Muhammad Ali morto: Gli omaggi del cinema al “Più Grande”

Tutti gli omaggi del mondo del cinema all'immenso Muhammad Ali
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Cassius Clay, per tutti Muhammad Ali, si è spento a Phoenix all’età di 74 anni. Tutti gli incredibili omaggi del cinema al “Più Grande” in uno speciale su melty!

(a cura di Thomas Cardinali) - 56 vittorie di cui 40 per KO. 1 Oro olimpico e 3 titoli mondiali. Solamente questi numeri bastano per inserire Cassius Clay nella storia dello sport. “La farfalla che pungeva come un ape” , per citare una frase del suo storico secondo Drew "Bundini" Brown si è spento nella notte a Phoenix all’età di 74 anni dopo essere stato affetto per più di 30 anni dal morbo di Parkinson. L’uomo andato solamente una volta KO in tutta la carriera si è arreso dunque dopo una vita che combatteva con un male invisibile, contro un rivale che non colpiva con i pugni ma che lo bloccava internamente non permettendogli più di muoversi. Cassius Clay in ogni match sfoggiava una velocità unica nella storia della boxe (il film sul pugilato Creed - Nato per combattere) era stato in pratica paralizzato da questo male ancora ad oggi incurabile. Il mondo dello sport piange l’uomo che sfidò gli Stati Uniti dicendo no alla Guerra in Vietnam perché i Vietcong non lo avevano mai chiamato negro e questa scelta lo ha fatto diventare un esempio per tutti coloro che credono alla pace e alla libertà dei popoli. Cassius Clay aveva cambiato la propria fede dopo aver vinto il primo titolo mondiale convertendosi all’Islam scegliendo come nuovo nome Muhammad Alì. Ed è con quel nome che la sua leggenda è stata anche raccontata sul grande schermo in alcuni dei biopic sportivi più belli di sempre. In particolare ci sono due film ed un documentario che hanno emozionato generazioni di amanti della settima arte, forse quanto gli appassionati di boxe erano stati incantati dalla tecnica sublime de “Il Più Grande”.

Muhammad Ali negli ultimi anni della malattia
Muhammad Ali negli ultimi anni della malattia

In ordine di tempo non possiamo non citare il film “The Greatest” (Io sono il più grande) uscito nel lontano 1977 in cui Muhammad Ali interpreta se stesso. L’opera narra le vicende del leggendario campione dall’Oro di Roma del 1960 fino ad arrivare alla rivincita con George Foreman nell’epico match The Rumble in The Jungle in cui conquistò nuovamente il titolo mondiale. Il film non ottenne molte recensioni positive per l’epoca, con la regia di Tom Gries e Monte Hellman pesantemente criticata, ma vedere combattere il campionissimo sul ring è un’emozione unica. È raro che in un biopic sia lo stesso campione ad interpretare se stesso, ma dato che il film venne girato durante la carriera di Muhammad Ali nel momento di massima popolarità e prestigio la sua partecipazione è stata resa possibile. Molti colleghi non hanno visto di buon occhio questa scelta, dato che il campione era a tutti gli effetti in attività, ma comunque sia il risultato è stata un’ottima operazione di marketing. La canzone del film “Greatest Love of All” dall’icona della musica afroamaericana George Benson, mentre negli anni recenti è stata riproposta al grande pubblico con la cover di Witney Houston.

Il più grande campione di tutti i tempi che ha visto tanti film sulla sua vita non poteva non essere premiato con un Oscar e la statuetta più prestigiosa della settima arte arrivò nel 1997 con "When We Were Kings" ("Quando eravamo re"). Quello di Leon Gast doveva essere un documentario sul concerto di musica soul antecedente l’incontro tra Muhammad Ali e George Foreman nella “The Rumble in The Jungle” si è trasformato in un affresco intimo del fuoriclasse della boxe: viene descritta la lotta per i diritti civili e in favore degli afroamericani per cui Ali si è battuto per tutta la vita. Un campione fuori dal ring ancor di più che dentro al quadrato, che è riuscito con il suo carisma a far pendere dalla sua parte il tifo dei cittadini dello Zaire nonostante lo stesso Foreman fosse un atleta di colore. 90’ in cui Muhammad Ali viene visto ai raggi con filmati d’epoca che sono stati scritti su pellicola ben 22 anni dopo dal famoso documentarista. Don King annunciò trionfante “Lasciammo l'Africa in ceppi, ferri e catene. Ora torniamo in un'aura di splendore e di gloria scintillante” ed è proprio in questa magica atmosfera che si svolge non solo un incontro di boxe, ma un evento iperbolico in cui il campione dovrà azzannare la preda più giovane davanti a fan in visibilio per lui. Alì ha paura, si vede nel documentario in un modo che il film non sarebbe mai in grado di trasmettere, ma la paura di perdere è la vera forza di questo campione straordinario. Alì come nelle favole, come aveva già fatto nel 1964 contro Sonny Liston ribalta ogni pronostico e sconfigge il mostro. Forse è lì nella giungla che è diventato davvero immortale.

L’ultimo omaggio in ordine di tempo al grande campione è il film “Alì”, diretto dal regista pluricandidato agli Oscar Michael Mann, che ha visto protagonista nei panni del campione del mondo Muhammad Ali un intenso Will Smith (guardalo nelle nuove foto di Suicide Squad) qui, forse, alla miglior interpretazione della carriera. L’opera ripercorre i 10 anni della vita di Muhammed Ali che vanno dalla conquista del titolo mondiale nel 1964 fino all’epico scontro “The Rumble in The Jungle” del 1974 contro George Foreman. Un arco temporale più corto rispetto al primo film del 1977, ma non per questo meno intenso e appassionante. Il film di Mann però non è il resoconto di un epopea sportiva di cui tutti hanno detto tutto, ma il ritratto intimo di un grande uomo: dall’amicizia con Malcom X fino all’adesione convinta alla fede islamica che gli ha fatto cambiare nome passando dal campione del mondo Cassius Clay alla leggenda eterna Muhammad Ali. La regia di Michael Mann si esalta in questo film diverso dai suoi soliti lavori, lui che preferisce i thriller metropolitani, spaziando tra i momenti di massimo agonismo ed esaltazione sportiva fino a quelli più riflessivi dell’Ali privato. Un cult dei biopic sportivi, ma anche del cinema contemporaneo che sicuramente vedremo in questi giorni riproposto anche sui canali italiani del piccolo schermo.

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Crediti: web , Web