Pino Daniele è morto, due generazioni piangono

L'anima di Napoli Pino Daniele
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Il sorriso di plastica mentre fai la ginnastica, dimmi quando quando, le cose inutili da dire e le cose inutili da fare. Quante parole e melodie di Pino Daniele suonano come filastrocche per i nostri genitori e noi, ragazzi di oggi.

Essere svegliati dalla notizia che Pino Daniele è morto è un colpo al cuore non solo per la generazione coetanea a questo grande cantante dall’anima partenopea. L’amore che per lui avevano i nostri genitori è stato tramandato a noi, ragazzi di oggi, che di Pino Daniele possiamo intonare a memoria un vasto repertorio senza nessuna difficoltà. Quante cantate a squarciagola, in macchina, nei karaoke, persino con gli amici di altre nazioni, fino ai quali è arrivata la fama dei suoi ritornelli. Quando si è grandi artisti, si finisce per piacere a tutti, giovani e adulti, musicisti e semplici appassionati, proseliti della tradizione napoletana e amanti di diversi generi, dal blues al pop, perché Pino Daniele li sapeva suonare e cantare davvero tutti. D’altra parte, “A me me piace 'o blues e tutt'e journe aggio cantà”, strimpellava lui stesso. Specchio della vita e delle abitudini della sua città, con i suoi ritratti dei risvegli vista mare con una “tazzulell’e cafè”, adorava esibirsi a Napoli, in piazza e nei teatri: lì si che il pubblico poteva cantare senza storpiare i suoi testi, lì si che Pino poteva esprimersi direttamente in dialetto.

È con i pezzi pop che Pino Daniele ha raggiunto il grande pubblico, successi radiofonici destinati ad avere vita ben più lunga di semplici tormentoni: quante volte capita di sussultare in macchina quando inconfondibili jingle alla chitarra annunciano “Quando”, “Amore senza fine”, “Dubbi non ho”, “Io per lei” e il suo “sorriso di plastica mentre fai la ginnastica”. Per un ragazzo di oggi, Pino Daniele è anche l’ansia che “sale, sale e salirà” insieme ad Irene Grandi, “Vento di passione” con Giorgia, ritornelli dolci come l’indimenticabile “si nun me vuo’ bene cchiù” di “Amici come prima”. Quante “Sara” si sono sentite dedicare la canzone dei primi anni duemila con “le cose inutili da dire, cose inutili da fare, quante cose inutili abbiamo nella testa, ma il tuo sorriso resta”, tutto cullato da melodie intense e un timbro unico. Sono andata a un concerto a Napoli di Pino Daniele, poco più di un anno fa: il teatro era pieno, la fila che si è formata fuori per entrare, piena di famiglie e di ragazzi, era lunga due chilometri. Ma la cosa più bella, oltre ai duetti sul palco con i tanti musicisti della tradizione partenopea, è stata che il concerto è durato anche dopo: cantare a squarciagola “Io per lei” con il tassista non ha prezzo.

Crediti: archivio web