Il Marcovaldo è uno “Stato Sociale”, il concerto a Parigi di Lodo &co.

Lodo degli "Stato Sociale" al Marcovaldo di Parigi
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Gli “Stato Sociale” fanno registrare il nuovo record di affluenza al bar Marcovaldo di Parigi. Lodo, Albi, Bebo, Kekko e Carota non credevano ai loro occhi. Reportage tra ultras di sinistra e ragazzine impazzite.

(di Nicola Accardo, PARIGI) - Il bar Marcovaldo di Parigi è il termometro perfetto dei fenomeni musicali e giovanili italiani. Soprattutto per chi vive da anni in Francia e di questi fenomeni non si è neppure accorto. Fu una sorpresa scoprire l’entusiasmo suscitato da Dente, Brunori Sas o Colapesce. Ma questa volta la sorpresa lascia spazio allo stupore. Gli Stato Sociale, una banda di cinque giovani umili e simpatici bolognesi, hanno scatenato la guerra. Il pogo in un elegante bar-libreria. Ad Alessia, erasmus di Lucca iscritta a Bologna, ho cortesamente chiesto di non spingermi: “Ma vai a ca.are! Ci sono gli Stato Sociale a Parigi e tu pensi ai quadri del Marcovaldo? ??”, mi ha risposto. Poi se l’è presa con un paio di ragazze venute in treno da Lille apposta per il concerto: “Hai visto quella? Non voleva farmi passare e mi ha chiamato ‘Ciccia’! Ma io devo stare davanti, li conosco meglio di chiunque altro, gli Stato Sociale sono la mia vita! ”. C’era persino chi aveva preso l’aereo in mattinata da Genova: due ultras della Sampdoria avvinazzati con la maglietta rossa saltavano così tanto col pugno chiuso alzato da riuscire a rompere una lampadina che pendeva dal soffitto. Arco e Francesca, una coppia di dottorandi originari di Lucca e Bolzano, avevano rinunciato all’ultimo al concerto di Goran Bregovic. ‘Ma davvero? ’ “Sì, abbiamo venduto i biglietti. Studiavamo a Forlì, gli Stato Sociale sono un’istituzione”.

I vetri appannati del Marcovaldo
I vetri appannati del Marcovaldo
Lodo degli "Stato Sociale" al Marcovaldo di Parigi
I vetri appannati del Marcovaldo
Gli ultras della Sampdoria al Marcovaldo
I vetri appannati del Marcovaldo
Marcovaldo - Lodo e la sua band
I vetri appannati del Marcovaldo

Lodo canta e strimpella la chitarra, Albi sta in piedi e lo aiuta col tamburello. Gli altri tre sono disoccupati: synth e tastiera si bloccano per l’umidità. Dentro fa caldissimo, fuori -2°C. Kekko, Carota e Bebo hanno gli occhi sgranati, non ci credono neppure loro. Ogni tanto disappannano il vetro per quelli che stanno fuori. Dentro ci sono un centinaio di fan accaldati, sanno i brani a memoria, c’è persino il metallaro timido che cantava a squarcia gola durante il concerto di Brunori Sas a settembre. “Il nostro pubblico è adolescenziale”, mi spiega Carota prima del concerto. Ma io so che ha torto. Il pubblico de “Lo Stato Sociale” copre tutta la generazione anni 80. E’ una fascia di giovani torturati, talvolta viziati, che ama l'electro-dance e soprattutto lavarsi la coscienza ascoltando brani come “Sono così indie” o “Mi sono rotto il cazzo”. Una generazione che comincia a capire i propri errori e a fare auto-critica. “Ma guarda che chi sta in prima fila ai concerti sono soprattutto ragazzini – insiste Carota – Gente che non è cresciuta con Berlusconi ma con Internet”. Devo ricordare loro che Monti è arrivato solo un anno fa e forse i nati negli anni 80 e 90 non sono così diversi.

I cinque fighetti ma che non se la tirano neanche un po’ (è questa la formula del successo), sono nati in diversi quartieri di Bologna (Santo Stefano, Bolognina, San Donato...), tra il 1984 e il 1986. “Uno solo è un fighetto del centro”, precisa Fio, coscienza ideologica e amico del gruppo, che li ha conosciuti a Radio Fujiko, storica antenna libera di Bologna, “quella che ha ereditato il numero di centralino di Radio Alice”. Ma non precisiamo chi è il fighetto, anche se a vederli è intuibile. Sono cresciuti in famiglie proletarie, alcuni figli di autisti di pullman, e questo li giustifica come autenticamente di sinistra. Extra-parlamentare: “Il mio endorsement per le elezioni 2013? Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori”, dice Lodo, coi capelli rossi ancora pettinati prima di scatenarsi sul palco. “E’ quello che non vede l’ora di andare al funerale di Andreotti e cantare l’Internazionale”, spiega Fio. Bebo, Lodo e Albi suonano da parecchio tempo insieme, in passato hanno studiato rispettivamente psicologia, drammaturgia e sociologia. Kekko è ricercatore informatico, Carota ha un altro gruppo e un sacco di lavori diversi alle spalle. Calcio o basket? Albi segue il Bologna anche in trasferta, Bebo tifa per la Virtus e Lodo per la Fortitudo. Ascoltano tutti musica diversa. Cosa li accomuna? “Ci sentiamo punk, nel senso di dire in faccia le cose che non ci piacciono”, continua Lodo. “E odiamo il capitalismo”.

Marco Ferrando
Marco Ferrando

Insieme dal 2009, il gruppo ha pubblicato il primo album a febbraio 2012, “Turisti della democrazia”. ‘Nel senso che vivete in una democrazia vacante? ’. “Buona interpretazione – risponde Carota – Ma in realtà è perché abbiamo un furgone con cui giriamo l’Italia. 125 concerti in un anno”. Quello di Parigi è il primo all’estero, nessun travestimento per l’occasione, ma una folla sconcertante ad attenderli. “Li hai tenuti troppo”, mi sgrida Francesca del Marcovaldo (che salutiamo e ringraziamo), ma in realtà c’è stato tempo solo per due chiacchiere. Che sono continuate nel dopo concerto. “Bella regaz”, salutano. ‘Ma arrivate già a fine mese? ’ “Macché – risponde Carota – per ora stiamo facendo solo volontariato fiscale, come i rari italiani che pagano le tasse”. Poco male, Alessia e le altre li aspettano fuori, nell’italianissima rue Charlot.

Crediti: © Giacomo Rosso, web