Proteste Hong Kong: 3 risposte sulla Rivoluzione degli ombrelli

Le immagini delle manifestazioni a Hong Kong
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Portata avanti dal movimento Occupy Central, la rivoluzione che in questi giorni sta interessando Hong Kong ha visto migliaia di studenti scendere in piazza con i loro ombrelli. Tre domande e tre risposte su una protesta diversa da tutte le altre.

Cosa sta succedendo a Hong Kong?

Migliaia di manifestanti, per lo più studenti e giovani si sono pacificamente riversati nelle strade di Hong Kong per protestare contro il governo cinese e la mancanza di libere elezioni a suffragio universale. La manifestazione è cominciata il 27 settembre ed è stata portata avanti e organizzata dal movimento di attivisti democratici “Occupy Central”. All'esiguo gruppo iniziale di attivisti si sono piano piano aggiunti sempre più studenti, con migliaia di persone riversate per le strade e pronte a far sentire la propria voce. Il 28 settembre il gruppo ha occupato la sede del governo con la polizia che ha lanciato lacrimogeni e usato manganelli per disperdere la folla. Il 30 settembre le autorità di Hong Kong hanno subito chiesto la fine delle manifestazioni che hanno completamente paralizzato la città e ogni tipo di servizio. Il Governo cinese ha naturalmente fornito tutto il suo appoggio al governo locale, bloccando l'accesso ai social network per evitare comunicazioni tra i manifestanti. Le proteste sono continuate anche lo scorso 1 ottobre, giorno della festa nazionale della Repubblica Popolare cinese e non accennano tutt'ora a placarsi.

Proteste Hong Kong: 3 risposte sulla Rivoluzione degli ombrelli
Quali sono le origini della protesta?

Hong Kong è una colonia appartenuta all'Inghilterra fino al 1997, anno in cui lo stato tornò sotto il controllo cinese diventando una Regione amministrativa speciale con una certa autonomia ma praticamente controllata dalla stessa Cina. Gli accordi siglati a suo tempo tra Cina e Inghilterra prevedevano una certa autonomia per Hong Kong che avrebbe dovuto mantenere i suoi usi e costumi, nonché il suo sistema sociale e le sue libertà. Era previsto che la regione diventasse via via sempre più democratica con le prime elezioni a suffragio universale a partire dal 2017. Queste elezioni avrebbero dovuto scegliere il capo del consiglio esecutivo che governa la città. Attualmente la carica è assegnata da una commissione elettorale composta da 1200 persone e totalmente filocinese. Per la Cina le elezioni libere rappresentano una concessione fin troppo grande che potrebbe facilmente convincere altri stati ad avanzare simili rivendicazioni. Così al posto di normali votazioni democratiche il Governo cinese ha deciso che a contendersi la poltrona di capo dell'esecutivo saranno solo tre candidati che avranno comunque bisogno dell'approvazione di un'apposita commissione nominata da Pechino. Da qui sono iniziate manifestazioni e proteste, dalla rivendicazione di un diritto che però difficilmente sarà concesso dal Governo cinese per una protesta che potrebbe trascinarsi davvero per lungo tempo.

Proteste Hong Kong: 3 risposte sulla Rivoluzione degli ombrelli
Perché la protesta viene definita Rivoluzione degli ombrelli?

Ogni rivoluzione o movimento ha bisogno del suo simbolo per essere ricordata dai media e stamparsi nella testa delle persone. Quella di Hong Kong ha usato quello degli ombrelli, simbolo diventato talmente potente tanto da far ribattezzare l'intera protesta come “Umbrella Movement”. L'ombrello sta proprio ad indicare la natura prevalentemente pacifica della protesta. Studenti e manifestanti sono infatti scesi in piazza con in mano solo un ombrello: non un'arma, ma un oggetto utile per proteggersi dal sole cocente, dal caldo soffocante e dai fumi dei lacrimogeni lanciati dalle forze dell'ordine. I video e le immagini da Hong Kong hanno mostrato via via sempre più persone con tanto di ombrello al seguito. Il tam tam mediatico e la rete hanno fatto il resto, rendendolo il vero e proprio simbolo con cui questa protesta verrà ricordata.

Proteste Hong Kong: 3 risposte sulla Rivoluzione degli ombrelli - photo
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Crediti: Archivio web