Marracash: Chi “annacqua” il rap ammazza il genere (Intervista)

L'intervista a Marracash
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Melty ha intervistato Marracash in occasione del grande successo di “Status”. La febbre del hip hop è già finita? Il King del Rap dice di no e il suo ultimo album ne è la conferma.

“L’importante è non “annacquare” l’hip hop a tutti i costi: portare il pop nel rap e non viceversa. L’arma vincente dell’hip hop è il testo: se fai il classico pezzo d’amore col chiaro intento di passare in radio è così che ammazzi il genere”. Abbiamo intervistato Marracash in occasione del grande successo del suo “Status”, un album che ha ottenuto il disco d’oro “con quattro passaggi radio in croce (ma buoni) e senza fare il gioppino in TV”, come lo stesso artista aveva recentemente affermato. Da cosa è dipeso il boom che l’hip hop ha vissuto negli ultimi anni? È già finita la febbre del rap in Italia? Prima di approdare all' 'Home Festival di Treviso - la manifestazione musicale in programma dal 3 al 6 settembre che vedrà salire sul palco il rapper della Barona durante la serata del 5 settembre - il King del Rap ci ha raccontato la situazione dell'hip hop nel nostro Paese e alcuni retroscena del suo ultimo disco. Marracash sarà solo uno dei Big Artist che andranno a comporre l'interessantissima line-up del Festival. Dai colleghi Fedez, J-Ax e Ghemon, aiNegrita e Lo Stato Sociale, così come saranno presenti gli Interpol e i Franz Ferdinand & Sparks, che faranno tappa all'Home Festival dopo aver preso parte al Coachella e allo Sziget. QUI troverete la line-up completa e tutte le info utili per la 6^ edizione dell'Home Festival di Treviso!

Melty: Cosa ne pensa il King del Rap del boom che l’hip hop ha vissuto in Italia negli ultimi anni? A cosa è dovuto questo exploit? Più che altro ci sarebbe da chiedersi come mai ci ha messo così tanto a uscire. Il rap è un linguaggio che appartiene alla modernità: è pieno di citazioni, è un calderone di generi musicali, un collage. Si potrebbe dire che il rap è la forma d’arte per eccellenza della contemporaneità.

L’ultimo anno, però, sembra ci sia stato un calo: l’hip hop sta già vivendo la parte discendente della parabola? A me sembra che vada ancora molto forte. La diffusione del rap, naturalmente, non è stato un fenomeno improvviso, ma un processo graduale iniziato circa 10 anni fa, fatto di lente conquiste e spazi ottenuti con fatica. Il boom c’è stato tra il 2012 ed il 2013, quando il rap è diventato un genere di moda. Adesso è passata la febbre, ma è rimasta una base solida, una bella fan-base di ragazzi amanti dell’hip hop.

Con “Status” hai fatto un album d’avanguardia a 35 anni. Che consiglio daresti ai giovani rapper per non far ristagnare il genere? Finché continueranno a uscire dischi di qualità il movimento andrà avanti. Dopo la corsa al pop dei primi anni – dovuta all’esigenza di far notare il rap anche in televisione e nelle radio – adesso c’è una riscoperta del genere nella sua purezza. Ancora oggi, però, ci sono delle difficoltà: diverse stazioni radiofoniche non sono molto favorevoli all’hip hop, pensa che in dieci anni di carriera sono passato solo una volta su Rtl. Per fortuna oggi non c’è la volontà di inseguire il pop a tutti i costi e gli album di qualità vanno avanti, nonostante i pochi passaggi. Con “Status” ho fatto il disco d’oro in molto meno tempo rispetto agli altri album. L’importante è non “annacquare” l’hip hop a tutti i costi: portare il pop nel rap e non viceversa. L’arma vincente dell’hip hop è il testo: se fai il classico pezzo d’amore col chiaro intento di passare in radio è così che ammazzi il genere.

A proposito di pop e rap ho una curiosità da chiederti: citi sempre Jovanotti nelle interviste. È una casualità? Semplicemente una volta lo nominai in conferenza stampa e poi ci hanno scritto tutti. Stimo Jovanotti: pur facendo pop italiano si mette in gioco ogni volta e non fa mai lo stesso disco. Sperimenta: si vede che è una persona creativa.

Nel tuo pezzo ‘A volte esagero’ dici: "Marra non è tipo che puoi dissare per farti un po' di promo facile". Il dissing nell’hip hop ha ancora senso o rischia di soppiantare i contenuti del disco? Se per dissing si intende lo scazzo tra due rapper che si nominano è un conto. In questi anni non è successo molte volte e a me non piace, non lo faccio quasi mai, solo a inizio carriera praticamente. Spesso si finisce per assorbire l’attenzione, distogliendola dai temi del disco. Per quanto riguarda il dissing a ignoti, invece, è un’attitudine del rapper: fa parte del genere ed è inscindibile. Anche in questo caso, però, se un rapper finisce col creare frasi del tipo “L’italia è una merda” o qualcosa del genere, è una banalità non un contenuto. Le citazioni, le metafore, il word-play: è questo il vero “contenuto”. Il rap, in questo senso, è simile alla poesia.

Qual è il pezzo di “Status” a cui sei più affezionato? Sicuramente ‘Vendetta’. È un pezzo ricchissimo di testo, pieno di parole posizionate con cura. È il brano manifesto del disco, quello in cui è stata recuperata tutta l’essenza di Marracash.

Crediti: marracash, rapburger.com