Netflix's Atypical: neurofenomenologia dell'empatia

La locandina di Atypical
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Atypical, piccolo gioiello da poco rilasciato da Netflix, mette in mostra tramite le vicende della famiglia Gardner cosa significhi attraversare un periodo di crescita già particolarmente tortuoso come l'adolescenza, quando si è affetti da "Autismo ad alto funzionamento"

Sam Gardner ama visceralmente la biologia e in particolare l'Antartide e i suoi abitanti più caratteristici, dei quali parla in continuazione: i pinguini. Sam Gardner è uno studente brillante, con un blocco degli appunti che fa invidia a quella che durante il corso della stagione finirà per essere la sua fidanzata, tale Paige Hardaway, che come tutte le ragazze innamorate ama indossare qualcosa del suo fidanzato (anche se il suo fidanzato non pare apprezzare particolarmente questa cosa.)Sam Gardner è anche un soggetto autistico ad alto funzionamento e proprio non capisce cosa ci sia di sbagliato nel chiudere la sua suddetta ragazza nell'armadio, dato che lei lo stava infastidendo toccando tutte le sue cose.Quanto appena accennato è solo una minima parte di ciò che Atypical mette di fronte allo spettatore nel corso delle sue otto puntate, durante le quali assisteremo agli eventi che coinvolgeranno Sam e la sua famiglia, in una dramedy che riesce a colpire nel segno e a risultare fresca nonostante l'utilizzo dei classici stilemi del genere. Robia Rashid, ideatrice della serie, sceglie un registro leggero (commediale per l'appunto) ma non per questo meno efficace, per descrivere uno spaccato di quello che è il vissuto di un ragazzo che attraversa l'adolescenza all'interno dello spettro autistico, senza rinunciare ad intrattenere. Atypical ricalca la struttura di un piccolo romanzo di formazione, dove l'eroe non solo deve superare gli ostacoli presenti nel mondo in cui vive, ma deve prima di tutto comprendere questo mondo che gli appare spesso e volentieri alieno e ostile.

Netflix's Atypical: neurofenomenologia dell'empatia

Uno dei principali problemi causati dall'autismo si rivela da subito essere la quasi totale mancanza di empatia di Sam, o per dirla più semplicemente una forte difficoltà a calarsi nei panni dell'altro. Nonostante una capacità analitica finemente sviluppata, che lo porterà ad esempio a sviluppare un'impeccabile lista di criteri per capire se è innamorato di una ragazza o meno, Sam è poco abile a decifrare i propri sentimenti, ma ancora di più a capire quelli altrui nel momento in cui le reazioni delle persone escono fuori dal sistema di regole da lui delineato. La logica comportamentale del protagonista della serie è fortemente autoreferenziale, come se non ne esistesse una diversa dalla propria. L' estrema sincerità di Sam diventa disarmante nel momento in cui non tiene conto delle norme sociali e delle aspettative delle persone che si trova davanti. È emblematica a questo proposito la presa di coscienza di Sam del dolore inflitto a Paige, solo dopo che egli stesso sperimenta lo stesso tipo di dolore (quello legato al rifiuto ad opera della sua terapista, Julia Sasaki); dolore che sarà il motore per gli eventi conclusivi della stagione e per la crescita di Sam.

Netflix's Atypical: neurofenomenologia dell'empatia

Da un punto di vista filosofico, le vicende di Sam sollevano una questione fondante e di grande interesse contemporaneo: "Cosa significa realmente comprendere l'altro?". Essendo l'uomo per definizione un animale sociale, un'abilità necessaria per il corretto vivere in società è quella di comprendere le intenzioni e i sentimenti altrui: l'uomo deve essere insomma capace di "Leggere la mente" dei suoi simili, così da poter capire e anticipare le loro reazioni. Ma l'empatia non è la semplice comprensione dello stato emotivo del soggetto che ci sta di fronte, quanto piuttosto l'effettivo fare esperienza dell'emozione altrui come se noi stessi stessimo vivendo quella stessa esperienza emotiva: in altri termini, se il nostro interlocutore mostra evidenti segni di tristezza noi non ci limitiamo a dedurre il fatto che stia soffrendo, ma ci troviamo a fare esperienza anche noi di un'emozione negativa analoga alla sua. Nel corso dell'ultima puntata è Sam stesso ad evidenziare il problema dicendo che "La gente pensa che le persone autistiche non provino empatia, ma questo non è vero. A volte non capisco se qualcuno è arrabbiato, ma una volta che lo so io provo molta empatia. Immagino più dei neurotipici". La capacità empatica di un soggetto autistico pare dunque essere un processo che piuttosto che passare dall'immedesimazione, passa dalla comprensione razionale degli stimoli che attivano le emozioni. Da un punto di vista evoluzionistico è indubbio che una capacità così regolata, si sarebbe rivelata poco conveniente; qual è dunque il meccanismo biologico che fa sì che i soggetti neurotipici sviluppino una regolare capacità empatica, che invece appare meno performante nei soggetti autistici?La neurofenomenologia, ovvero la disciplina nata dall'applicazione delle scoperte neuroscientifiche alle teorie fenomenologiche, ha avanzato delle interessantissime ipotesi riguardo il ruolo giocato dai neuroni specchio nella comprensione delle emozioni altrui. I neuroni specchio, di cui uno dei principali studiosi e scopritori è l'italiano Giacomo Rizzolatti, sono quel particolare sistema neuronale che si attiva sia quando noi compiamo un'azione in prima persona, sia quando osserviamo la medesima azione compiuta da un altro soggetto. Una conseguenza molto interessante di questo particolare funzionamento neuronale è che noi riusciamo a dedurre le intenzioni che si celano dietro un gesto compiuto da una terza persona, come se fossimo noi a compierlo: se ad esempio vediamo qualcuno prendere una tazza dal manico, immagineremo che egli berrà il contenuto della tazza; viceversa se la prenderà dalla parte superiore, probabilmente vorrà spostarla da un'altra parte. La conoscenza del mondo è dunque già una forma di intersoggettività proprio perchè il nostro cervello è naturalmente predisposto a riportare ad una prospettiva in prima persona ciò che osserviamo compiuto dagli altri (confermando da un punto di vista empirico le intuizioni fenomenologiche presenti in alcuni passaggi dei lavori di Edmund Husserl).

Netflix's Atypical: neurofenomenologia dell'empatia

Secondo ulteriori studi, i neuroni specchio sembrano essere responsabili o quantomeno partecipi del meccanismo empatico, in quanto analogamente a quanto accade per processi razionali privi di contenuti emotivi (come appunto l'osservazione di un movimento), essi si attivano nel momento in cui si osserva l'altro provare un'emozione, trasmettendo la sensazione di provare quella stessa emozione pur senza essere direttamente soggetti agli stimoli attivatori della stessa. Se è vero che allo stato attuale queste sono ipotesi, in quanto lo studio dei meccanismi neuronali è soggetto a continue ridiscussioni e nuove scoperte, esse sono fortemente suffragate da due ulteriori osservazioni. La prima è che è stato dimostrata, da studiosi come Antonio Damasio e Vittorio Gallese, l'esistenza dei cosiddetti "As-If Loops", ovvero dei circuiti neuronali che producono l'esperienza di un'emozione pur senza che si verifichino le condizioni di attivazione della stessa. In breve ciò significa che un'emozione, pur essendo da considerare come una risposta neurofisiologica che permette ad un soggetto di rispondere a uno stimolo ambientale, può essere simulata dal cervello; la co-evoluzione degli "As-If Loops" e del sistema specchio avrebbe dunque permesso l'esperienza di un'emozione osservata in un altro soggetto.

Netflix's Atypical: neurofenomenologia dell'empatia

Il secondo aspetto interessante ci riporta dritti dritti al nostro eroe e al suo cammino di formazione. È stato infatti osservato dal neurologo indiano Vilayanur S. Ramachandran che i soggetti autistici presentano dei deficit nell'attivazione del sistema dei neuroni specchio, pur a fronte di un sistema di comando motorio perfettamente funzionante. Se il collegamento ipotizzato tra neuroni specchio e capacità emotiva è valido, il comportamento di Sam Gardner assume dunque contorni meglio delineati. Sam osserva le persone, arriva a comprendere quello che provano ma ha difficoltà tanto a prevedere le conseguenze emotive che i propri comportamenti potrebbero avere su di esse, sia a provare le loro stesse emozioni senza una comprensione razionale delle cause dalle quali scaturiscono. Per questo per Sam non c'è niente di sbagliato nel lasciare la propria fidanzata di fronte alla sua famiglia: conseguentemente alla presa coscienza del suo amore per un'altra donna quella era infatti la cosa giusta da fare, senza passare da quella sorta di Bypass sociale legato all'aspetto emotivo che sempre sottende alle azioni umane. Ciò che manca a Sam non è la sensibilità verso l'altro, quanto la capacità di immedesimarsi e immaginare un'emozione che in quel momento non gli appartiene o non conosce. La sua commovente redenzione finale nei confronti di Paige è dunque assolutamente segno di una maturazione del protagonista, che ammette la sua incapacità di comprendere l'amore ma la contemporanea comprensione del dolore, ma allo stesso tempo delinea come un soggetto autistico si trovi in un certo senso a dovere percorrere strade diverse per raggiungere alla comprensione del mondo circostante e dei suoi abitanti; strade che passano necessariamente da un fare esperienza in prima persona ( "Ho fatto sentire Paige nello stesso modo in cui Julia ha fatto sentire me... quindi molto male") e da una difficoltà nell'uscire da se stessi che trova nei meccanismi qui analizzati il suo contrassegno biologico.

Atypical è dunque anche un racconto che ha per tema centrale la comunicazione e la diversità. Tutti i personaggi che ruotano intorno a Sam, i così detti "Normali" (o neurotipici che dir si voglia), vivono dei conflitti interpersonali alla cui base sta una comunicazione fallace e parziale, nonchè una scarsa attenzione verso l'altro. In un certo senso la linea che separa la normalità dalla stranezza, appare molto più sottile di quanto non vogliano far sembrare coloro che non capiscono Sam perchè "Strano": biologicamente armati di tutto punto per immedesimarci in chi ci sta intorno, finiamo per essere perennemente vittime dell'incomunicabilità e dell'incomprensione, a volte senza nemmeno mostrare lo stesso sforzo che è proprio di Sam Gardner, lo strano eroe di questa storia. E allora forse ci troviamo a dover dare ragione al personaggio di Evan (il ragazzo di Casey, la sorella di Sam) quando proprio a Sam dice che in fondo "Siamo tutti un po' strani".

Crediti: netlix, netflix, google, melty.fr