Parigi: 10 film per non smettere di amarla

Midnight In Paris
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Da Godard a Woody Allen, dalla creme brulé di Amélie alla luna di Moulin Rouge. Ecco dieci film che ci hanno fatto innamorare di Parigi.

Se lo champagne distruggerà le armi e se la bellezza sovrasterà la paura allora anche noi, come Rick Blaine e Ilsa Lund Laszlo, “avremo sempre Parigi”. Spenta e accesa, sfavillante e sporca, caramellata, zuccherata, alcolica, chic, cheap, vicina, lontana, in bianco e nero, pastello, fiaba e quotidiana, eccola in 7 film in ordine sparso che spazzano via l’orrore con il sogno.

1- FINO ALL’ULTIMO RESPIRO (1960): Godard sceglie Parigi per le sue invenzioni in mood Nouvelle Vague. Quello del delinquente Michel che nella città-labirinto si frammenta, si aliena e per ritrovarsi deve negarsi il compromesso: “Il dolore è idiota. Io scelgo il nulla. Non è meglio… ma il dolore è un compromesso. O tutto o niente” dice Michel a Patricia. La libertà riparte da Parigi.

2- MIDNIGHT IN PARIS (2011): Woody dichiara il suo amore alla città con l’apertura splendida e silenziosa, ma il suo film parla di un cronico mal di vivere legato al “qui e ora non sarò mai felice”. Il suo Gil viaggia nel tempo per scoprire da Dali ed Hemingway che è il “dopo” a rendere “mito” quel “prima” splendente ma tanto banale, inutile e quotidiano se vissuto come “adesso”. Parigi è l’unica a rendere possibile la magia.

3- ULTIMO TANGO A PARIGI (1972): La Parigi trasgressiva di Cappuccetto Rosso e il lupo, il burro, la maionese e le perversioni di Bertolucci e Brando. Il film ha scioccato a priori e a posteriori (inevitabile ricordare le confessioni recenti di Maria Schnider sulle pressioni fisiche e psicologiche a cui l’hanno sottoposta attore e regista). La nebbia, i pellicciotti 70s e il colore aranciato della fotografia mostrano un’”altra Parigi” dove la poesia si mescola con lo squallore.

4- MOULIN ROUGE! (2001): Parigi in una girandola bazluhrmandi amore, pittori, musica, colori, occhi azzurri. La stella malata Satine s’innamora dello scrittore Christian portandolo in quel sogno che solo la città, l’amore e Chanel possono materializzare, con un tango e una luna che sembra di cristallo.

5- HOLY MOTORS (2012): Una limousine-camerino, trucchi e parrucche, fondotinta, maschere, la possibilità di cambiare ruolo, mangiare i fiori del cimitero, muoversi sulla motion capture, uccidere, suicidarsi e poi risorgere. La Parigi di Carax è buia e irriconoscibile, inserita in un discorso metatestuale che elogia il cinema e la meccanica del gesto. Che non esiste più.

6- BEFORE SUNSET (2004): il secondo capitolo della trilogia di Linklater sull’amore e le città passa per Parigi e vede Jesse e Céline girare per la capitale, tra la Sorbonne, le due rive della Senna, il Trocadero, Le Pure Cafè, la libreria, la casa. La ville è testo e contesto, è lo sfondo e l’oggetto mentre l’esistenzialismo “europeo” di Linklater passa per la sua seconda intensissima tappa.

7- IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE (2001): Tra oggetti naif, postmodernismo pennellato e fantasia controllata, il film di Jean-Pierre Jeunet è stato amato e odiato, ha customizzato Montmartre, il Sacro Cuore, la crème brûlée, gli anni in bicicletta in due e i nani da giardino. Al Cafe des Deux Moulins dove lavorava Amèlie, in rue Lepic, si può fare un adorabile “petit dejeuner”.

8- THE DREAMERS (2004): capolavoro (mancato?) di Bernardo Bertolucci su qualcosa che ha perso e vorrebbe raccontare. Il 1968, quando si credeva ancora di poter cambiare il mondo con le idee e Parigi era l'avanguardia di una nuova modernità. Non è stato così, la trasgressione si è trasformata in un "non abbastanza", ma Bertolucci si affida alla gioventù, al cinema, al Louvre per provare a esprimere la propria idea di libertà.

9- CENERENTOLA A PARIGI (1957): L'icona-Audrey fa colazione, pranzo e cena (ante-litteam) sulla Senna mentre Stanley Donen scrive un musical pastello e glam, una storia d'amore e di zucchero su sfondo chic. La bibliotecaria diventa una principessa perché il new principe, nei ruggenti 50s, è un fotografo di moda. Disney del '900 è superpatinato, gli stilisti sono fate e la scarpetta è brandizzata. Parigi fa scorrere la fiaba.

10- AMAMI SE HAI CORAGGIO (2003): Il gioiello surreale di Yann Samuell è l'universalità dell'amore autolesionistico, sadico e naif. Favola estrema tra ossessione e cemento, tra La vie en rose e il gioco delle ripicche, quando niente supera il gusto di sedersi sui binari vestiti da sera (il treno non deve per forza passare). Parigi sogno e metafora.

Crediti: The Chic Shadows, FilmUp, Atrobia, Letterefilosofia, Wordpress, Il Giornale, Tumblr, Filmforum, YouTube, DMovie