Rugby, 6 Nazioni: Perché l'Italia deve uscire dal torneo

Martin Castrogiovanni
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A poche ore dall'ennesima sconfitta pesante, ci si interroga sulla permanenza degli Azzurri al Sei Nazioni. Vi diamo cinque motivi per pensare che, per Parisse e compagni, è arrivato il momento di uscire dal torneo.

Il Sei Nazioni 2015 si è chiuso con la vittoria del'Irlanda e, tra le giuste celebrazioni, incalzano i pensieri sulla composizione effettiva del torneo 2016: l' Italia rischia, vista sempre di più come ospite di poco conto nell'Olimpo del Rugby, puntuale nel ruolo annunciato di ultima della classe. Dopo il tracollo di Inghilterra-Italia, fu la stampa inglese a mettere la pulce nell'orecchio - "Per quanto tempo vedremo ancora l'Italia al Sei Nazioni? " titolò il Times -, mentre l'ultimo disastro contro ilGalles (qui l'analisi e gli highlights) datato 21 marzo ha fatto aprire gli occhi agli stessi appassionati e addetti ai lavori italiani. Vale la pena continuare a partecipare al torneo del Sei Nazioni? Vi diamo cinque buoni motivi per i quali l'Italia farebbe meglio a non partecipare alla prossima edizione.

1. Nessun Progresso. In sedici anni di partecipazioni al Sei Nazioni, non abbiamo avuto miglioramenti. Siamo entrati da potenziale squadra rivelazione per diventare una squadra materasso. Tutto questo in aggiunta al fatto che non ci sono mai state le condizioni per un degno ricambio di buoni giocatori come Dominguez, Troncon, Parisse e i fratelli Bergamasco. Negli anni, le statistiche sono impietose, con 10 "Cucchiai di Legno" - il "disonore" che va a chi chiude un edizione del Torneo con zero vittorie - in 16 edizioni e un 2015 che ha segnato ulteriori record negativi. Nell'ultima edizione, il 29-0 di Francia-Italia è stata la prima sconfitta a 0 punti della storia, e il 20-61 del 21 marzo contro il Galles è stato il più ampio scarto subito in una partita casalinga in tutte e sedici le partecipazioni. Non si sa ancora se il Ct Brunel rimarrà al suo posto: in ogni caso, cambierà poco.

Rugby, 6 Nazioni: Perché l'Italia deve uscire dal torneo

2. Reputazione internazionale infima. Dall'Inghilterra, il Times ha parlato chiaro: "È inutile che si continuino a sostenere trasferte onerose e a rischiare infortuni di giocatori chiave per giocare contro una formazione che non ha reali possibilità di vittoria del match, né tantomeno del torneo". Viste le ultime prestazioni è difficile dargli torto, anche se c'è qualcuno che sostiene la partecipazione dell'Italia: "Non ci si può negare ogni due anni una gita nella città più bella del mondo, tra Piazza Navona e il Colosseo – si legge sul Telegraph –, così come non ci si può negare di assistere dal vivo alle prodezze di Sergio Parisse". Il messaggio è chiaro: il nostro capitano piace ma la nostra squadra no e poche vittorie sporadiche contro la Scozia - come nel 2015 , la Francia - come nel 2013 - o il Galles, non aiutano e non aiuteranno l'ottenimento del rispetto internazionale.

3. Nessuna tradizione rugbistica. L'Italia non ha mai avuto una tradizione consolidata del Rugby e le righe del campo da calcio evidenziate in verde scuro durante i match allo Stadio Olimpico ne sono l'emblema. E' un'altra cosa l'atmosfera di luoghi sacri del rugby come Twickenham e la sola idea di mettersi sullo stesso piano delle nazioni che vivono di questo sport - Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles - è imbarazzante: un po' come se la nazionale indonesiana di calcio si ostinasse a giocare un torneo contro Italia, Spagna e Inghilterra. Un altro sintomo di questo scadente movimento italiano è il semplice fatto che la maggioranza dei giocatori della sua nazionale milita nei campionati francesi e inglesi.

4. Vivai fallimentari. Il problema dei vivai arriva fino alla rosa della Nazionale: se l'Italia è costretta a servirsi di giocatori non italiani - negli anni Sole, Geldenhuys, Gower, McLean, Wosavai, Haimona hanno vestito la maglia azzurra - o di origine straniera - Orquera e Castrogiovanni su tutti - un motivo c'è. Alcune nazionali italiane di discreto livello di sono viste nelle edizioni passate, ma serve un vivaio capace di dare loro una continuità: finché non c'è la garanzia di un riciclo serio, ha poco senso insistere nel partecipare a un torneo che non si può vincere. Le sconfitte pesanti non invogliano la diffusione del rugby tra i più giovani: non sono d'aiuto neanche le interviste interessate e gli spazi televisivi ottenuti per un mese e mezzo l'anno.

5. Perché proprio il Sei Nazioni? Assieme al Tre Nazioni - conteso tra Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica - , il Sei Nazioni è il torneo di rugby più prestigioso al mondo. E' ormai chiaro a tutti che, sedici anni fa, l'emergente movimento italiano ha fatto il passo più lungo della gamba: svaniti i sogni di gloria tra le grandi del rugby, è opportuno ripartire con calma, magari da una buona partecipazione ai Mondiali. Lo sport ci insegna che i risultati si ottengono con costanza e pianificazione: le batoste annunciate e i commenti monotoni alla fine dei match - i giornalisti parlano sempre di "Sconfitta con onore" - non aiutano la crescita di una squadra che vuole avere ambizioni.

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