Metta World Peace a Cantù: Perché è la mossa dell'anno

Lo scatenato fratello di Metta World Peace lo ha già 'vestito' di biancoblù
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Da boutade a realtà, Metta World Peace (o Ron Artest, che dir si voglia) approderà davvero a Cantù. Il mondo del basket italiano è già in subbuglio, e ne ha ben donde. Ecco perché quella di Cantù è la mossa di mercato dell'anno.

La notizia si è diffusa da poco più di ventiquattr'ore, ma ha già fatto venire le farfalle nello stomaco a qualunque appassionato di pallacanestro italiano. Qualunque sia la sua latitudine, qualunque sia la sua fede cestistica, qualunque sia la sua opinione (favorevole o meno), è impossibile contenere l'eccitazione – o quanto meno la curiosità – per l'incredibile mossa di mercato dell'Acqua Vitasnella Cantù. Questo perché qualunque sia la latitudine, fede cestistica e opinione, e persino se l'appassionato in questione non segue il basket italiano, il nome in questione non gli è nuovo: stiamo parlando di Metta World Peace, al secolo Ron Artest (ma anche “The Panda's Friend”, il più bizzarro dei vari nomi con cui ha fatto impazzire l'anagrafe statunitense), tra i giocatori più popolari, controversi e mediatici degli ultimi 10 anni in NBA. Il quale, prima ancora che la società potesse annunciarlo e che i tifosi canturini potessero rendersi conto della veridicità delle relative voci, ha annunciato di essere in procinto di firmare per il club brianzolo.

Ma perché l'ingaggio di Artest (permetteteci di chiamarlo con il suo nome originale) è considerabile la mossa di mercato dell'anno, nel basket italiano e non solo? Innanzitutto, l'Acqua Vitasnella ha poco da perdere: è vero, i playoff sono ancora alla portata, ma difficilmente i ragazzi di Pino Sacripanti andrebbero oltre un settimo-ottavo posto che comporterebbe quasi certamente una mesta eliminazione al primo turno, dunque anche rischiare l'esclusione dalle magnifiche otto, se dall'altra parte della bilancia c'è un finale di stagione e playoff con il furore di Metta a spingere i colori biancoblù, non appare come una prospettiva così indigeribile. Ciò che il popolo di Cucciago non riesce a digerire, invece, è che la squadra di quest'anno si sia allineata al “grigiore” del campionato italiano, con gioco mediocre, stranieri non memorabili e poche emozioni al di là di quelle intrinseche in vittorie e sconfitte, e aveva un estremo bisogno di una ventata di entusiasmo – pur se potenzialmente effimera – come quella che sta travolgendo la Brianza in questi giorni.

Ma non è tutto: non è ancora dato sapere a quanto ammonterà lo stipendio di World Peace per questi due-tre mesi di contratto, ma la dirigenza guidata da Anna Cremascoli è tutto tranne che avventata, e avrà certamente fatto i suoi calcoli. Verosimilmente basati sul fatto che l'arrivo di un personaggio di tale portata (a meno di episodi estremi come quello che lo vide protagonista nel 2004 nella famosa rissa di Detroit quando vestiva la canotta di Indiana) renderà di fatto l'operazione a costo zero, considerando l'interesse che attirerà su Cantù (e di conseguenza sui suoi sponsor) senza contare l'eventuale merchandising ad hoc. E non è nemmeno escluso che, per portare a termine l'affare, la società non possa contare addirittura su sponsor supplementari. Del resto, se aziende come la Foxtown hanno voluto sponsorizzare la campagna europea divenendo main sponsor in Eurocup, perché un'azienda dovrebbe farsi sfuggire l'opportunità di legare il proprio nome – in qualche modo – alla certamente chiacchieratissima esperienza italiana di Artest.

Certo, il buon Ron, reduce dalla poco esaltante esperienza in Cina con i Sichuan Blue Whales, dovrà smentire i detrattori (l'uso parola “bollito” ha improvvisamente subito un'impennata in Brianza) dimostrando che le ginocchia sono ancora all'altezza di un campionato professionistico europeo e cercando di lasciare un ricordo migliore di quelli lasciati da meteore di provenienza NBA come Shawn Kemp e DerMarr Johnson (di lui si ricorda soprattutto che si presentò a Treviso con una pelliccia di cincillà color viola, ora pare abbia concluso la carriera in Messico). Ma fare peggio del dinoccolato Damien Hollis sarà difficile, almeno in termini di intensità; e se Metta riuscirà a far sognare il popolo canturino (per ora lo sta facendo a suon di tweet) e dare un colpo di defibrillatore alla pallacanestro italiana anche solo per qualche mese, magari riavvicinando alla Serie A alcuni americanofili il cui unico dio è la NBA, il gioco sarà già valso la candela. Il primo ciak sarà probabilmente a Pistoia nel posticipo Rai della prossima settimana, in attesa dell'esordio casalingo contro Capo d'Orlando in un Pianella che si preannuncia più rovente del solito. E se Artest ha conservato almeno parte del suo spirito da guerriero del parquet, questo non potrà fare altro che galvanizzarlo.

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