Matteo Renzi: 3 vittorie con Sergio Mattarella

Il premier Matteo Renzi
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Sergio Mattarella è presidente della Repubblica, e Matteo Renzi esulta: premiata la sua scelta, Partito Democratico unito come non mai, Berlusconi liquidato, avversari divisi e disorientati.

Può piacere o non piacere, ma ogni tanto il premier Matteo Renzi riesce oggettivamente a estrarre dal cilindro dei colpi da fuoriclasse della politica – di una certa politica, certo – riusciti raramente persino a Silvio Berlusconi. Ne è un esempio l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, una vittoria su tutta la linea per il leader del Partito Democratico. I motivi sono molteplici: innanzitutto, Renzi ha indicato fin da subito (o quasi) il nome del candidato portato avanti dal PD, e previsto la sua elezione al quarto scrutinio, cosa puntualmente accaduta, e con una maggioranza persino superiore a quella attesa. In secondo luogo, Renzi è riuscito a far convergere tutto il suo partito, tradizionalmente lacerato da insanabili divisioni e correnti interne, sul nome di Mattarella. Persino alcuni dei suoi più acerrimi “amici”, da Civati a Fassina passando per Pierluigi Bersani, stavolta hanno remato dalla stessa parte, dando un segnale di coesione e unità d'intenti che raramente ha caratterizzato i democratici nella loro accidentata avventura politica.

Ma quel che più conta – o per lo meno che può avere maggiori conseguenze nei prossmi mesi – è che Renzi è riuscito a vanificare completamente gli sforzi dei partiti avversari, creando attriti inter-partitici e addirittura intra-partitici fino ad ora sconosciuti, almeno all'interno di taluni partiti. Con un colpo di spugna ha rinnegato il Patto del Nazareno ridicolizzando indirettamente Berlusconi, ha spaccato Forza Italia portando la senatrice Maria Rosaria Rossi a criticare neanche troppo velatamente Denis Verdini e Gianni Letta, e con la controversa “campagna acquisti” delle ultime settimane è riuscito anche a disgregare ulteriormente il Movimento 5Stelle, ormai oggetto di una graduale ma costante diaspora verso i tanto disprezzati partiti “classici”. Insomma, non ci è dato sapere se l'operato di Sergio Mattarella sarà contraddistinto ma maggior rettitudine e minori equivoci rispetto a quelli di Giorgio Napolitano, e nemmeno se alla lunga questa scelta pagherà dividendi a Matteo Renzi. Ma oggi “Renzie” può far partire il jukebox: c'è da festeggiare.

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