Mad Max Fury Road: Recensione da Cannes 2015, con Charlize Theron e Tom Hardy

Un'immagine di Mad Max Fury Road
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“Mad Max – Fury Road” è stato presentato al Festival di Cannes 2015. Il ritorno dietro la macchina da presa di George Miller è a dir poco esplosivo, con un Tom Hardy e una Charlize Theron in stato di grazia. Ecco la recensione del film!

(Da Cannes, di Enrico Fop) Applausi, urla di entusiasmo e risate. Ecco come è stato accolto “Mad Max – Fury Road" (le 5 cose da sapere sulla saga) all’anteprima stampa qui a Cannes, nella seconda giornata del Festival. Stiamo parlando del gradito ritorno dietro la macchina da presa di George Miller, leggenda australiana del cinema post-apocalittico. Colui che nel 1979 con "Mad Max" ha letteralmente inventato un genere, ispirando piu di una generazione di cineasti, scrittori, fumettisti e sviluppatori di videogiochi. L’operazione era rischiosa: rimettere mano a una saga amatissima dai fan e - come gia detto – saccheggiata per oltre tre decenni, per creare una sorta di reboot con attori, contesto e vicende quasi del tutto autonomi rispetto alla trilogia originale. Il risultato pero’ funziona e il film, ne siamo certi, riscuoterá il dovuto successo al botteghino internazionale. Il motivo è che a “Mad Max – Fury Road” non manca davvero niente: c’è azione (tanta), violenza, effetti speciali e un solido messaggio politico.

Mad Max Fury Road: Recensione da Cannes 2015, con Charlize Theron e Tom Hardy
Mad Max Fury Road: Recensione da Cannes 2015, con Charlize Theron e Tom Hardy

Il contesto è sempre lo stesso: siamo in un futuro distopico, dove la popolazione terrestre è in mano a tribu di delinquenti, che sfruttano i piu poveri e si fanno la guerra dalle loro autovetture corazzate. Il protagonista “Mad” Max Rockatansky (Tom Hardy) incontra Furiosa (Charlize Theron), una donna scappata dalla tirannia di Joe Immortan e divenuta con il tempo il simbolo di una rivoluzione in potenza. Dopo una diffidenza reciproca i due si alleano, con lo scopo di raggiungere una “terra verde” dove regna la pace e c’è acqua, cibo e materie prime in abbondanza. Per farlo, saranno costretti a fronteggiare Joe e il suo esercito di War Boys, dal loro TIR blindato. Riusciranno Max, Furiosa, Nux e le Cinque mogli a sopravvivere? Il punto di forza di “Mad Max – Fury Road” e il perfetto equilibrio tra azione adrenalinica e ricerca estetica. Bastano i primi 20 minuti per rendersene conto, grazie a quella fuga mozzafiato di Max raccontata con ralenti, time lapse, esplosioni, fiamme e montaggio serratissimo. Ma George Miller non si accontenta di intrattenere e si propone di reinventare il genere di riferimento attraverso un’estetica dell’eccesso, che rimastica in un paio d’ore un trentennio di nuovi immaginari. C’è quella dei videoclip metal (Slipknot in primis), c’è un po’ di Frank Miller ("Sin City", "300"), c’è la goffa iper-violenza di “Ken il Guerriero” e quella postmoderna di Quentin Tarantino. Ma la vera sorpresa di “Fury Road” è l'abilita' di Miller di andare oltre alla baracconata d’intrattenimento: il suo film è infarcito di riferimenti alla cronaca di oggi, in particolare alle pene del continente africano. Non a caso la location è stata il deserto della Namibia e non piu quello australiano. Si parla di immigrazione - quella disperata verso una “terra promessa” e che al posto della V8 si fa dai barconi, di guerra per il petrolio e di dittature sanguinarie. L’unico baluardo di speranza, sembra suggerirci Miller, sono le donne. Sulle loro spalle (e pance) il regista carica la speranza di un futuro migliore, nel quale non ci si preoccupera' piu' di sopravvivere e si comincera' a vivere, finalmente.

Enrico Fop

Crediti: Warner, web