Lo Stato Sociale al Sziget 2015: “Troviamo il coraggio di promuovere una cultura trasversale” (Intervista)

Lo Stato Sociale live al Sziget 2015
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L’indiece di melty ha intervistato Lo Stato Sociale subito dopo il concerto al Sziget Festival 2015. Leggi il report del concerto e l’intervista ai due “Alberti” del gruppo emiliano!

“Siamo felici di suonare qui in Ungheria, così siamo un passo più vicini ai Marò!”. Il concerto de Lo Stato Sociale al Sziget 2015 inizia con quell’ironia tagliente che ha reso celebre il gruppo bolognese e che, da ‘Sono così indie’ a ‘In due è amore, in tre è una festa’ ha accompagnato la band emiliana in lungo e in largo per lo Stivale e oltre, nel corso degli ultimi tre anni. Il pubblico, com’era prevedibile, è composto quasi per intero dalla “delegazione” italiana del festival, ma i ragazzi de Lo Stato Sociale si divertono lo stesso a tradurre in un inglese volutamente maccheronico i piccoli intermezzi fra una canzone e l’altra. A vederli qui al Sziget 2015, in scaletta con Kasabian, Avicii, Gramatik e Dropkick Murphys, fa un impressione stranissima, visto che in Italia i momenti in cui si toccano musica indipendente e mainstream si contano davvero sulle dita di una mano.

Lo Stato Sociale al Sziget 2015: “Troviamo il coraggio di promuovere una cultura trasversale” (Intervista)

“In Italia manca una concezione di cultura trasversale – riflette Bebo dopo il concerto - Paolo Conte diceva “gente per cui l’arte sta nei musei”. Un modo per risolvere questa spaccatura sarebbe senz’altro trovare il coraggio di mettere insieme cose differenti. Un festival fatto in questo modo apre gli orizzonti, supera i pregiudizi: la cosa bella della musica è che è libertà totale, poi è chiaro che avere gusti diversi è più che legittimo”. A proposito di libertà, Lodo e Bebo si scambiano sul palco un altro affettuoso bacio a timbro come quello al Concertone del Primo Maggio, tutto dedicato al premier Renzi, simbolo di quella parte della sinistra in cui la band non ci si rivede per niente. “Matteo Romagnoli di Garrincha Dischi – continua Bebo - dice sempre che “il pubblico è già pronto”, quindi dall’altra parte chi suona e chi produce deve semplicemente fare quello che gli pare, avendo il coraggio di assemblare e tirar fuori l’energia per costruire qualcosa, fottendosene del “o faccio il Mi Ami o il Gods of Metal”. La cosa più importante, in ogni caso, è che le istituzioni si accorgano davvero che la cultura dà da mangiare”.

Lo Stato Sociale al Sziget 2015: “Troviamo il coraggio di promuovere una cultura trasversale” (Intervista)

Italiani o non italiani, il pubblico de Lo Stato Sociale al Sziget 2015 se ne frega altamente del caldo pomeridiano e si scatena: sulle note de ‘Questo è un grande paese’, i componenti del gruppo inscenano un grottesco balletto estivo, e sembra si divertano ancora di più dei ragazzi che li guardano da sotto il palco. Sul perché è difficilissimo ascoltare in una radio italiana canzoni come questa, lo spiegano i due Alberti del gruppo nell’intervista post-concerto: “Il problema della radiofonia in Italia è che le grosse emittenti e i grossi gruppi editoriali partecipano all’edizione di brani che poi passano in radio per avere loro stessi un ritorno economico. Le heavy rotation hanno questo grosso difetto che è come un oligopolio. Una volta ascoltando Radio Deejay - non c’erano Linus e Nicola, ma altri due tizi che parlavano della crisi estiva, persone che non hanno i soldi per andare in vacanza ecc. – hanno mandato in onda 30 secondi di “Estate povera” dei Ministri.

La musica indipendente in Italia viene lasciata così, in sottofondo. Così ragiona la radiofonia nei confronti di ciò che non è legato alle loro economie, a un contratto di distribuzione radiofonica o a quello che secondo loro la gente non vuole ascoltare. Passi i Foo Fighters, perché non passi anche i Ministri?”. L’avventura ungherese de Lo Stato Sociale si chiude sui toni festosi di ‘Abbiamo vinto la guerra’ e ‘Io, Te e Carlo Marx’: quand’è che anche in Italia vedremo senza sorprenderci affatto un gruppo spagnolo, tedesco, belga o francese che si esibisce al fianco dei nostri artisti italiani? Quando inizieremo seriamente a fregarcene di tutte le barriere culturali che ci siamo costruiti negli anni e a vivere la musica nella sua piena libertà?

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Crediti: meltyprod