Maria Antonietta: "Io come PJ Harvey, non scendo a compromessi" 

Maria Antonietta - Live Ciao Gnari - Parigi
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La lady indie rock è tornata nella città della regina a cui si ispira. Maria Antonietta era a Parigi per l'ultima tappa del suo tour europeo, e si è raccontata all'Indiece di melty: "Non è vero che le etichette indipendenti siano garanzia di totale libertà".

Dopo la trasformazione del Marcovaldo in ristorante, il bar Ciaognari in rue des Pyrenées è diventato il nuovo tempio della musica italiana a Parigi. Dall'enoteca, attraverso una stretta rampa di scale, si scende in un coloratissimo salotto da concerto: sofà, lampadine colorate ed un grosso tappeto come quelli che si vedono nei live di Franco Battiato. Maria Antonietta è accompagnata da Giovanni Imparato e Fabio Marconi dei “Chewingum”, oltre che dalla solita Gretsch elettroacustica rossa. Dal vivo è fortissima: il timbro della voce squillante si sposa bene con le nervose incursioni di chitarra, il synth massiccio e i loop di batteria. Se ‘Giardino Comunale’ e ‘Abbracci’ sono tra i brani più riusciti, è con ‘Ossa’, il pezzo più punk dell’album, che esce fuori tutta la grinta dell’artista. Sul finale una sorpresa: una canzone inedita mai suonato dal vivo, la prima scritta da Maria Antonietta in francese. "Da un lato suonare all'estero è più semplice - racconta - perché riporta a fare tutto come se fosse la tua prima volta, ti dà un’altra spontaneità". Leggi l'intervista per L'indiece di melty!

Leggi anche il reportage da Treviso Home Festival 2014: Maria Antonietta, lady "indie rock"

Maria Antonietta: "Io come PJ Harvey, non scendo a compromessi" 

Come è andato il Tour europeo? È stato molto divertente, innanzitutto perché non lo avevo mai fatto! È curioso cantare i tuoi brani davanti a persone che non conoscono quella lingua. Ci sono stati tanti italiani che sono venuti ai live, però soprattutto in alcune città c’erano anche parecchie persone “local”. Da un lato è stato più difficile ovviamente, dall’altro più semplice perché trovarsi in situazioni così distanti geograficamente ti riporta a fare tutto come se fosse la tua prima volta, ti dà un’altra spontaneità. Direi che la data più bella in questo senso è stata quella di Londra.

Maria Antonietta: "Io come PJ Harvey, non scendo a compromessi" 

Maria Antonietta come una terza via tra Nada e le Sleater-Kinney: tu come ti vedi? Quale artista è per te un punto di riferimento? Un’artista che trovo eccezionale sotto molti aspetti è PJ Harvey. Ha scritto dischi molto distanti tra di loro, ha sempre ricercato, ha sempre sperimentato, ma soprattutto è sempre stata molto diretta: ha trovato una sua via, una sua poetica. L’ho sempre percepita come una donna che ha fatto pochi compromessi, che ha fatto più o meno sempre quello che voleva. Questo, in fondo, è il vero obiettivo: se tu non ti senti soddisfatto per quello che fai è inutile avere risultati positivi o fare successo. Io starei male.

Maria Antonietta: "Io come PJ Harvey, non scendo a compromessi" 

Questa tua attitudine, che potremmo definire punk, com’è poi confluita all’interno dei tuoi dischi? Direi che l’attitudine, al di là della forma che poi di volta in volta prende il disco, è punk nel senso che il mio modo di scrivere è sempre diretto, sull’onda dell’urgenza di dire alcune cose: non sto molto a limare o a mediare o a correggere quello che ho scritto in un certo momento. Ovviamente questo a livello testuale, poi a livello di arrangiamento è tutto molto più sedimentato. Quello che mi spinge a scrivere, però, è proprio questo, l’urgenza di scrivere alcune cose: tendenzialmente i dischi li scrivo in un paio di mesi.

Come definiresti il tuo ultimo album, “Sassi”? Direi che la frase che lo rappresenta meglio è “la felicità proietta sempre un’ombra lunga” perché credo che sia un disco che ho scritto in un momento di grande felicità, ma che in realtà non è un disco felice per niente: almeno io lo percepisco molto scuro. Forse perché quando sei così felice hai paura di perdere tutto da un momento all’altro: la felicità è una cosa enorme e impegnativa, proprio per questo è bellissima, ma allo stesso tempo capace di proiettare una grande ombra. Quando sei felice, poi, ti senti più in grado di affrontare anche le cose terribili, perché ti senti più forte e capace di esplorare a fondo ciò che di brutto ti è successo. Sono riuscita, perciò, ad esplorare alcuni aspetti e alcuni sentimenti in maniera più profonda e più “negativa” in quest’ultimo disco che nel precedente: lì c’era meno “discesa agli inferi” perché mi sentivo meno capace di potermela permettere.

Maria Antonietta: "Io come PJ Harvey, non scendo a compromessi" 

Hai pubblicato “Maria Antonietta” nel 2012 con Picicca, poi “Sassi” con Tempesta Dischi nel 2014. Ci racconti la dimensione delle etichette indipendenti italiane di oggi? A volte si ha l’impressione che nel mondo della musica indipendente tu possa fare un po’ quello che vuoi, anche perché le realtà di cui parliamo sono comunque abbastanza piccole. In verità le situazioni in cui puoi essere davvero libero secondo me ce ne sono poche. Io con Tempesta mi trovo molto bene: credo che si configurino più come un collettivo di persone che come etichetta. C’è un grande rispetto, nel senso che ognuno è un individuo parte di questo collettivo. Potremmo dire che manca una logica standard da etichetta e forse, paradossalmente, è proprio questo che mi piace.

Ultima domanda: sei a Parigi, quale momento migliore per spiegare il perché del nome Maria Antonietta? È un omaggio a una donna che è stata molto controversa, ma credo anche estremamente intelligente; il problema è che si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato. Al di là di questo, il motivo per cui l’ho scelto è perché credo che Maria Antonietta nella sua vita non sia poi stata molto libera, anzi penso si sia sempre sentita molto in trappola all’interno di un sistema di formalismi, di regole e di sovrastrutture. Siccome io nella mia vita vorrei sempre cercare di essere quanto più libera possibile, allora ho pensato di operare una “piccola rivincita” per lei che non ha potuto essere libera quanto voleva.

Crediti: Gabriele Naddeo, melty