivedere l'ultima Nazionale della sua gestione, con poche idee in attacco e l'iniziativa nelle mani dei singoli. Un peccato anche perché il gruppo è piuttosto “stagionato”, il che potrebbe indurre la dirigenza lagunare all'ennesima rivoluzione. A cominciare, forse, dal coach stesso, di cui si è parlato per Cantù (ora a Fabio Corbani) e addirittura per Milano.

VOTO 5 a Jerome Dyson

Se c'è un giocatore che è mancato a Sassari contro Milano, quello è Jerome Dyson, ed è logico aspettarsi da lui un ruolo da protagonista nella serie finale contro Reggio Emilia. Per un motivo molto semplice: la difesa degli emiliani gli lascerà maggiori spazi per le penetrazioni e, Lavrinovic permettendo, non ci sarà uno spauracchio grande quanto Samuels a dirgli di no davanti a canestro. Tra la Dinamo e la Raggiana assisteremo a una sfida più agile e veloce, e ci stropicceremo gli occhi davanti ai dribbling di Dyson a campo aperto. A parte il grande contributo dato alla voce assist (21) e falli subiti (42) – meglio di lui rispettivamente Gentile (22) e Samuels (49) – il play di Sassari ha tirato male, con 19/62 da 2 (30.6%) e 8/32 da 3 (30,6%). La valutazione totale è 75: meglio di lui anche Jeff Brooks (82) e Rakim Sanders (91).

VOTO 4 a Daniel Hackett

Dispiace dover commentare ancora una volta in negativo le “gesta” di uno dei giocatori più talentuosi e rappresentativi del nostro basket, ma la serie di semifinale ha parlato chiaro: non solo Hackett è un giocatore di dubbia utilità per l'EA7, che senza di lui pare a tratti funzionare meglio anche grazie a gerarchie più chiare (incentrate sostanzialmente su Gentile e Samuels), ma soprattutto ha dimostrato di non essere ancora un professionista vero, ricascando negli eccessi di nervosismo e protagonismo che, dentro e fuori dal campo, hanno già creato numerosi grattacapi a lui e agli staff tecnico-dirigenziale addetti a prendersene cura. La potenza è nulla senza il controllo, diceva uno slogan, e DH dovrebbe stamparselo bene in mente. Per il bene dei colori che difende ma soprattutto per il proprio futuro professionale, se vuole evitare di diventare un reietto tanto nel nostro campionato quanto in Nazionale.

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VOTO 3 a Luca Banchi e all'Olimpia Milano

Il voto più basso di questo pagellone non poteva che andare al volto più esposto della più grande delusione degli ultimi lustri nel basket italiano. Una squadra costruita per fare “tripletta” in Italia (Supercoppa, Coppa Italia e scudetto) chiude senza uno straccio di trofeo, beffata puntualmente da quella Dinamo Sassari verso la quale nutriva un – giustificato – senso di superiorità, ma che ora si avvia potenzialmente a celebrare una sua tripletta degna di un film. Ci sono annate in cui tutto va storto, è vero, ma il fallimento è il meritatissimo risultato della (non) pallacanestro giocata dall'EA7: tutti questi mesi per produrre molli pick&roll finalizzati solo a preparare l'isolamento del Gentile di turno, una difesa sensibilmente meno arcigna di quella della stagione passata e – come se non bastasse – gambe e mani tremanti (almeno per buona parte dell'organico) quando la palla scottava? Uno qualunque dei tifosi paganti del Forum non avrebbe potuto fare molto peggio. Ora a scottare è la panchina del tecnico toscano, ma le sue colpe vanno certamente condivise con la (non) dirigenza dell'Olimpia, brava a fare proclami ma meno brava ad operare sul mercato e a gestire staff e squadra in una stagione in cui lo scudetto era più che alla portata. E ora via all'ennesima rivoluzione, sperando che Giorgio Armani non si stanchi di spendere e spandere per riempire le tasche di chi forse non se lo merita.

di Nicola Accardo e Andrea Rizzi

Crediti: Legabasket, Savino Paolella - SportBestPhoto, Raisport, Savino Paolella