Playoff NBA: Belinelli e Datome, quali prospettive per il primo turno?

Belinelli al tiro allo Staples Center
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Sono iniziati i playoff NBA, che vedono impegnati i “nostri” Marco Belinelli e Gigi Datome, rispettivamente con Spurs e Celtics. Analizziamo le loro prospettive personali e di squadra.

Sono i nostri due unici rappresentanti ai playoff NBA (cosa a dire il vero non da poco, considerando che 10 anni fa non c'era nemmeno un italiano non solo ai playoff, ma nell'intera lega), e certamente due tra quelli che più hanno appassionato i cestofili italiani negli ultimi anni: uno, Marco Belinelli, per l'anello 2014 vinto meritatamente in maglia San Antonio Spurs e l'exploit nella gara del tiro da tre all'All-Star Game 2014; l'altro, Luigi "Gigi" Datome, per i campionati da dominatore in maglia Virtus Roma e successivamente il salto alla NBA, finalmente giustificato da un degno minutaggio e ancor più degne prestazioni in maglia Boston Celtics. Ed entrambi, ovviamente, per le avventure con la Nazionale, a cui il secondo ha sempre dimostrato di tenere un po' più del primo, ma che li vedrà – si spera – entrambi di nuovo protagonisti all'Eurobasket di settembre. Prima, però, ci sono da giocare – appunto – i playoff NBA, con prospettive molto differenti sia sotto il profilo personale che sotto il profilo delle ambizioni di squadra. Prospettive che proviamo ad analizzare nelle prossime righe, scritte anche sulle base delle impressioni ricavate dalle gare 1 del primo turno già disputate.

MARCO BELINELLI – I playoff 2014/2015 del “Beli” sono iniziati bene dal punto di vista individuale, se si pensa che i suoi 11 punti ne hanno fatto il secondo realizzatore di squadra in gara 1, assieme a Tim Duncan, dopo Kawhi Leonard (18). Ma non si può cero dire altrettanto per la sua franchigia, i San Antonio Spurs, campioni in carica piombati dal secondo al sesto posto della classifica della Western Conference a seguito della decisiva sconfitta a New Orleans nell'ultima giornata di stagione regolare e costretti a giocarsi il passaggio in semifinale di conference contro i Clippers, peraltro con il fattore campo avverso. E i punti di forza dei losangelini sono emersi limpidamente già in gara 1 (107-92): i texani, infatti, non hanno saputo opporsi né allo strapotere fisico-atletico di Blake Griffin e DeAndre Jordan (i poveri Baynes e Splitter sono stati ripetutamente spazzati via sotto i tabelloni) né allo strapotere tecnico-atletico di Chris Paul, che si è fatto un sol boccone di un opaco e forse acciaccato Tony Parker. Belinelli, come detto, ha fatto il suo dovere, segnando anche la tripla del -9 a meno di 8' dalla fine che avrebbe potuto lanciare definitivamente la rimonta neroargento, ma i suoi sforzi non sono stati sufficienti. La parola determinante, a questo punto, si può scomodare già per gara 2, sempre a Los Angeles: se i Clips vincono di nuovo, i playoff dei campioni in carica (mai capaci di vincere due titoli di fila nella loro storia) potrebbero avviarsi a una conclusione prematura, mentre se gli Spurs riusciranno a riscattarsi prontamente la serie diventerà apertissima e imprevedibile. Comunque sia, la tempra e la freddezza di Belinelli non potranno che tornare utili a coach Popovich, che negli scorsi playoff, in omaggio a una tradizione NBA consolidata che prevede una riduzione delle rotazioni in post-season, a tratti “sacrificò” fin troppo la guardia emiliana.

GIGI DATOME – Esordio perdente ai playoff – anzi, nella sua prima partita di playoff NBA – anche per Gigi, una sconfitta (113-100) però molto più facilmente pronosticabile di quella di San Antonio allo Staples Center. Contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James, infatti, c'è ben poco da fare per i Celtics, che hanno conquistato una qualificazione ai playoff tutt'altro che scontata ma vanno ora incontro alla certa eliminazione con l'unica speranza di riuscire a regalare almeno la vittoria “della bandiera” al pubblico della Beantown. In gara 1, i ragazzi di Brad Stevens non hanno mostrato un particolare timore reverenziale nei confronti dei campioni designati della Eastern Conference (con buona pace di Atlanta) e hanno saputo spartirsi le responsabilità con il solito, encomiabile spirito di squadra, ma la superiorità dei Cavs si è mostrata su entrambi i lati del campo (LeBron si è applicato anche difensivamente, cedendo il palcoscenico offensivo a Kyrie Irving, autore di 30 punti), vanificando anche gli sforzi dell'unico biancoverde veramente incisivo, Isaiah Thomas (22 punti e 10 assist). C'è stato spazio anche per il “nostro” numero 70, il quale però, in meno di 2 minuti sul parquet, non è riuscito a sporcare il tabellino. Il suo obiettivo, in questa serie che difficilmente durerà più di cinque partite, è togliersi la soddisfazione del primo canestro in una partita di playoff NBA e – più in generale – continuare a impressionare positivamente tifoseria e staff (coach Stevens, complice forse l'enfasi con cui si accolgono i nuovi arrivati, l'ha definito “uno dei migliori tiratori che abbia mai visto”) sulla falsa riga di quanto fatto sul finire della stagione regolare. Senza esagerare, però: agli Europei ci servirà un Datome integro e pimpante.

Crediti: Getty, NBA