Le pagelle di Francia-Svizzera di Coppa Davis

Il trionfo della Svizzera
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Roger Federer è l'eroe della Svizzera campione nella Coppa Davis 2014. Il trionfo elvetico è però anche figlio di un Wawrinka versione “Aussie” e delle tribolazioni francesi. Le pagelle di Francia-Svizzera 1-3.

Un solo nome probabilmente, resterà negli annali del tennis, associato alla voce “Svizzera campione della Coppa Davis 2014”. Questo nome è Roger Federer. A 33 anni, il fenomeno di Basilea riesce a metter le mani sull'unico grande trofeo che gli mancava, se si esclude il torneo singolare dei Giochi Olimpici (perché, va ricordato, già è in possesso della medaglia d'Oro nel doppio ottenuta a Pechino 2008 con Wawrinka). Mai un successo di squadra è stato percepito come l'apoteosi di un singolo come in questa occasione. La Coppa Davis 2014 porterà sempre la firma di Federer, probabilmente l'ultima che l'ex n.1 del mondo giocherà da protagonista. Ma non è l'unico eroe della selezione rossocrociata di Severin Luthi: il monarca assoluto Roger spiccava infatti in un gruppo di vassalli fedeli, comprimari, “panchinari” cronici ma col sorriso. Sull'altra sponda del fiume Deule va registrata invece l'ennesima delusione per un movimento tennistico, quello della Francia, capace di arrivare costantemente in fondo alla competizione dell'Insalatiera (dal 2001, anno dell'ultima vittoria, è sempre rimasta nel World Group con un bilancio di 3 finali, 2 “semi” e 7 quarti), ma puntualmente deficitaria del “quid” indispensabile per alzare la Coppa. La differenza tra Svizzera e Francia è tutta qui: la prima trae la sua forza da un Re Sole sul viale del tramonto (Sua Maestà Federer) ma comunque ineguagliabile, assistito da Stan “Mazzarino” Wawrinka. La seconda, Rivoluzionaria ma afflitta da paure borghesi (basta vedere Gasquet), non è più quella dei Tre Moschettieri o di Noah-Dumas, e fatica a trovare un Napoleone Bonaparte nel Direttorio dei Monfils, Tsonga, Simon. Le pagelle del week-end di Lille.

LA SVIZZERA – Resta tuttora il mistero di una nazione così piccola che dà i natali al principale candidato per il GOAT (miglior tennista della storia) e, a pochi anni di distanza, al futuro n.3 e campione Slam Wawrinka. Gli Déi della racchetta, evidentemente, dovevano aver particolarmente in grazia la terra elvetica tra il 1980 e il 1985, stagioni di straordinaria fertilità tennistica: oltre a Federer e Wawrinka, non va dimenticata una certa Martina Hingis, campionessa di precocità a Wimbledon 1997 e ultima interprete del tennis “piuma” prima della Dittatura fisica delle sorelle Williams. Il principale interrogativo, a questo punto, riguarda le possibilità di rivedere la Svizzera di nuovo sul tetto del mondo. Con Roger Federer (9, per aver risalito la china in doppio e contro l'impalpabile Gasquet dopo l'avvio da incubo tra Monfils e la schiena) sulla via dell'abbandono definitivo del team Davis, con l'obiettivo di puntare tutto sul finale di carriera in singolare, tocca al quasi 30enne Wawrinka (9,5: è tornato lo “Stanimal” di Melbourne) prendere il testimone della leadership. Con un capitano di fatto in meno come Roger, e a meno di un nuovo Profeta da far nascere tra le Alpi svizzere, sarà quasi impossibile ripetere l'exploit.

Le pagelle di Francia-Svizzera di Coppa Davis - photo
Le pagelle di Francia-Svizzera di Coppa Davis - photo

LA FRANCIA – Situazione opposta quella della Francia. Nonostante la sconfitta casalinga e l'ennesima finale conclusa con l'amaro in bocca, l'Esagono del tennis ha dimostrato ancora una volta la solidità della sua scuola. I membri del gruppo presente a Lille, tutti con un presente o un passato tra i top10 del ranking mondiale, farebbero le fortune di qualsiasi altra compagine di Coppa Davis, Italia in primis. Peccato che il “circo” francese, dotato delle migliori strutture federali in Europa assieme a quello spagnolo (forse perché capace di valorizzare i propri ex campioni invece di farci la guerra, leggisi FIT vs Adriano Panatta), rappresenti una “classe media” del tennis internazionale che non esprime un campione Slam da ben 31 anni. Ai cugini transalpini non resta che aspettare la prossima generazione di talenti: l'esplosivo Tsonga (5.5, disarmato dalla tensione e dalla superficie contro Wawrinka), l'istrionico Monfils (8.5, bravo a non titubare davanti a un Federer a mezzo servizio) e l'incompiuta Gasquet (4, una riedizione dello sciagurato Paul-Henri Mathieu della finale 2002 contro la Russia) probabilmente non accarezzeranno mai il sogno Major. Quanto alla Davis, auguri al capitano per il 2015: malgrado le scelte infelici, su tutte la rinuncia al doppio campione al Roland Garros Benneteau-Roger Vasselin e ad un Simon di certo più ostico sul rosso del pachidermico Tsonga, Arnaud Clement (5) resterà saldo al timone dei Galletti.

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Roger Federer - Gael Monfils, unico a salvarsi
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LA COPPA DAVIS – L'edizione 2014 della Davis ha segnato il ritorno della Coppa più prestigiosa del tennis a squadre entro i confini dell'Europa centro-settentrionale. Francia e Svizzera hanno spezzato un dominio slavo-ispanico che durava dal 2008: da un lato, una tradizione di forte identità nazionale e di figure carismatiche (Novak Djokovic per la Serbia campione nel 2010, Radek Stepanek per la Repubblica Ceca al vertice nel biennio 2012-2013), dall'altro l'egemonia della Spagna di Rafael Nadal (2008, 2009 e 2011). Il maiorchino, così come Djokovic, quest'anno non ha preso parte agli impegni della sua nazionale: il loro caso, così come quello di Federer negli anni scorsi e di tutti i top player coinvolti ad intermittenza, è sintomatico di una formula dispendiosa per giocatori abiutati a girovagare nel circuito Atp tutta la stagione. La soluzione pensata per tale emorragia di campioni va tuttavia a collocarsi all'estremo opposto: rendere la Coppa Davis un evento alla “Mondiale di Calcio”, da disputare ogni 4 anni in una sede diversa. In quale momento della stagione organizzare una simile kermesse, visto che 3 dei 4 tornei dello Slam (Roland Garros, Wimbledon e Us Open) sono concentrati nello spazio di 5 mesi? Urgono idee più brillanti per salvare l'Insalatiera pur conservandone il fascino. ITF (s.v), se ci sei batti un colpo.

Niccolò Inches (Twitter: @niccolink)

Crediti: twi, fr.sport.yahoo.com, Archivi web, Icon, Visual Press Agency, bbc.uk, web , Facebook Davis Cup, PANORAMIC