L’officina della camomilla: Dentro la “Palazzina Liberty” di Francesco De Leo

L’officina della camomilla: Dentro la “Palazzina Liberty” di Francesco De Leo
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"Una mostra allucinatoria all'interno di un edificio abbandonato". Abbiamo chiesto a Francesco De Leo di raccontarci “Palazzina Liberty”, l'ultimo album de L’officina della camomilla.

Che cos’è la “Palazzina Liberty”, titolo e anima del nuovo album de L’officina della camomilla? Francesco De Leo ci ha consigliato un quadro di De Chirico per raccontarcela in modo suggestivo, accompagnandoci in una visita guidata tra le canzoni che compongono questo disco, le tante stanze che danno vita alla palazzina. Dopo la trilogia di “Senontipiacefalostesso”, quasi un voler vomitare tutti gli stimoli inglobati nei primi anni (come suggeriva la stessa immagine di sfondo caricata su YouTube), con quest’ultimo capitolo de L’officina, Francesco De Leo ha dato vita ad un lavoro più ricercato e ricco di contrasti, grezzo e raffinato. “Palazzina Liberty” è un album sui generis, ma in senso buono: non eccentrico e stravagante, ma il riflesso di una voce che mancava nel nostro Paese e che, come quest’ultimo disco ci conferma, risulta decisamente interessante.

Ci racconti per bene che cos’è la Palazzina Liberty?

(Consiglio un quadro di De Chirico che si chiama “il ritorno di Ulisse”). Essenzialmente si tratta di una mostra allucinatoria all'interno di un edificio abbandonato. In un futuro distopico, la Palazzina Liberty diventa una casa isolata per celebrare rituali. Restano solo le emozioni ricreate dalle droghe. Continui cambi di tempo fra corridoi obliqui e proiezioni sconnesse. Salti dimensionali fra infinite realtà. In questa Epoca borderline, si tenta il disperato contatto con la Natura Italiana, unica realtà andata distrutta per sempre. In un Bunker riadattato a Rave nelle foreste, il disco si sviluppa in capitoli/quadri che si osservano come ad una mostra. “Penelope” è Lsd che ricrea un sentiero della riviera ligure di levante. “Mio Fior pericoloso” è un'isola. “Ex darsena” è una zona morta della metropoli. “Soutine Twist” sono frammenti di ricordi di un rapimento. “Noise sull'oceano” tenta un ricollegamento impossibile con il mare. “Triangolo Industrial” è il suono dei percorsi dei treni e dei paesaggi devastati. Infine l'ultima apparizione nella grande sala del labirinto si manifesta sotto forma di “Dea”. Una dea dell'apocalisse. Che viene a donarci la morte del mondo reale, per celebrare finalmente il nuovo mondo illusorio.

Come si è evoluta L’officina della camomilla dopo gli ultimi cambi di formazione?

I dischi continuo a farli principalmente da solo. Stiamo preparando un live molto più strutturato, con musicisti miei coetanei che sono fantastici. Porteremo in tour anche il violino e saremo in sei sul palco.

L’officina della camomilla: Dentro la “Palazzina Liberty” di Francesco De Leo
L’officina della camomilla: Dentro la “Palazzina Liberty” di Francesco De Leo
Come sei cambiato tu dalle prime canzoni pubblicate su YouTube ad oggi?

Ho capito cosa vuol dire registrare in studio e produrre un disco. Una formazione musicale sicuramente più vasta.

Cosa fa Francesco De Leo quando non suona per L’officina?

Un cazzo, infatti ho necessità fisica ed economica di tornare sul palco.

L'officina della camomilla - Palazzina Liberty
L'officina della camomilla - Palazzina Liberty
In 3 anni hai scritto oltre 40 brani, una cifra notevole in un tempo relativamente breve. In genere come fai per scrivere una canzone?

No, negli ultimi tre anni avrò scritto massimo una decina di brani e l'album solista Soutine Twist; se si fa riferimento alla trilogia di Senontipiacefalostesso, sono tutti brani scritti tra il 2008 e il 2011. Non c'è un metodo preciso e generico per scrivere una canzone. Almeno non per me. Quindi, dipende.

Cosa racconta la foto scelta come cover del nuovo album?

È una foto che ho scattato in estate. Rappresenta l'inizio di un sentiero iniziatico.

Crediti: l'officina della camomilla