Premio Buscaglione: Alla scoperta dei 10 semifinalisti (Seconda Parte)

Premio Buscaglione: Alla scoperta dei 10 semifinalisti (Seconda Parte)
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Con questa seconda e ultima intervista multipla ai semifinalisti del ‘Premio Buscaglione – Sotto il cielo di Fred’ conosciamo più da vicino Calvino, Albedo, Fiorino, Lo Straniero e Seo.

Con la prima intervista multipla ai semifinalisti del ‘Premio Buscaglione – Sotto il cielo di Fred’ abbiamo presentato Le Mura, Blindur , Dagomago, Giorgieness e La Municipàl. Con questa secondo capitolo concludiamo la presentazione dei semifinalisti, presentandovi da vicino Calvino, Albedo, Fiorino, Lo Straniero e Seo. I dieci, tra gruppi e artisti selezionati dal Premio, si sfideranno durante le serate del 3 e del 4 marzo alle Officine Corsare di Torino, per poi concludere in bellezza il Festival con la finale a quattro del 5 marzo all’Hiroshima Mon Amour. Eugenio in Via di Gioia (3 marzo), Iosonouncane (4 marzo) e Dente (5 marzo) saranno i tre ospiti speciali del Premio Buscaglione. A presentare il tutto sarà Gigi Giancursi (ex-Perturbazione, “Linda & The Greenman”).

Una cosa, un animale, un colore, una città, un genere musicale a cui assoceresti la tua musica.

Albedo: Macaco giapponese in vacanza a Milano.

Calvino: Il mio pianoforte, da lì arrivano tutte le canzoni che ho scritto. E’ l’angolo in cui mi chiarisco le idee e in cui ho avuto alcuni dei momenti più belli che ricordo. L’elefante, è l’animale simbolo del disco. L’ho scelto per diversi motivi: per me incarna il mondo degli adulti visto da un bambino, la calma e la rabbia distruttiva insieme. Milano, è l’ambientazione del disco. In particolare le sue zone periferiche, tra tangenziali, capannoni e stazioni ferroviarie. Per il genere azzardo un “cantautorato pop-psichedelico”.

Fiorino: Partiamo male ragazzi.

Seo: La mia musica non ha sempre la stessa impronta e quindi non può essere associata a una sola cosa, un solo animale, un solo colore ecc...In questo periodo comunque assocerei la mia musica a una tempesta, un lupo, al colore giallo ocra che a tratti si fonde con il nero, a Londra e al reggae.

Lo Straniero: Mi vengono in mente diverse città: Berlino, Napoli e più di tutte Sarajevo, a cui sono molto legato e che ho visitato l'ultima volta nel 2013 mentre scrivevo i testi delle prime canzoni. Mi affascina la sua storia, i suoi abitanti possono sentirsi stranieri e l'incontro con l'altro risulta sempre speciale. Assocerei la nostra musica anche ad una giornata di fine luglio o ad un felino.

Un disco che ti ha cambiato la vita?

Albedo: NEVERMIND dei Nirvana, ha segnato il passaggio dall’adolescenza al disagio giovanile.

Calvino: Lucio Dalla di Lucio Dalla. Ascoltarlo è stata una folgorazione: le musiche e i testi creano un’atmosfera intima e surreale con ironia e leggerezza.

Fiorino: “Steady diet of nothing” dei Fugazi. Prima di allora suonavo la chitarra elettrica come solista in un gruppo ma venivo da tutt’altri ascolti, tipo rock psichedelico, pop, jazz, bossa. Quando ho scoperto quel disco mi si è rivelato un mondo, così ho venduto i pedali dell’elettrica e ho smesso di suonare per un bel pezzo. Avevo bisogno di reimparare ad ascoltare la musica senza filtri critici o tecnici, ma solo per il gusto di emozionarmi. Poi ho comprato una chitarra acustica. Non l’avevo mai avuta prima di allora. Mi divertivo a suonarla con attitudine hard-core. È stato in quel momento che ho iniziato anche a scrivere canzoni.

Seo: Sinceramente non credo ci sia mai stato un disco che mi ha cambiato la vita ma sicuramente ci sono stati dei brani che mi hanno influenzato e mi hanno fatto crescere sia come persona che a livello musicale.

Lo Straniero: “Revolver” dei Beatles. Quando ero bambino stava nella collezione dei miei. Le prime tre furono un bellissimo ceffone: “Taxman”, “Eleanor Rigby” e “I'm only sleeping”. Poi “Tomorrow never knows”, così incisiva per la ritmica e quell'unico accordo su cui gira, Harrison con il sitar e una copertina che guardavo e riguardavo. E' il disco che porterei sempre con me.

Che cos’ha il tuo progetto di originale?

Albedo: “Originale” è un aggettivo anacronistico e desueto se abbinato alla musica. Il nostro progetto è più che altro sincero, perché lo affrontiamo quasi esclusivamente per appagamento personale.

Calvino: La ricerca di originalità è molto marginale nella mia scrittura, l’intento è essere il più sincero e “nudo” possibile.

Fiorino: Forse un diverso approccio alla forma-canzone, quindi se c’è qualcosa di originale lo si deve cercare nella struttura dei brani. Per il resto è un progetto piuttosto derivativo, specie per quanto riguarda le sonorità.

Seo: Il mio progetto è una ventata di freschezza in questo mondo piatto. Ha preso vita da un'idea basata sul concetto di vuoto interiore, una sorta di introspezione volta a concepire la mia natura. Cerco di comunicare a modo mio servendomi di un foglio e una penna (le armi migliori) per trasmettere tutta la rabbia, la felicità ecc... all'ascoltatore. Sputo la realtà in un piatto in modo diretto, senza filtri, in modo che anche chi non è abituato ad ascoltare la nostra musica riesca a cibarsi da questo piatto e ad essere disgustato o entusiasta (in base a cosa tratta il pezzo) quanto me/noi.

Lo Straniero: Non saprei. Secondo voi?

C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Albedo: Pierpaolo Capovilla, un modernissimo poeta maledetto.

Calvino: Tantissimi! Restando in Italia mi vengono in mente Colapesce, Iosonouncane, Edda. La lista sarebbe lunghissima.

Fiorino: Mi piacerebbe che in un futuro disco ci sia Matteo Sideri dei Ronin alla batteria.

Seo: Mi piacerebbe collaborare con Compay Segundo, ho conosciuto la sua musica solo un anno fa e me ne sono perdutamente innamorato.

Lo Straniero: Sono tanti gli artisti con cui ci piacerebbe collaborare, è dura trovarne uno che accontententi tutto gruppo. Allora puntiamo in alto: un giorno vorremmo suonare le nostre canzoni con un'orchestra o collaborare con David Byrne.

Una tua canzone al quale sei particolarmente affezionato?

Albedo: Tu ancora non parli (da "A Casa") perché parla di figli; argomento ultimamente al centro dei nostri discorsi. Il cambiamento umano che volente o nolente avviene nel nostro carattere con la nascita di un figlio, influenza o ha influenzato anche il nostro percorso musicale.

Calvino: Gli Astronauti. E’ una canzone nata in un’area-cani. All’improvviso si è fatta strada nella mia testa una melodia che non riuscivo a scrollarmi di dosso. In seguito sono uscite le parole come un fiume in piena. Ho incominciato ad appuntarmele e non le ho più cambiate. Quando le canzoni nascono così spontaneamente mi viene il dubbio che non siano merito mio, arrivano quasi suggerite da un’allucinazione, come se esistessero già in qualche luogo dello spazio-tempo e mi fossero semplicemente venute a trovare.

Fiorino: Sono molto affezionato allo “Stornello dell’interfaccia”, che è la canzone che forse mi rappresenta meglio. Però non mi va di raccontarla, perché raccontare una canzone è un po come spiegare una barzelletta.

Seo: La mia canzone alla quale sono più affezionato più che altro per quello che racconta è "Escape". Non mi piace raccontare le mie canzoni perchè facendolo toglierei ogni dubbio all'ascoltatore e limiterei la sua immaginazione. Una canzone a parer mio dev'essere avvolta da un velo di mistero per lasciare che chi ascolta arrivi con calma a concepirne l'essenza.

Lo Straniero: “1249 modi”, non ha la struttura pop, non ha un ritornello. E' un flusso che parte dalle voci campionate di Fede, man mano diventa un giocattolo sempre più sinistro e infine prende una piega decisamente diversa.

Crediti: sotto il cielo di fred