Lello Savonardo: Linguistica e sociologia ai tempi di 'Bollicine'

Lello Savonardo con Ligabue durante i Radio Lab sui linguaggi creativi
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La poetica, le critiche e i pregiudizi, la rockstar che cambia nel tempo, il senso della ribellione: il Prof. Savonardo dell’Università di Napoli ci aiuta a scoprire l’universo di Vasco Rossi e “Bollicine”, a 30 anni dalla pubblicazione.

La poesia di Vasco

I detrattori di Vasco Rossi, quelli che non prestano attenzione ai testi, o ancora quelli che diffidano dei fenomeni di massa allo Stadio San Siro, puntano spesso il dito contro i monosillabi delle canzoni: “Eh”, “Dai”, “Vai”... Basta una chiacchierata con Lello Savonardo, punto di riferimento per la sociologia della musica ormai in tutta Europa (i suoi testi sono tradotti anche in francese), per risituare quei monosillabi nella poetica di Vasco. Perché di poesia si tratta: “La sua forza, trent’anni fa, consisteva nel trasmettere una credibilità fuori dal comune. Era vero perché sincero, lontano dalla popstar costruita a tavolino. La sua era poetica della strada, del linguaggio parlato. Suscitava emozioni ricondotte direttamente a chi ascoltava”. E poi c’è l’universalità dei testi: “Quando Vasco canta oggi ‘Vita Spericolata’, la canzone porta con sé i cambiamenti di un’epoca. Ma l’esigenza di evasione dalla realtà esiste sempre, così come la sua ribellione intellettuale: durano nel tempo”.

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Le critiche

Vasco fu un incompreso? In alcune interviste il cantante sembra voler dire che, negli anni ’80, il suo successo era in parte mal ricevuto dalla critica musicale. Soltanto gli anni ’90 lo avrebbero sdoganato come un fenomeno pop osannato da gran parte dei giovani italiani. “Io non sono d’accordo – spiega Savonardo – Vasco non ha mai avuto difficoltà dal punto di vista discografico”. E’ l’interpretazione delle sue canzoni che è cambiata nel tempo. “Avevo 15 anni all’epoca di “Bollicine”, e anche io cominciavo a scrivere canzoni. ‘Vita spericolata’ mi travolse, così come la blasfema ‘Portatemi Dio’ o ancora ‘Deviazioni’, che più di qualunque altra attaccava il perbenismo ipocrita di quei tempi. Eppure, ‘Bollicine’, la coca, la coca-cola, la pubblicità... quella canzone mi aveva spiazzato”. Un assist a una multinazionale, un inno alla droga come elemento fondante dell’esistenza di un rocker, cos’era quella canzone? “C’è voluto del tempo per capirlo, per me e tanti altri. Diversi anni più tardi ho smontato i pregiudizi, ho colto in quella canzone l’attacco al perbenismo, all’uso della Coca-Cola intesa come bibita, e anche una geniale citazione del linguaggio pubblicitario, che aveva avuto il proprio boom negli anni ’80”.

La rockstar è cambiata, Vasco anche

Ai tempi di “Bollicine” la figura della rockstar era distinta nettamente dalla popstar. Ora la contaminazione dei generi e il nuovo modo di comunicare hanno confuso i due ruoli. “Vasco è cresciuto come una rockstar, ma è diventato anche l’artista numero uno in Italia. Soltanto che prima la rockstar era inarrivabile e inaccessibile, ora ci si può comunicare direttamente”. Vasco scappava dal palco di Sanremo prima che la musica finisse, tenendo le mani in tasca. Il cantautore di Zocca ha avuto problemi con la droga, che ne amplificavano l’immagine di ribelle maledetto. Ma poi la sua immagine è cambiata: “La ribellione della giovinezza non è la stessa di un uomo di 60 anni. E’ stato bravo a gestire il suo successo con lucidità, superare le difficoltà con la droga gli è servito a sviluppare meglio la sua creatività. La droga per lui non è stato sinonimo di declino, come per tante altre rockstar”. Ora Vasco è diventato social, comunica direttamente coi fan, mentre il mondo si scopre meno ribelle, alla ricerca della tranquillità. Come spiega Luca nel ricordo di tre generazioni cresciute con 'Bollicine', Tricarico canta l'inno alla tranquillità. “E’ normale, trent’anni fa i punti di riferimento erano ben saldi, ora cerchiamo un rifugio dalla velocità, dallo stress e dall’incertezza. Le modalità di reagire al contesto cambiano”.

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Crediti: Rolling Stones, facebook