La Grande Bellezza al cinema: Recensione

Alcune immagini tratte dal film
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L'attesa italiana per il Festival di Cannes era tutta per il nuovo fim di Paolo Sorrentino. Un decorato viaggio introspettivo nella superficialità della borghesia romana. La recensione di melty.it.

Le statue del Gianicolo sotto il sole, turisti dall'Estremo Oriente, uomini e donne di Chiesa. Quali migliori ingredienti per "La Grande Bellezza", ultima opera di Paolo Sorrentino presentata a Cannes 2013, nel confezionare un ritratto di Roma con (pochi) pregi, difetti e clichés? Ciò che manca, forse, è un tocco di sana e robusta volgarità. Robusta come la silhouette della ex musa erotica di Tinto Brass, Serena Grandi, che dà il volto all'amica cocainomane del fresco 65enne Jep Gambardella, interpretato da un magistrale Toni Servillo. Scrittore (anche se la sua carriera si è fermata all'unico romanzo di gioventù) reinventatosi giornalista, Jep è l'icona del jet set della Capitale. Sì, quello dei salotti buoni e della promiscuità sessuale. Il mondo dell'elegante e impomatato Jep, che tradisce un simpatico accento campano, è condito da mostri sociali di gran lusso e oscenità. Sceneggiatori teatrali squattrinati che convivono con studenti universitari (un inedito Carlo Verdone), parvenus del commercio alla ricerca del sesso facile (Carlo Buccirosso, qui in una caricatura un pò defilata dal resto dei personaggi), nobili decaduti a noleggio, facoltose donne di mezza età che ballano a ritmo del simbolico "A far l'amore comincia tu" di Raffaella Carrà (rigorosamente in versione trash-remix di Bob Sinclar). Il tutto "assemblato" grazie a montagne di polverina bianca e litri di botox. Un habitat per il quale si potrebbe scomodare il detto "nani e ballerine", se non fosse che il nano c'è, ed è pure di tutto rispetto: si tratta di Dadina, scaltra direttrice della rivista per cui il nostro Jep scrive.

La Grande Bellezza al cinema: Recensione - photo
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Una carrellata di mostri immersi nel "vortice della Mondanità", come confessa Servillo-Gambardella. E il vecchio Jep ci sguazza dentro, ne è complice, pur con tutto il disincanto e l'ironia che merita un ambiente che sembra uscito da Stracafonal di Umberto Pizzi, spesso sbeffeggiato dallo stesso Jep. Quella di Gambardella è una auto-anestesia nel mondo di feste e festini senza freni, un ineluttabile incedere nella modernità plastica e liquida. Ma il castello di carta di 30 anni di vita romana comincia a mostrare qualche crepa: il vuoto pneumatico dei discorsi da salotto, dalle finte lezioni di vita della scrittrice "engagée" (solo perché amante del politico di sinistra) alle ricette del cardinale in odore di Pontificato, porta progressivamente Jep a guardare altrove. La saggezza della governante extracomunitaria, l'ingenua autenticità della stripper coatta Ramona (Sabrina Ferilli), il legame involontario con il marito di Elisa, la donna che Jep ha sempre amato: "L'altrove è altrove" ammette Jep, questa vita "è solo un trucco", con un leit-motiv di amarezza che percorre tutto il film.

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Non è una trama focalizzata, non una sceneggiatura puntigliosa, ma un affresco ben pitturato attorno alla noia nostalgica di un personaggio dello show-business. Sorrentino si rivela ancora una volta maestro delle immagini e dei suoni, regalandoci inquadrature di grande impatto. La durata del film (più di due ore) è forse una pecca, così come l'insistenza su molti scorci della città, ma l'espressività di Servillo e il (tragico) realismo degli altri personaggi la rende un'opera di intensa attualità. In molti vedono ne "La Grande Bellezza" un omaggio a "La Dolce Vita" di Federico Fellini, ma se gli anni del Boom e le terrazze Martini erano il simbolo dell'Italia che si rialzava dalla miseria della guerra, i party nei super-attici all'ombra del Colosseo sono sprazzi di decadenza. Quella del regista campano è un opera di introspezione nell'animo di un redento (ma onesto) uomo da salotto, in una cornice da Basso Impero: l'élite italiana del nostro tempo. Flaubert, come dice Jep-Toni Servillo, non è mai riuscito a scrivere un romanzo sul niente. Paolo Sorrentino ci ha costruito un film. Visti i tempi, non è cosa da poco.

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Crediti: Youtube, Archivi web, Archivio web, Medusa Film