La teoria del tutto: La recensione del film con Eddie Redmayne e Felicity Jones

La teoria del tutto
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La teoria del Tutto può contare su una splendida fotografia e due interpreti in uno stato di forma eccellente, ma non riesce a restituire in pieno la straordinarietà della storia che racconta.

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, questo in sintesi il messaggio che emerge da La teoria del tutto, biopic che ruota intorno alla figura del genio dell’astrofisica Stephen Hawking. La pellicola diretta da James Marsh si basa sul libro “Verso l’infinito” scritto dalla prima moglie di Hawking, Jane Wilde. I fan del grande astrofisico resteranno delusi: 120 minuti non raccontano, se non in pochissime battute, il lavoro di una grande mente né le teorie da lui elaborate nel corso degli anni, ma si soffermano sul suo matrimonio e sul progressivo deteriorarsi dei suoi sentimenti nel corso dei 30 anni di vita di coppia. E’ il 1964, e Stephen è uno studente di Cambridge. Incontra ad una festa Jane, studentessa di lettere: è il colpo di fulmine, l’incontro tra l’arte e la scienza, i valori cristiani e l’ateismo. Stephen è affascinato da questa ragazza così diversa da lui eppure in grado di tenergli testa in tutte le situazioni: i due iniziano una storia fatta di gite in barca, balli scolastici e lezioni di astrofisica sotto le stelle. Sembra essere la favola perfetta, fino a che il ragazzo non scopre di avere una atrofia muscolare progressiva e gli vengono diagnosticati due anni di vita. Jane lo sposa, convinta che non morirà: trascorreranno 25 anni insieme, avranno tre figli e Hawking pubblicherà un best seller sulle sue teorie, ma lo scorrere del tempo inciderà inevitabilmente anche sui loro sentimenti.

La teoria del tutto: La recensione del film con Eddie Redmayne e Felicity Jones

Pur godendo di un fascino unico e di moltissimi pregi, va subito detto che La teoria del tutto non è un film perfetto, per diversi motivi. In primis le lacune e la superficialità con cui gli sceneggiatori si sono avvicinati ad una figura come quella di Hawking, dovendo contare unicamente sul punto di vista della moglie: lo scienziato è famoso per come riesce ad esporre con disarmante semplicità teorie complicatissime, ma nella pellicola non c’è il minimo riferimento. Quello che viene raccontato è soprattutto la sua vita privata, e la splendida fotografia, che nelle tonalità del seppia fa il verso agli scatti di una vecchia polaroid, ci fa spiare dal buco della serratura i momenti più felici della vita di Stephen e Jane perché, nonostante tutto, come dice Hawking sono “una famiglia normale”. Una famiglia normale se non fosse per la malattia, l’evento centrale della vicenda, il cui imminente arrivo è anticipato da una serie di indizi registici sottilmente sparsi da Marsh. Eppure, non sono i problemi fisici a sancire la fine della favola d’amore tra i due protagonisti, i cui motivi vengono appena accennati: quello di Hawking è un gesto di altruismo per lasciare “libera” Jane di amare un altro, o è egoismo allo stato puro? Un passaggio troppo importante per lasciarlo alla libera interpretazione dello spettatore.

La teoria del tutto: La recensione del film con Eddie Redmayne e Felicity Jones

Etichettare comunque La Teoria del Tutto come un film mediocre sarebbe ingiusto, ingiusto per la splendida fotografia, per la bellissima colonna sonora di Jóhann Jóhannsson e per l’obiettività di fondo con cui si è maneggiata una storia così delicata senza incorrere nel pietismo. Non si può non restare sbalorditi dalla cura e dagli incantevoli abiti indossati dai personaggi, ma soprattutto non si può bocciare questo film perché due performance come quelle di Eddie Redmayne e Felicity Jones da sole lo innalzano ad un livello superiore. Il giovane attore inglese, fresco vincitore di un Golden Globe, è un vero e proprio cavallo di razza, e come Daniel Day Lewis in “Il mio piede sinistro”, si cala con impressionante e maniacale cura nei panni di Hawking. La trasformazione è impressionante: Eddie è Stephen quando aveva 20 anni, con i suoi occhiali storti e l’ironia folgorante, e lo è quando ha 60 anni e può parlare solo muovendo le sopracciglia, mantenendo comunque negli occhi lo stesso bagliore e la stessa vivacità intellettiva di quando poteva camminare. Sarà una lotta difficile agli Academy cotro un Michael Keaton che appare al momento l’uomo da battere. La vera sorpresa resta comunque Felicity Jones: un volto nato per stare davanti alla macchina da presa accompagnato da un talento non indifferente. La ragazza sembra avere tutte le carte in regola per diventare una diva: allure d’altri tempi, talento e glamour, che non guasta mai. Ne sentiremo parlare, prendete nota. Le due performance non possono comunque cancellare la vera pecca del film, che resta il finale, smaccatamente ruffiano e fin troppo “normale” per una vicenda straordinaria come quella di Hawking: ridurre le teorie del tempo e dei buchi neri al valore incommensurabile della famiglia? Bella mossa per commuovere lo spettatore più sensibile, ma tra flashback telefonati e rallenty da soap opera avremmo preferito una più degna conclusione, straordinaria come la storia che racconta.

Crediti: acinidicinema, Universal Pictures, web