Le Iene: Pelazza e le torture durante le missioni di pace

Missioni di pace?
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Nella puntata de “Le Iene” del 16 aprile, Pelazza ha continuato la sua inchiesta sulle torture perpetrate dai soldati italiani durante le missioni di pace. Leggi cosa ha scoperto su melty.it.

Uno dei servizi più attesi della puntata de “Le Iene” del 16 aprile era quello di Luigi Pelazza che già dalla scorsa settimana si sta occupando delle torture inflitte ai civili da soldati italiani durante le missioni di pace. Il 9 aprile, la Iena, aveva mostrato ai telespettatori un video girato nella base italiana di Nassiriya nel 2003 nel quale si vedeva una parte del distintivo di un militare italiano. Nonostante ci siano testimonianze sull’effettiva esecuzione di torture nel 2003, il video in questione era un fotomontaggio: nel video originale scovato da Pelazza e diffuso da Wikileaks nel 2010 non si vede nessun soldato. In seguito al servizio de “Le Iene” di una settimana fa, la Procura di Roma ha aperto due inchieste. La Iena in questa seconda parte della sua inchiesta vuole dimostrare che anche la missione in Somalia del 1993 non era solo “di pace”.

Le Iene: Pelazza e le torture durante le missioni di pace

Luigi Pelazza è in possesso di una foto nella quale si vedono tre paracadutisti italiani e un ragazzo somalo che si trova a terra, nudo. Uno dei militari ha tra le mani dei cavi elettrici e sta per scaricare una scossa sui genitali del giovane. Le Iene sono riuscite a rintracciare Valerio, colui che teneva i cavi e che ora è un maresciallo dell’esercito. L’uomo ha negato ogni cosa riguardante quella foto e non ha risposto alla domanda incalzante di Pelazza: “Eseguivate degli ordini o era una vostra iniziativa? ”. Di certo sappiamo che il maresciallo ha subito un processo e ha dovuto pagare 30 milioni di lire come risarcimento.

Le Iene: Pelazza e le torture durante le missioni di pace - photo
Le Iene: Pelazza e le torture durante le missioni di pace - photo

Pelazza con il suo servizio non si è fermato alle evidenze di quanto accaduto nel passato, ma ha anche proposto una simulazione di tortura. Un militare italiano ha “torturato” lo stesso Luigi Pelazza, secondo le istruzioni che gli sono state impartite dall’esercito. L’obbiettivo della tortura è la regressione del soggetto che si deve sentire completamente dipendente dall’esecutore e quindi costretto a parlare. La regressione si ottiene con diversi metodi che vanno dalla deprivazione sensoriale alle molestie fisiche e verbali. Impressionante è vedere come il militare, pur prendendo parte a una simulazione ed essendo ripreso da una telecamera, riesca ad agire senza alcuna remora e debba addirittura essere fermato dal cameramen perché fuori controllo.

>>> Guarda sul sito Mediasiet il video del servizio di Luigi Pelazza

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Crediti: Video Mediaset, Archvio web, Terre des Hommes Italia, Le Iene Facebook, Le Iene