La Grande Bellezza, Pif e gli altri: I migliori film italiani 2013

Jep Gambardella
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La redazione di melty.it ha votato: “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino è il miglior film italiano del 2013. Segue Pif con “La Mafia uccide solo d'estate”, per gli altri soltanto voti sparsi qua e là.

Non è stato un grande anno per il cinema italiano, il 2013. Non se lo si paragona al 2012, quando Matteo Garrone, Marco Tullio Giordana e i Fratelli Taviani (con tanto di Orso d'oro a Berlino) confezionarono film di grande qualità. Ora che la redazione di melty.it è diventata grande, non è stato difficile individuare il migliore. “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino ha collezionato ben sette voti, da parte di cinefili e non. Così Niccolò Inches, nella recensione de “La Grande Bellezza”, descrive il protagonista Jep Gambardella, interpretato da un grande Toni Servillo: “Scrittore (anche se la sua carriera si è fermata all'unico romanzo di gioventù) reinventatosi giornalista, Jep è l'icona del jet set della Capitale. Sì, quello dei salotti buoni e della promiscuità sessuale. Il mondo dell'elegante e impomatato Jep, che tradisce un simpatico accento campano, è condito da mostri sociali di gran lusso e oscenità”.

Il giudizio sul film trapela un sensazione di incompletezza che ha provato anche chi scrive: “Non è una trama focalizzata, non una sceneggiatura puntigliosa, ma un affresco ben pitturato attorno alla noia nostalgica di un personaggio dello show-business. Sorrentino si rivela ancora una volta maestro delle immagini e dei suoni, regalandoci inquadrature di grande impatto. La durata del film (più di due ore) è forse una pecca, così come l'insistenza su molti scorci della città, ma l'espressività di Servillo e il (tragico) realismo degli altri personaggi la rende un'opera di intensa attualità”. Manca una vera e propria trama, ma né gli Oscar 2014, né i Golden Globe, lo rimprovereranno al regista de “La Grande Bellezza” Paolo Sorrentino, che va probabilmente incontro ai massimi riconoscimenti internazionali.

La mafia uccide solo d'estate

Subito dopo viene Pierfrancesco Diliberto detto Pif, con tre preziosi voti. Forse spinto dalla prossimità con la nostra generazione, favorito dalla fortunata fama televisiva, Pif con “La Mafia uccide solo d'estate” si è imposto come la piacevole sorpresa del cinema italiano 2013. Rivelandosi un'ottima voce narrante, un discreto attore, bravo regista di una commedia che dice più di 10 film gonfi di retorica sulla mafia. Il film, che si è conquistato un dossier con ben sette articoli su melty.it e persino gli elogi di Paolo Virzì in un'intervista esclusiva, era stato visto in anteprima al Torino Film Festival 2013 da Valeria Arena: “La mafia uccide solo d’estate indaga il ruolo della famiglia a cui Pif affida, anche un po’ utopisticamente, un duro compito: il senso della storia. Quella di Arturo, la famiglia da cui non prendere esempio, risponde poco e male alla curiosità del figlio, in più, lascia che sia Andreotti, l’eroe del protagonista, a dare consigli su come conquistare una donna. La questione dell’innamoramento, che da una parte vede Flora e dall’altra Giulio Andreotti è inevitabilmente legata, come ogni romanzo di formazione che si rispetti, alla delusione”.

E' invece il lieto fine del film che non va giù alla giovane cronista siciliana: “Per quanto 'La mafia uccide solo d’estate' faccia divertire e affronti temi di rilevanza sociale e civile in maniera del tutto originale, in primo luogo il senso della storia e il suo rapporto con il cittadino medio, la trappola della retorica e dell’idealismo è sempre dietro l’angolo, e spesso Pif la prende in pieno – soprattutto quando appare Arturo in età adulta”. Correndo il grosso rischio di litigare con altri sfegatati fan di Pif in redazione, Valeria Arena conclude: “Se poi si parla di mafia la situazione si fa ancora più complicata. A onor del vero, per quanto le immagini di repertorio e le varie targhe commemorative facciano sempre il loro effetto – l’emozione è tanta anche alla miliardesima visione – la sensazione che si ha, una volta uscita dal cinema, è che, per l’ennesima volta, sia è stata raccontata la stessa storia. Ecco qual è la vera occasione mancata da Pif: non aver tenuto il piede sull’acceleratore fino alla fine”.

Gianfranco Rosi, ma soprattutto Salvatores e Maria Sole Tognazzi

Quelle dell'inviata al TFF 2013 sono opinioni prettamente personali, ma argomentate e quindi riportate in questa sede. E chi disprezza compra: Valeria Arena ha votato "La mafia uccide d'estate" come migliore film italiano con, al suo fianco, "Un castello in Italia” di Valeria Bruni-Tedeschi, non proprio una maestra del cinema, e tantomeno di quello francese. Altri maestri hanno invece incassato la menzione meritata da parte degli altri redattori: Gabriele Salvatores con il riuscito esperimento di “Educazione Siberiana”, e Giuseppe Tornatore con “La Migliore offerta”. L'auspicio è che i due riprendano presto a produrre film in lingua italiana. Si inseriscono invece nella magra ma qualitativa produzione italiana gli ottimi “Viaggio Sola” (Maria Sole Tognazzi, con una sontuosa Margherita Buy), “Salvo” di di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia (a proposito di amore e mafia prima di Pif) e “Anni Felici” (Daniele Lucchetti, con Kim Rossi Sweart e Micaela Ramazzotti). Il vincitore del Leone d'Oro a Venezia, “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi totalizza soltanto il voto di un incallito cinefilo, “Cha Cha Cha” di Marco Risi con Luca Argentero quello del nostro esperto di televisione. Senza voti, ma certamente un buon film, "L'ultima ruota del carro" di Giovanni Veronesi, che divise la stampa al Festival di Roma. Quali sono stati i vostri film italiani preferiti del 2013?

Crediti: 01 distrubution, PANORAMIC, Rai Cinema, web , melty.fr, Archivio web