Sanremo 2015: Ascolti prima serata, l'audience premia Carlo Conti

Sanremo 2015 - Boom di ascolti
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Gli ascolti premiano questa edizione di Sanremo targata Conti. L’Italia di Mattarella promuove la kermesse dei buoni sentimenti, dell’eterno ritorno e della tradizione.

La prima serata del Festival di Sanremo 2015, abitualmente cruciale in termini di audience, totalizza 11,7 milioni di ascolti (1 milione in più dell’anno scorso di Fazio) con il 49,34% di share. La prima parte (fino alle 23.56) ha realizzato 13,2 milioni, la seconda parte scende fisiologicamente a 6,48 milioni. Dati stellari, un boom che sembra premiare il Festival polemica-free e le acque sicure di Carlo Conti ("Il picco di share è stato del 58%, durante la reprise di "Felicità" di Albano e Romina" dichiara Giancarlo Leone) Il carrozzone è sempre incandescente, l’orchestra è intensa ma l’impressione generale è che sia un Festival col freno a mano tirato dove l'aura mediocritas incombe minacciosa su tutti come una spada di Damocle. È il Festival che si guarda indietro, come Orfeo, ma in questo caso il voltarsi a guardare ciò che c'è alle spalle non è la causa della disfatta ma la chiave del successo. Aspirate le tracce radical chic e di filosofia contemporanea che Fabio Fazio aveva impresso al suo show “della sinistra sfavillante”, Sanremo 2015 rimane un Festival nazionalpopolare e “familiare”, che sembra un lunghissimo promo della nuova uscita di Famiglia Cristiana (fa molto “Mezzogiorno in famiglia” la famiglia Anania, la più numerosa d’Italia). Si dice spesso che Sanremo è tutto tranne musica; tra i Big in gara brilla qualcuno, qualcun altro meno (mentre su Twitter si scatenano la ferocia del sarcasmo e le solite accuse di plagio (come per il povero Nek).

Sanremo 2015: Ascolti prima serata, l'audience premia Carlo Conti

Vince il romanzo familiare, quindi, e la conduzione chirurgica e sintetica di Carlo Conti, rispetto ai virtuosismi di stile e i voli pindarici di Fabio Fazio. Citare i predecessori per il conduttore che ne raccoglie “l’Eredità” è anche una dichiarazione di poetica: non ci sarà niente di trasgressivo, solo un omaggio morigerato alla canzone italiana. Ecco perché Conti si guarda indietro, ecco perché tornano un Grignani con i "Sogni infranti" da Destinazione Paradiso a destinazione Sanremo e un Nek grigio ma carico dopo 18 anni lontano da quel palco. Tornano Albano e Romina, ingessati e fantasmi di sé stessi, anacronistici su quel palco adesso con la loro “Felicità” persa e non più ritrovata. Tornano le vincitrici, Emma e Arisa, dai look datati, in vesti di vallette. Tornano i cantanti scomparsi negli ultimi mesi, da Mango a Pino Daniele, con un omaggio doveroso. Torna (dall’Africa) il medico sopravvissuto all’Ebola: un (buon) esempio di vita. Torna Tiziano Ferro, un simbolo del pop di inizio 2000, accolto da un’ovazione assoluta. Torna Michael Bublé, fine e posato. Tutto abbastanza tranquillo, tranne le gaffe di Siani (massacrato su Twitter) che, poco accortamente, si mette a scherzare con un bambino sovrappeso nel pubblico. “Comicità d’avanguardia” cinguetta Selvaggia Lucarelli, ma non potrebbe essere altrimenti in uno show dove un guizzo non solo extra-politically correct ma anche sconcertantemente fuori luogo stride con l’impronta “A Sanremo siamo tutti più buoni”. Restiamo in attesa delle prossime serate.

Crediti: Rai, Soundsblog