Natalie Portman: “A Tale of love and Darkness non è un film politico, anche se tutto ciò che riguarda Israele poi lo diventa”

Natalie Portman Cannes
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Natalie Portman debutta come cineasta a Cannes con il suo film d’esordio, trasposizione del romanzo di Amos Oz, “A Tale of Love and Darkness”. “Mi sono innamorata sette anni fa di quel libro” confessa l’attrice a melty “e già allora aveva pensato di farne un film”.

(di Sandra Martone) Guardando il suo volto che sembra non voler subire il passare del tempo non si può non pensare alla piccola e perduta Mathilda, protagonista del lungometraggio di Luc Besson Leòn. Ma Natalie Portman oggi è cresciuta, è una donna, una straordinaria attrice, una madre e una moglie. Natalie Portman in questa 68^ edizione del Festival di Cannes, ha affrontato con coraggio il complicato pubblico della kermesse mettendosi in gioco, per la prima volta, come regista di un lungometraggio e per farlo ha scelto di trasporre per il grande schermo un’opera non semplice, A tale of love and Darkness di Amos Oz. “Mi sono innamorata di quel libro sette anni fa” ammette l’atto-regista “e fin da subito ho pensato di farne un film”. Nel suo romanzo Oz racconta, in maniera autobiografica, di una Gerusalemme agli albori dello Stato di Israele, della sua famiglia e di sua madre Fana (che nel film è interpretata dalla stessa Portman) morta suicida quando lo scrittore aveva 12 anni. Il motivo per il quale l’attrice, il cui vero nome è Natalie Hershlag, ha deciso di esordire con questa storia ha a che fare con le sue origini, con il suo vissuto.

Natalie Portman: “A Tale of love and Darkness non è un film politico, anche se tutto ciò che riguarda Israele poi lo diventa”

“Ho voluto che il film fosse girato in lingua ebraica perché ho trovato magico il modo in cui Amos Oz affronta e usa il linguaggio nel film” ha detto a melty la Portman che Oz lo ha conosciuto bene tanto da instaurarci un rapporto di profonda stima e amicizia. “Ho incontrato Amos per la prima volta nella sua casa di Tel Aviv” racconta l’attrice con occhi brillanti di bei ricordi “E fin dal primo scambio di battute lui mi ha tranquillizzata dicendomi che dovevo sentirmi libera di raccontare la sua storia. Da allora abbiamo passato molto tempo insieme e per me è stato fondamentale il suo supporto e soprattutto la sua sincerità”.

Natalie Portman: “A Tale of love and Darkness non è un film politico, anche se tutto ciò che riguarda Israele poi lo diventa”

“Pur parlando di israeliani e palestinesi il mio film non è un film sulla guerra” sottolinea la neo cineasta che già 7 anni fa, con Eve, aveva provato a mettersi alla prova dietro la macchina da presa con un cortometraggio. “A Tale of Love and Darkness è soprattutto la storia di una famiglia. Anche se le convinzioni politiche di Oz sono note, non hanno avuto influenza sul mio modo di pensare e riflettere. Lo ammiro moltissimo. Ma la mia scelta è stata quella di puntare sul racconto famigliare” asserisce la Portman con fermezza insistendo sull'argomento, a lei carissimo: “Anche se, purtroppo, tutto quel che riguarda Israele diventa politica, anche la sua stessa esistenza. Il mio però, non è un film politico".

Crediti: web