Muse: Drones, le recensioni della stampa internazionale

Muse, le recensioni di Drones
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I Muse sono tornati con il settimo lavoro in studio “Drones" che segna una netta cesura con i due album precedenti e un ritorno a suoni più grezzi e rock. Ecco le recensioni della stampa internazionale.

I Muse sono tornati con il settimo lavoro in studio “Drones" (diventerà un musical? ), pubblicato l’8 giugno 2015: il nuovo album è stato anticipato dai due singoli ufficiali “Dead Inside” e “Mercy”, mentre nei giorni precedenti all’uscita sono stati svelati quasi la metà delle tracce. Il nuovo album è stato costantemente presentato come un ritorno a suoni più grezzi e rock dagli stessi Matt Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard: abbandonate le derive elettroniche di “The Resistance” (2011) e “The 2nd Law” (2013), il trio britannico ha chiesto aiuto a Robert Mutt Lange, produttore tra gli altri del celebre “Back in Black” degli AC/DC. Il frontman Matt Bellamy ha descritto “Drones” come un concept album: "Per me “Drones” sono degli psicopatici metaforici che consentono comportamenti psicopatici senza ricorso. Il mondo è gestito da Droni che utilizzano Droni per trasformare tutti in Droni. Questo album esplora il viaggio di un essere umano, dal suo abbandono e perdita di speranza, all’indottrinamento del sistema per renderlo un Drone Umano, fino alla loro finale liberazione dagli oppressori”. Accanto o meglio al di sotto della storia principale narrata nell’album, i critici intravedono nella vita privata di Bellamy il grande motore che ha dato il via a Drones: la separazione dall’attrice Kate Hudson ha infatti creato una sorta di storia nella storia, all’insegna della morte dell’amore.

Muse: Drones, le recensioni della stampa internazionale

“L’intero album è un esercizio che torna alle basi, allontanandosi da quelle estranee sezioni di archi e EDM, senza abbandonare però una chiusura corale sulla title track, un discorso di John F Kennedy sui subdoli metodi comunisti e i dieci minuti di The Globalist” scrive Kitty Empire su The Guardian, assegnando a Drones 3 stelle su 5. Colinn Brennan sottolinea su Consequence of Sound come i Muse (ascolta JFK+Defector) siano sempre stati riconosciuti come una delle migliori band live del ventunesimo secolo e Drones cattura esattamente l’essenza e l’energia dei concerti del trio britannico “Drones è un album le cui ambizioni sonore lo rendono interessante, nonostante il fallimento del concept: dopo quasi vent’anni di carriera, ora i Muse sembrano un patchwork in stile Frankenstein di una dozzina di rock band britanniche. Sentiamo il synthpop dei Depeche Mode su “Dead Inside”, che ricorda una versione di “Personal Jesus”. Ovunque ci sono le teatralità esagerate dei Queen (Revolt, The Globalist), il riff sporco dei Black Sabbath (The handler) e il blues heavy metal di Led Zeppelin e Deep Purple (Psycho, Reapers), il tutto condito con un po’ di Bowie e T.Rex”.

Muse: Drones, le recensioni della stampa internazionale

Opinione comune è la volontà di ascoltare i brani contenuti in Drones in contesti meno rigidi come quelli del concept album: inseriti nei live show della band infatti, le canzoni potrebbero esprimere la loro massima potenza. Il britannico NME assegna a Drones un punteggio di 7/10 tramite la recensione di Mark Beaumont “La mancanza delle sezioni d’archi in stile sinfonia ascoltate su "The Resistance" e "The 2nd Law" rendono Drones l’album più focalizzato dai tempi di "Black Holes and Revelation", ma le stranezze fanno ovviamente indugiare. I temi classici dei Muse come lavaggio del cervello, superpotenze guerrafondaie, soppressione della verità e l’urgente necessità di combattere la mano che ci insanguina risuonano ancora nel 2015. É compito dei Muse aprire dimensioni sociopolitiche più profonde e commentare i tempi: ancora una volta la musica dei Muse si abbina perfettamente a questo intrigo avventuroso”. Appuntamento dunque al Rock in Roma per l'unica data italiana dei Muse, per ora: sabato 18 luglio all'Ippodromo delle Capannelle.

Crediti: YouTube, Danny Clinch, Google