“La Giovinezza": La recensione del nuovo film di Paolo Sorrentino da Cannes

La Giovinezza di Sorrentino
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“La Giovinezza” di Paolo Sorrentino è una lucida riflessione sullo scorrere del tempo e sull’importanza della libertà creativa. Appassionante, a tratti esagerato, e con un Michael Caine in stato grazia.

"Si può nascere vecchi, come si può morire giovani” diceva Jean Cocteau, e Paolo Sorrentino non deve pensarla in maniera molto diversa stando a quanto visto in “Youth- La Giovinezza”, il suo ultimo film presentato in concorso a Cannes. Anche questa volta, cosi come per “La Grande Bellezza” qualche anno fa, il regista napoletano ha letteralmente spaccato in due la critica, ma pur non raggiungendo i picchi di poesia del precedente lavoro, Youth risulta un film più che dignitoso che merita almeno una visione. Al centro della pellicola ci sono Fred Ballinger, anziano direttore d'orchestra, e Mick, attempato regista ancora in attività. I due risiedono in un elegante hotel ai piedi delle Alpi, e si trovano a pensare insieme al futuro, osservando con curiosità le vite dei propri figli e degli ospiti dell'albergo in cui risiedono. Mick trova delle difficoltà nel portare a termine il suo ultimo film, mentre Fred si è ritirato dalle scene ormai da molti anni, fino a quando un giorno busserà alla sua porta un emissario arrivato direttamente da Buckingham Palace per conto della Regina Elisabetta, che lo vorrebbe a dirigere un concerto in occasione del compleanno del duca di Edimburgo. Le vicende dei due protagonisti si intrecciano con quelle di una serie di comprimari di lusso, personaggi che si muovono sullo sfondo di una location asettica (un vero e proprio “nowhere” ) come figure di un dipinto su tela: corpi bellissimi ma anche decrepiti che il regista non esita a mostrare alla telecamera. Differenti per aspirazioni ed età anagrafica, in alcune tra queste “maschere” non è difficile identificare personaggi anche noti, come un disincantato Diego Armando Maradona, mito assoluto di Sorrentino e forse sintesi perfetta di una giovinezza di successo oscurata da una “vecchiaia” fatta di acciacchi fisici e impossibilità a realizzare i propri sogni.

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“La Giovinezza": La recensione del nuovo film di Paolo Sorrentino da Cannes

Se si volesse trovare una definizione al film si potrebbe dire che “La Giovinezza” è lo sguardo disincantato del passato sul futuro, della vecchiaia sulla giovinezza e di come due uomini più in là con l’età si rapportino ad essa. A contrario della maggior parte dei film su questo tema, la pellicola rimane tuttavia profondamente ottimista: la giovinezza non è esemplificata unicamente dal bellissimo corpo nudo della Miss Universo Madalina Ghenea (che i due protagonisti guardano più con malinconico distacco che con volgare lussuria come vogliono suggerire alcune critiche), né può essere circoscritta ad una mera questione anagrafica. Il segreto di un’eterna fanciullezza per Sorrentino è invece tutto racchiuso nella capacità che si ha di guardare al futuro e di essere liberi, e si è liberi solo quando si è realmente spinti a realizzare i propri sogni, anche quelli più nascosti: è in questo che differiscono Fred e Mick, per i quali l’arte, rispettivamente la musica e il cinema, ha sempre avuto un ruolo predominante, e dalla quale dipenderà la propria sopravvivenza. E’ per questo stesso motivo che nel film ci sono dei vecchi giovani ma anche dei giovani vecchi, imprigionati nella propria esistenza e incapaci di guardare al proprio futuro.

Sorrentino style

Da un punto di vista formale, la messa in scena è, come sempre, puro Sorrentino style: composizioni ricercate, un impeccabile gusto estetico, e scene che si fissano nella memoria proprio come dei bellissimi quadri da cui non si riesce a staccare lo sguardo (su tutte quella in cui tutte le “donne” del regista, ormai avviato sul viale del tramonto, tornano a fargli visita su un campo incontaminato o quella in cui Michael Caine riesce a vedere una potenziale orchestra da dirigere anche in un pezzo di carta o nei campanacci al collo delle mucche in pascolo). I dialoghi brillano per spiritosaggine e in più di un caso si ride a scena a aperta, ma resta la sensazione che in qualche punto Sorrentino abbia tirato troppo la corda e ceduto ad un po’ di sano narcisismo stilistico, o piuttosto che abbia pagato lo scotto del voler strafare dopo la statuetta vinta lo scorso anno. In conclusione “Youth- La Giovinezza”, volendo restare in “tema”, è un ’orchestra il cui direttore, nonostante qualche piccola stonatura, ha ottimamente coadiuvato uno splendido coro di musicisti\attori, tra i quali spicca un solista d’eccezione: un perfetto Michael Caine, che ad 82 anni suonati si avvia a conquistare il suo primo riconoscimento personale a Cannes.

Crediti: web , Youth - La Giovinezza