Perfetti Sconosciuti: Gli 'odiosi sette' di Paolo Genovese, tra smartphone e ipocrisia

Il selfie dei 'Perfetti Sconosciuti'
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Sette (odiosi) amici riuniti a cena, tra gnocchi e ipocrisia. Paolo Genovese firma una delle più belle commedie all'italiana degli ultimi tempi: "Perfetti Sconosciuti".

(di Emanuele Zambon). 'Un sms li tradirà': l'idea alla base di "Perfetti Sconosciuti", il nuovo film di Paolo Genovese in uscita oggi nelle sale, è quella di mostrare il lato oscuro di ognuno di noi, partendo da una celebre frase di Gabiel Garcia Marquez che recità così: "Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta". Per farlo, il regista di "Tutta colpa di Freud" sceglie di ambientare il film all'interno di quattro mura, raccontando di una cena tra sette amici (tre coppie più un single) di vecchia data. La padrona di casa, Eva (Kasia Smutniak), propone agli invitati di mettere gli smartphone sul tavolo, in modo da condividere pubblicamente con i presenti ogni sms, telefonata, mail in arrivo. Dopo un'iniziale riluttanza, gli amici si prestano al gioco (al massacro): dapprima alcune certezze vacilleranno per poi naufragare del tutto, tra un calice di vino e un piatto di gnocchi. Complice l'eclisse lunare - la più sfacciata delle metafore all'interno del film - gli umori dei protagonisti Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston subiranno una continua alterazione, accentuata ancor di più dall'uso (ri)velato(rio) degli smartphone.

Paolo Genovese firma una delle più belle commedie all'italiana degli ultimi tempi, mettendo in scena sette (odiosi) amici dentro una casa, proprio come i cow-boy di Tarantino in "The Hateful Eight". Le pistole, però, lasciano il posto agli smartphone e alle applicazioni social, acuendo così ancor di più lo scontro verbale tra i protagonisti, costringendoli ad un continuo confronto da cui pochi (se non nessuno) usciranno vincitori. Quello del regista di "Immaturi" è il cinema dei simulacri e delle identità nascoste e multiple, fagocitate dai social network e da un bisogno di fuga dalla realtà. "Perfetti Sconosciuti" somiglia ad una piece teatrale coreografata alla perfezione, in cui gli attori - splendidi tutti, da Marco Giallini ad Alba Rohrwacher - sono sempre alla ricerca del precario equlibrio tra simulazione e dissimulazione.

Crediti: Emanuele Zambon, web