Matteo Renzi, Beppe Grillo, Enrico Letta: Top politica 2013

Matteo Renzi
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Renzi, Grillo e Letta sono i protagonisti indiscussi della politica italiana targata 2013. Iniziato sotto il segno dei 5 Stelle, l’anno si è chiuso con la vittoria di Renzi alle Primarie Pd. Malgrado ciò, il governo continua a resistere.

Il bello, il brutto e il … democristiano. Le fasi salienti della politica italiana targata 2013 possono essere riassunte con una formula tripartita cara al filone degli spaghetti western. Tre come i personaggi più significativi dell’anno che sta per chiudersi: Matteo Renzi, Beppe Grillo ed Enrico Letta. Tre uomini assai diversi per carattere e identità politica, ma le cui vicende personali (e di partito) hanno tenuto banco durante questi travagliati 12 mesi, soprattutto gli ultimi 7 del Governo di Larghe Intese.

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Matteo Renzi

Matteo Renzi è il vero (e ultimo) volto vincente del 2013. Il sindaco di Firenze, arrivato secondo alle Primarie Pd per la premiership a fine 2012, si è preso la rivincita in quel famigerato 8 dicembre con gli interessi. Il voto (quasi) plebiscitario a favore del Rottamatore, accreditato di quasi il 70% delle preferenze del popolo dem, ha reso l’ex concorrente de “La Ruota della Fortuna” una sorta di Messia del Terzo Millennio, chiamato a tagliare i rami secchi della vecchia e corrotta politica per risollevare il Paese da crisi economica e depressione morale. Coadiuvato dal fedele spin doctor Giorgio Gori (guru della comunicazione di scuola Fininvest), il neosegretario Pd ha rapidamente fatto breccia nei cuori dell’establishment italico: dai vari Jovanotti nella musica a Baricco nella letteratura, fino agli ex “rottamati” del suo partito Veltroni e Franceschini: il buon Matteo ha proposto una narrazione politica capace di infondere speranza nel nostro bistrattato Paese. Il 2014 potrebbe essere l’anno della svolta, ma Obama e Tony Blair sembrano ancora lontani.

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Beppe Grillo

Comici in politica? Ci provò il compianto Coluche in Francia qualche decina di anni fa, senza troppa fortuna. Nell’anno domini 2013, tal Beppe Grillo da Genova ha stupito tutti portandosi al 25,5% con il suo Movimento 5 Stelle alle ultime Politiche. In buona sostanza, il primo partito (fuori da coalizioni) del Paese, nonché il vincitore morale delle elezioni legislative. Dal “Vaffanculo Day”, offensiva di piazza contro le caste di politici e giornalisti “cani da riporto” del potere anziché da guardia, si è passati allo “Tsunami Tour” che ha infiammato le piazze di tutta Italia durante la campagna elettorale di inizio anno. La Rivoluzione del “Tutti a casa” preannunciata alla vigilia delle elezioni, però, non si è vista: dopo il niet sbattuto in faccia all’allora segretario Pd Pierluigi Bersani di fronte alla proposta di formare una maggioranza, è stata una lunga sequela di gaffe, complottismi, epurazioni. La carica dei 156 parlamentari eletti del M5S tra Camera e Senato, però, ha avuto il merito di produrre il primo grande Restitution Day della storia repubblicana: 1,5 milioni di euro di rimborsi elettorali, come promesso, sono rientrati nelle casse dello Stato. Vedremo se il miracolo Grillo si verificherà anche alle Europee di primavera: dopo Beppe, ci sono i Forconi.

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Enrico Letta

“Il potere logora chi non ce l’ha”, era solito dire il defunto Giulio Andreotti. Il presidente del Consiglio Enrico Letta sembra incarnare alla perfezione questa massima da Prima Repubblica. Entrato in carica il 28 aprile scorso dopo due mesi di grottesche trattative e consultazioni tra le forze politiche, ma soprattutto grazie alla spinta decisiva del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il Governo di Larghe Intese prometteva nuovi inizi e l’uscita dell’Italia dal baratro della stagnazione economica. Enrico Letta, assieme al presidente francese François Hollande, si presentava come il baluardo europeo contro il rigore di Bruxelles e del Cancelliere tedesco Angela Merkel. Da allora, mesi di rinvii, proclami e bei discorsi in Parlamento, che in principio avevano convinto persino Silvio Berlusconi ad appoggiare l’operazione Letta. Le previsioni di crescita economica per il 2014 (un secco 0) sono lo specchio di un esecutivo che sembra tirare a campare. Cosa che sembra però riuscire benissimo: nonostante dimissioni (ricordate il ministro Josefa Idem?) defezioni (l’uscita del Pdl-Forza Italia dalla maggioranza dopo la decadenza di Berlusconi) e la farsa fiscale di Imu, Tares e Tarsi, Letta non è ancora affondato e punta a completare il 2014 da Presidente di Turno dell’Unione Europea. Renzi permettendo.

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