Raphael Gualazzi-The Bloody Beetroots, i segreti dell'incontro a Sanremo 2014

The Bloody Beetrots
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Sir Bob Cornelius Rifo ascoltava Raphael Gualazzi. Gualazzi non conosceva The Bloody Beetroots fino a quando non gliene ha parlato Caterina Caselli. Misteri del 21° secolo e della coppia più stramba di Sanremo 2014.

Caterina Caselli è una signora che, da ragazza, faceva impazzire i vostri nonni. E' l'interprete di “Nessuno mi può giudicare”, per dirne una. Da manager della casa discografica “Sugar” (Caterina Caselli sposò il figlio del fondatore, Piero Sugar), a 68 anni ha avuto l'intuizione di avvicinare Raphael Gualazzi e Sir Bob Cornelius Rifo, l'uomo mascherato che sta dietro al progetto di elettronica The Bloody Beetroots. No, il jazzista col sorriso Raphael Gualazzi a un concerto dei Bloody Beetroots non ce lo vedevamo proprio. E il contrario invece? “Sì, certo che ascoltavo Gualazzi”, risponde Bob a melty.it scappando dopo la conferenza stampa svoltasi al roof del teatro Ariston. I due sono entrambi sperimentatori, famosi prima all'estero che in Italia, ma dal carattere opposto. Dall'hard-core è più semplice spaziare fino alla musica classica, difficile il contrario: “I Bloody Beetroots non li ascoltavo, li ho conosciuti in Italia grazie a Caterina Caselli”, ci racconta Raphael Gualazzi, che avevamo già intervistato in occasione di un concerto a sorpresa nella metropolitana di Parigi.

"liberi noi"

L'anno scorso, a Sanremo 2013, Raphael Gualazzi appariva ancora intimidito di fronte alle telecamere e al pubblico sanremese. Questa volta ha trovato la compagnia giusta, ed è più sereno. “Liberi o no” difficilmente vincerà il Festival, ma certamente conserverà l'elogio della stampa fino a domenica. Anche perché i due non sono venuti per vincere: “Non baratterei la mia identità con la vittoria perché non siamo venuti per quello”, spiega il leader dei Bloody Beetroots, “ma semplicemente per portare a Sanremo un cross-over musicale mai ascoltato da queste parti”. Cori gospel, elettronica, basso e pianoforte: la più bella sorpresa della prima serata di Sanremo 2014. “La sto vivendo come una festa – continua Bob Cornelius Rifo – sono italiano e da italiano anche io sono cresciuto con il Festival di Sanremo. E' un ambiente diverso da quelli che di solito frequento, ma mi sto divertendo un sacco”.

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Raphael Gualazzi
Raphael Gualazzi

La barbabietola sanguinosa è un omino con le gambe storte piccolo piccolo, almeno 25 centimetri al di sotto del gigante Raphael Gualazzi, e in questi giorni è suo malgrado costretto a regalare qualche foto ricordo e a parlare in pubblico. “Non ho nessuna intenzione di togliermi la maschera un giorno, a meno che non debba aprire un chiosco sulla spiaggia. Finché faccio il musicista la mia maschera è un catalizzatore a cui non posso rinunciare”. Raphael Gualazzi vive con grande passione questa collaborazione, e il gigante timido si sente come protetto dal piccolo cattivo: “Ho sempre sviluppato un progetto eclettico e di ricerca – spiega - quindi questa è una naturale evoluzione. È una grande esperienza, un incontro è importante per il Festival della Canzone Italiana”. Le sorprese non sono finite: venerdì, nella serata dedicata al revival dedicata alla canzone italiana, suonerà con loro il leggendario batterista metal Tommy Lee, con cui The Bloody Beetroots ha già collaborato in passato. Cosa suoneranno? Niente meno che “Volare”, semplicemente “la più bella canzone italiana mai scritta” secondo Raphael Gualazzi. “Ma non so cosa verrà fuori, noi abbiamo mai provato”.

Nicola Accardo (a Sanremo)

Caterina Caselli con Bob Cornelius Rifo e Raphael Gualazzi
Caterina Caselli con Bob Cornelius Rifo e Raphael Gualazzi
The Bloody Beetroots - Caterina Caselli e i suoi beniamini
Caterina Caselli con Bob Cornelius Rifo e Raphael Gualazzi
The Bloody Beetroots - La conferenza stampa di Raphael Gualazzi e The Bloody Beetrots
Caterina Caselli con Bob Cornelius Rifo e Raphael Gualazzi
The Bloody Beetroots - Il teatro Ariston
Caterina Caselli con Bob Cornelius Rifo e Raphael Gualazzi
Crediti: melty.it