Le Iene: Matteo Viviani e l'Eutanasia (VIDEO)

Matteo Viviani Le Iene
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Matteo Viviani affronta per il pubblico de Le Iene un “Viaggio al termine della vita”, ascoltando la voce e i pensieri di chi è contrario o a favore dell’eutanasia.

Dopo una manciata di settimane dall’ultima volta proprio oggi, 19 marzo, giorno in cui 40 parlamentari hanno firmato a favore della “morte dolce” Matteo Viviani torna su un argomento, ancora spinosissimo in Italia: l’eutanasia. Nel Belpaese tale pratica è considerata omicidio e chi la mette in atto rischia fino a 15 anni di condanna. L’argomento eutanasia è delicato ed è infatti con estrema grazia che Viviani lo tratta sentendo, democraticamente, campane diversissime di due uomini di scienza. Nel servizio della Iena intervista Mario Melazzini: un medico malato di SLA da quando aveva 43 anni assolutamente contrario alla morte dolce in quanto per lui la vita è un bene indisponibile e l’anticipo della morte, anche in virtù della religione e di quell’angolo dell’anima riservato alla speranza, è una sorta di omicidio oltre che un mezzo per cedere alla paura. Melazzini fu uno di quelli che si schierò contro il medico che staccò la spina a Piergiorgio Welby, su volere del paziente.

Non è un caso quindi che Viviani, per dovere di completezza, abbia intervistato per il suo servizio “Viaggio al termine della morte” proprio Mario Riccio l’anestesista e animatore che regalò a Welby la libertà di rendere possibile la sia scelta, angelo tra gli angeli che lavorano in quel limbo tra la vita e la morte. Il medico spiega con chiarezza che, pur essendo ancora illegale in Italia l’eutanasia, esistono comunque metodi (legali) che accompagno i pazienti alla fine della loro esistenza come la desistenza terapeutica che porta al decesso per fame, sete o mancanza d’aria e la sedazione farmaceutica e sottolinea che secondo il suo ateo parere “Ci sostituiamo a Dio sia quando interrompiamo le terapie e quando prolunghiamo le vite con le terapie. Anche il Papa lo chiese al Cardinal Martini al tempo. Da quello che risulta dai testi scritti sì, e non deve spiegarlo un medico”. Sono 18000 l’anno, più o meno, i casi sui quali si usano pratiche approvata dall’italica legge che non sono considerate criminali come criminale, purtroppo, è ancora scegliere di morire secondo il proprio concetto di dignità.

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