Radiohead: Il concerto di Parigi a Bercy è l’ultimo capolavoro, la recensione di melty.it

I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
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Al Palasport di Bercy l'11 ottobre 15mila persone hanno assistito alla prima delle due date dei Radiohead a Parigi. Il concerto, durato 2 ore e 20, è’ l’ultimo capolavoro della band di Oxford, secondo la recensione soggettiva di melty.it.

I video e i ricordi lasciati sul web da chi ha visto i Radiohead a Roma e Firenze suscitavano parecchia invidia, e a Parigi il concerto era sold-out da tempo. Per fortuna un bagarino che deve avere amici alle rivendite di biglietti me ne ha venduti due al prezzo originale, e ci sono andato con un compagno di basket. Ero stato all’Arena di Milano a fine giugno 2008. Una mezza delusione, perché pioveva e il concerto era iniziato in ritardo, perché si giocava Italia-Francia agli Europei di calcio e parecchia gente tendeva l’orecchio alla radiolina. Blasfemi, direte voi. Sbagliate: fu Thom Yorke ad annunciare alla folla il risultato finale (2-0 per noi). E poi era un concerto all’aperto, volevo finalmente percepire il loro sound con un’acustica impeccabile, come quella che offre il palasport di Bercy. I francesi sono meno patiti di noi italiani (per loro i Radiohead non sono stati un fenomeno generazionale), e fino a mezzora prima dello show la gente nelle prime file stava comodamente seduta per terra. A me e al mio amico veniva voglia di camminare sulle teste per arrivare più vicini al palco. Caribou dura un attimo (la lunga interpretazione di “Sun” alla fine del concerto è stata deliziosa), i Radiohead cominciano alle nove puntuali.

I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
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I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012
I Radiohead a Parigi Bercy l'11 ottobre 2012

Leggo le prime recensioni, tra cui quella del Figaro, e rimango perplesso: “I Radiohead si salvano in corner. Nella prima parte stentano”. Le emozioni e l’adrenalina che ho portato a casa ieri sera mi impediscono di dare adito a questa tesi. Poi ci penso a mente fredda e capisco: è vero, il concerto mi è sembrato breve, perché i primi brani non mi hanno catturato. I brani di “The King of Limbs”, l’ultimo album, non mi hanno catturato. Il concerto era iniziato in maniera meravigliosa. Subito la melodica Lotus Flower, poi la vecchia hit Airbag. Poi i Radiohead si avventurano in territori lontani e per un po’ la parte strumentale copre la voce di Thom Yorke, che si muove come un burattino manovrato dagli dei. Guardando la scaletta mi accorgo di sette pezzi che mi sono scivolati addosso, come se non mi fossi accorto: Bloom, Kid A, Myxomatosis, Bodysnatchers, The Gloaming, Separator e Meeting in the Aisle. Sia chiaro, il mio corpo provava già benessere e il visual show di Andi Watson (18 mega schermi che rimandano luci e dettagli della scena) impreziosisce ogni attimo. Ma è come se soltanto la poesia di Nude (10° brano), avesse dato via al concerto.

Ne segue un crescendo di suoni e vibrazioni che mi fanno strappare i capelli e passare le mani sul volto, scambiare sguardi increduli col mio amico e con i vicini (francesi poco più che ventenni, uno di loro comincia a trasalire per l’emozione). E’ una sensazione che lascia increduli, è la prima volta che non devo chiudere gli occhi per immergermi nella dimensione sonora. E fa bene, dà sollievo, fa persino passare la voglia di far pipì (il mio amico è riuscito nell’impresa, andata e ritorno in 40 minuti tra un concerto e l’altro). Seguono Pyramid Song, Reckoner, There There, The National Anthem, Feral, Paranoid Android. L’una dopo l’altra ci si chiede quale sia la più bella. Reckoner per la fedeltà al brano inciso originale, There There per l’interpretazione sul palco. Paura. Vanno via, una, due, tre volte, temo di non vederli più, tutti e sei, musicisti magici e poliedrici. Invece ci sono ben tre bis. Il primo è una pausa di riflessione, con Give Up the Ghost, Supercollider, Lucky, Morning Mr. Magpie, e Street Spirit. Gli ultimi due sono frecce di euforia che restano conficcate nel cuore: Staircase e Everything in Its Right Place, dulcis in fundo Idiotheque. Non c’è dubbio: è l’unico pezzo in grado di sintetizzare la carriera della migliore band del pianeta. Ne volevo altri, ma aspetterò fiducioso qualche altro anno.